Luigi Gianoli - WAGNER

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Luigi Gianoli - WAGNER, Brescia, La Scuola, 1956, pp.189

Le notizie come  un romanzo: “Nei moti dei primi di maggio 1848 a Dresda, questo rivoluzionario di cartone, questo ‘petroliere’ [rivoluzionario incendiario e devastatore, ndc] di stoppa, non ebbe mai coscienza degli errori commessi, poiché, caduta Dresda in mano alle truppe prussiane, accompagnò Minna a Chemnitz per tornare a Dresda e rifuggirsene in carrozza insieme a Heuben, Bakunin e Rockel, capi del governo provvisorio. Se non fosse stato per il cognato Wolfram, egli si sarebbe beatamente esposto all’arresto e alla condanna non per eroismo, ma per paura e serena incoscienza. E mentre i tre venivano arrestati in una stanza d’albergo (e in seguito condannati a morte), Wagner, un poco impressionato dalle parole del cognato, cercava rifugio a Weimar presso Liszt, la cui ospitalità proverbiale gli avrebbe assicurato i mezzi d’esistenza finchè la tempesta non fosse passata..Mentre si impegnava a fondo per conquistare la gloria a Wagner, Liszt si preoccupava anche di far partire l’amico in modo che egli potesse raggiungere la Svizzera...Così Wagner, sotto falso nome, braccato, affrontava la via dell’esilio, senza tuttavia rendersi conto della drammaticità della situazione in cui s’era scioccamente cacciato e senza provare né amarezza né timore. C’era Liszt che vegliava per lui e la sua gloria”: pp.87-89.

E la critica musicale: “..La’Tetralogia’ costituisce un mondo meraviglioso poetico e concluso del quale la nostra cultura oggi non potrebbe più far a meno. Attraverso 190 temi musicali, figure e idee drammaticamente contrapposte si esprimono con penetrante forza e chiarezza. Questi 190 temi procedono chiari e riconoscibili come altrettanti personaggi, alcuni principali, altri secondari, attraverso un uso speciale e una tecnica sempre più raffinata e conscia, che imprime risonanze e potenza prospettica e poetica a tutta l’azione, creando il corpo dell’immensa fiaba nella quale si succedono, con riguardosa lentezza, emozioni e sensazioni prodigiose”: pp.110-111.