Angelo Rovelli, IL ROMANZO DEGLI STRANIERI

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Angelo Rovelli, IL ROMANZO DEGLI STRANIERI, prefazione di Gino Palumbo, foto in b.n. e a c. n.t., in calce, tavola sinottica: Gli stranieri in Italia dalle origini al 1984, Rizzoli - La Gazzetta dello Sport, 1985, pp.192

Nella generazione (abbondante) dei Mottana (1924), Cascioli (1935), Bernardi (1941), Gianoli (1918), Brera (1919), innovatori in diversa misura a livello di lingua, ma ugualmente gelosi e concentrati sulla notizia, rientra anche Angelo Rovelli (Milano, 1919).

Assunto nel 1945 al Corriere della Sera, collabora successivamente a Milano Sera, che lascia per contribuire al successo de Lo Sport, settimanale diretto da Emilio De Martino. Assunto dalla Gazzetta dello Sport nel 1952, diventa capo servizio della rubrica calcio nel 1957 e nel 1960 è chiamato a dirigere Lo Sport Illustrato sino al 1968. Rientrato alla Gazzetta, vi svolse attività d’inviato e d’articolista.

La trascrizione fedele della descrizione (in stile para-futurista) d’un suo anonimo ammiratore e pubblicata su un giornale dell’epoca: “..Come giocava Libonatti? Fermo in mezzo al campo, all’aspetto indifferente, sembra un tondo borghesuccio che aspetti un sigaro avana da evadere in lente spirali di fumo. E’ un giocatore a linee curve, naso, ventre, gambe. Tutte le curve ecco si animano quando la sfera di cuoio s’avvicina. Il gioco dei riflessi è vertiginoso e sapiente, finchè la palla infila il suo esatto itinerario”: pp.18-19.

“..Nato in Francia da genitori ungheresi, Stefano Nyers aveva corso l’avventura d’un espatrio clandestino per giungere a Praga dove un emissario dello Stade Francais lo portò a Parigi. Quell’emissario era un ancor giovane Helenio Herrera”: p.55.

“Quando Skoglund lasciò l’Inter dopo nove anni, passò alla Sampdoria e Franco Morini, che cominciava allora la carriera, ricorda d’averlo visto sovente entrare in campo con una piccola bottiglia di whisky che collocava a fianco della bandierina del corner, Siccome i calci d’angolo li batteva lui, si chinava fingendo d’allacciarsi una scarpa e intanto ingollava una buona sorsata”: pp.74-75.

“..E ancora ecco [Vicenza, fine anni ’50, ndc] approdare l’olandese Klujver, il cui nome di battesimo, Piet, era trasformato dai tifosi vicentini, spazientiti dal suo nullismo, in ‘pietà’. Quanto all’jugoslavo Bora Kostic, il suo ingaggio fu deciso a bordo d’un motoscafo al largo di Jesolo. C’erano i dirigenti del Vicenza e c’era lui - Kostic -, il quale, per esibirsi, lanciò in alto una moneta, la fermò alzando un ginocchio, la riprese al volo e di tacco la fece cadere nel taschino della camiciola”: p.126.

“..Dietro a Sivori c’è Amarildo. Non come popolarità, non come statura tecnica, non come personalità calcistica: il secondo posto riguarda le giornate di squalifica rimediate dal brasiliano: trentadue in 9 stagioni italiane: in altre parole, Amarildo ha giocato…una stagione in meno”: p.151.

Prima del trasferimento di Boskov e Veselinovich alla Sampdoria, degli slavi erano approdati, nel 1948, al Napoli Suprina, al Venezia Nicolitch e Golob, il quale fu poi mezz’ala titolare nel Vigevano, Serie.C 1951/‘52 (presidente Mario Masseroni, figlio di Carlo Rinaldo, il presidente dell’Inter), che vinse il proprio girone, contro Pavia, Pro Vercelli, Lecco, Biellese, ma non emerse nel girone finale, conquistato dal Cagliari che finì in Serie B”: p.141