Giorgio Gandolfi -I RE DEL FOOTBALL

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Giorgio Gandolfi, I RE DEL FOOTBALL - Biografia tecnica aneddoti di 30 grandi campioni, prefazione di Nando Martellini,  foto in b.n.n.t., Torino, MEB, 1° ed., 1973, pp.230

Altafini Beckenbauer Boniperti Charlton B. Cruyff Di Stefano Eusebio Facchetti Garrincha Jairzinho Kopa Matthews Mazzola S. Mazzola V. Meazza Moore Muller Netzer Nordhal Parola Pelé Piola Puskas Riva Rivera Santos N. Schiaffino Sivori Yachine Zamora

Gandolfi alterna (senza mostrare preferenze particolari per gli uni o gli altri)  rilievi tecnici: “..Bobby Charlton, quando la sua Nazionale ha ‘dovuto’ vincere i mondiali del 1966, ha modificato la natura del suo gioco, adattandosi a schemi imposti dagli avversari, cercando a sua volta controschemi in grado di ridare slancio alle azioni sue e dei compagni”: p.124; aneddoti: “..Raccontano che Nilton Santos venne scoperto in modo singolare. Non si presentò al servizio di leva. Preferiva giocare a calcio nelle ‘praias’. Le autorità militari però seppero scovarlo e lui finì in galera. Ebbe la fortuna d’andare in un carcere il cui direttore era un patito del calcio, un supertifoso del Botafogo di Rio, che lo segnalò alla società”: p.104; “..Beckenbauer è troppo perfetto, troppo gentleman, il primo della classe: alla televisione parla in modo ricercato, usa termini come ‘stress’, ‘introspezione psicologica’, non può riuscire simpatico a tutti”: p.181; “..Netzer, dopo dieci anni nel Borussia Moenchengladbach, si decise a passare al Real Madrid soltanto quando fu ben avviato il giro d’affari: il ‘Lovers Lane’, una raffinata discoteca in cui lavorano dodici persone, tra cui due italiani; un’agenzia di pubblicità e una d’assicurazioni; e, nell’edilizia, la costruzione d’un palazzo di 18 appartamenti”: pp.188-189; “..Nel 1969 la motivazione dell'assegnazione del ‘pallone d’oro’, messo in palio annualmente dalla rivista ‘France football’, a Gianni Rivera, era ricca di retorica (quasi intrisa d’invidia): ‘In un football troppo realista  - diceva - assai sordido, perfino cattivo, un football da choc per i troppi dubbi di doping che lo avvolgono e per i premi in denaro che ne deformano la verità, il capitano del Milan è il solo a dare ancora un senso di poesia a questo sport. Come Oscar Wilde, egli ricerca il lato estetico più che il risultato'..”: p.203; e pezzi di colore: “..Per Pelé siamo al 45’ del secondo tempo ma smettere è difficile. Gli è rimasto soltanto lo stile, come alle belle donne invecchiate o agli scrittori che non hanno più nulla da dire. Si muove sul campo con  precauzione, passeggiando. Ogni tanto ha un lampo d’estro e concentra in pochi secondi di finte, salti, colpi di tacco, il repertorio che per quattordici anni l’ha reso famoso nel mondo. Poi riprende con prudenza la passeggiata. Quando la partita finisce, sulla sua bianca divisa del Santos - i calzoncini, la maglia, i calzettoni - non c’è il segno d’una caduta o d’uno scontro e se ne va immacolato e sorridente come nel finale d’un carosello di detersivi..” [citazione da Giorgio Fattori]: pp.147-148