Roberto Gotta -LE RETI DI WEMBLEY

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Roberto Gotta - LE RETI DI WEMBLEY - Viaggio nostalgico nella Londra del calcio, foto n. t., prefazione di Massimo Marianella, Libri di Sport, 2005 (1a ediz. 2003), pp. 255

Viaggio nel calcio londinese, suddiviso per squadre:
Leyton Orient
Queens Park Rangers
Brentford
Chelsea
Arsenal
Tottenham Hotspur
Fulham
West Ham United
Wimbledon
Millwall
Charlton Athletic
Watford
più minori.

Dodicenne, non poteva restare “senza l’unica boccata d’aria della settimana, quei tre minuti in bianco e nero sulla televisione svizzera di azioni d’un paio di partite [di Premier League, ndc], che bevevo e assorbivo come una spugna.. Registravo persino l’audio di quelle immagini nel vecchio e mastodontico mangianastri che ponevo accanto al televisore, e nei giorni successivi cercavo di capire cosa dicesse il commentatore inglese che si sentiva in sottofondo alla descrizione del compìto svizzero che narrava le azioni”: p. 58.

A partire dalla metà degli anni Ottanta, Gotta (Torino, 1969) ha moltiplicato gli atterraggi in Albione, per effettuare ricerche su piazza (“.. la memoria ce l’ho solo delle cose, non che ho letto, ma che ho visto”: p. 63) o per visionare qualche partita del Campionato amato.

Di questi itinerari, in cui “si sono sviluppati molti dei miei sensi sportivi” [espressione davvero memorabile!, ndc] e, nei luoghi deputati, seguiti “.. guardandomi intorno come un bambino in un negozio di giocattoli”: p. 157; o tenendo, “per la frenesia di gustarmi tutto il panorama, ruotata la testa intorno a me come la ragazza dell’Esorcista”: p. 173, cito quello “per i due stadi del Millwall, quello (New Den) che esiste in metallo e cemento e quello (The Den) che sopravvive nella memoria: "quando ti desti dal ricordo vedi che non c’è più nulla, che sul luogo sacro del The Den han costruito un villaggetto di villette modeste ma ben fatte, decorose.. Io non ho mai visto una partita al The Den e questo mi mancherà per sempre,.. ho solo visto in televisione lo scempio che i tifosi avevano fatto per l’ultima gara, quando l’addio al vecchio stadio, che era scomodo, malfatto, irregolare e asimmetrico ma proprio per questo unico, s’era trasformato in una cerimonia funebre come quella degli adoratori di Zoroastro che nella città persiana di Yazd ponevano i cadaveri sulla torre più alta, perché gli avvoltoi ne impedissero la contaminazione con la terra.. Quel giorno i tifosi del Millwall smembrarono l’impianto, e pochi capirono che quei gesti e quei tumulti erano un segno d’amore ruvido, l’eutanasia che il padre procura al figlio per non saperlo fiaccato da forze aliene al ‘patto di sangue’ della famiglia.. Dal vecchio The Den al nuovo Den ci sono a malapena ottocento passi di camminata normale e il nuovo Den è una scatolina pulita.. anche se tutti sanno che può esser un posto intimidatorio perché l’esser Millwall - nonostante tutto - prescinde dai luoghi”: pp. 212-214.

Avversione per “il troppo becero e mediterraneo e levantino” (lenzuolate di striscioni, fumogeni, tamburi e petardi) tifo italiano: p. 20 e passim; i manufatti dell’architetto scozzese Archibald Leitch (1865-1939: al Mondiale ’66 sei su otto i suoi stadi impiegati): le stands e le terraces al Craven Cottage di Fulham, al White Hart Lane di Tottenham, allo Stanford Bridge del Chelsea, all’Anfield del Manchester United, al Goodison Park del Liverpool: p. 142 e passim; questo audace inciso: “.. Non ricordo minimamente quali schemi e formazioni avessero, Crystal Palace e Middlesbrough, a parte il fatto che ho sempre avuto il sospetto che non ce ne siano mai stati, nel calcio inglese, e mi va bene così”: pp. 173-174; “l’applauso antico quando si guadagna la rimessa laterale, vecchia e onorevole tradizione inglese”: p. 249; a High Barnet, la straordinarietà del campo in discesa [del Barnet: nel 1991, una prima storica promozione nella Football League], un dislivello di parecchie decine di centimetri... ma nessuno s’è mai lamentato perchè all’intervallo si cambia e tutti giocano 45’ in salita e 45’ in discesa”: p. 242; ma il tema primario è “.. il concetto di topofilia elaborato da uno studioso a proposito dell’attaccamento che i veri appassionati provano nei confronti del luogo dove il loro club ha le radici, dove risiede immoto il loro genius loci. Anche se tutte le squadre inglesi e londinesi s’erano in realtà trasferite nel luogo attuale da altre zone, che a loro volta potevano esser considerate il ‘topos’ originale e violato e delle quali nessuno si ricorda”: pp. 221-223.