Giorgio Mottana, I CAMPIONISSIMI

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Giorgio Mottana, I CAMPIONISSIMI, Presentazione (pp. 5-7) di Luigi Gianoli, illustrazioni di Roger Barcilon, Milano, Mursia, 1972, pp. 270

Il Grande Torino - Gli Ascari - Beccali - Donald Campbell - Carnera - Carpentier - Comici - Consolini - Guerra - I Mazzola - Meazza - Nuvolari - Pelé - Pietri - Piola - Ribot - Sivori - Thorpe - Zatopek

Giorgio Mottana, classe 1924, Luigi Gianoli, classe 1918, Gianni Brera, classe 1919, Lino Cascioli, classe 1935, Bruno Bernardi, classe 1941: una generazione (abbondante) di scrittori di sport imparagonabili a quasi tutti gli epigoni odierni.

Su Mottana (laureatosi nel 1947 in veterinaria con una tesi sui cavalli purosangue, la prima volta nel 1956 e ancora dal 1961 alla “Gazzetta dello Sport”, di cui fu direttore dal 1973 al 1975) scrive Gianoli: “.. Perchè così nudo il suo discorso? E’ disadorno, ma volutamente, con una cura del vocabolo che incanta e con una semplicità d’esposizione che finisce per aderire al carattere del personaggio e al sapore dei fatti così da darci l’impressione d’esser lì presenti alle vicende stesse. Non trovate mai ombra d’artificio perché si tratta di sincerità di narratore e di autenticità d’informazione a tutta prova... Mottana arriva attraverso i fatti al personaggio, distaccato per orrore dell’aggettivo, dell’orpello, ma in realtà innamorato della gente, sino a ‘sentirne’ profondamente l’umanità e il destino che, per quasi tutti, è tragico”: Presentazione, cit., pp. 5-6.

<Un grande temerario> “.. Quando lo zio Giuseppe, stanco di far il corridore ciclista, si dedicò al commercio delle automobili, la prima che gli portò a casa, una Hummobile, fu naturalmente perché Tazio ci montasse e la provasse. Di motori s’era già fatto una cultura, con la moto aveva assaggiato l’alta velocità, fu un passaggio quasi naturale. Da allora e per tanti anni Tazio Nuvolari si sarebbe diviso tra moto e auto anche nella carriera agonistica.. E a vent’anni non gli capita, arrivato a Milano, di passare dinanzi a un’officina nella quale ci sta, smontato a pezzi, un Blériot, sicchè gli vien voglia di comprarlo. Due giorni impiega a rimontarlo con l’aiuto d’un meccanico del paese, tale Poletto Rossini.. Partirà da un tetto.. Il Blériot scarrucola tra un sinistro rumore di ferraglie e di tegole macinate, si stacca, ma punta su un pagliaio e a muso in giù vi si conficca, le paglie prendono fuoco: avrà solo una spalla slogata.. Mentre s’impone Nuvolari, spunta il nuovo astro Achille Varzi, che non a caso quell’anno aveva vinto il titolo motociclistico nazionale. Il duello ci fu il 29 giugno 1924 sul circuito del Lario.. Fu dodicesimo e Varzi primo. Perse la vittoria, ma conquistò la folla con la sua audacia. Infilava le discese tortuose del Ghisallo spesso senza azionare i freni ma aiutandosi coi gomiti o con le ginocchia imbottiti ai muri e agli spuntoni della roccia per svoltare..A Pau, durante le prove, gli prese fuoco il serbatoio del carburante e lui non se n’era accorto perché al vento della corsa, alla velocità di 160 all’ora, le fiamme s’allungano dietro con una coda di fuoco. Quando dai boxes gli diedero l’allarme, decise che non avrebbe potuto rallentare, né tantomeno fermarsi, senza che le fiamme avvolgessero del tutto macchina e pilota. Non restava che gettarsi fuori della vettura al primo rettilineo confidando nello stellone. Così fece: se la cavò con la commozione cerebrale e le solite fratture.. Un’altra guerra che l’età gli risparmiava e subito dopo nel 1946, benché avesse già 53 anni, era ancora al volante d’una macchina da competizione.. Troppi anni di carriera gli avevano rovinato i polmoni: soffriva di intossicazione polmonare da vapori di carburante.. Ne aveva sessantuno quando, dopo più ricadute del male che l’affliggeva, si spense nella sua casa a Mantova. Lo rivestirono della sua maglia gialla, dei calzoni azzurri, gli rimisero il famoso casco bianco. Sul petto la tartaruga d’oro, omaggio di un ammiratore, Gabriele d’Annunzio”: pp. 158-166.

Anche i campionissimi (pare) erano d’un’altra razza.