Giorgio Gandolfi, ARGENTINA ’78

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Giorgio Gandolfi, ARGENTINA ’78 - Le grandi Nazionali di calcio dal 1930 ad oggi, prefazione di Nando Martellini, 120 foto in b. n.n. t., Torino, MEB Editrice, pp. 240

La cattiva prestazione dei sudamericani e in particolare dei brasiliani ai Campionati del mondo 1934 fu dovuta soprattutto al fatto che vi andarono quasi tutti i numeri due: perché? Per il semplice motivo che memori di quello che era successo all’Argentina e all’Uruguay, che dopo i mondiali avevano perso i loro pezzi da novanta, ingaggiati da club italiani, anche i brasiliani non vollero farsi prosciugare il pozzo: p. 34.

Il Nottingham Forest vanta tre importanti innovazioni calcistiche: nel 1888 fece sostituire per la prima volta la bandiera dell’arbitro con un fischietto; nel 1890 il suo capitano Widdowson inventò i parastinchi; l’anno dopo sul suo campo il Nottingham usò per la prima volta le reti nella porta: p. 52.

Durante uno studio inizio anni '70 compiuto dai tecnici magiari Arpad Csanadi e Jozef Bukovic nonchè dal nostro Alfredo Foni i tecnici appurarono per quanto tempo il calciatore tiene la palla sotto il suo diretto controllo, cioè corre con la palla al piede, scarta un avversario, due, tre e non la perde. Il risultato ha dato che per ogni partita, in media, la palla rimane fra i piedi di:
Puskas 2'16"5/10
Hidekguti 1'23"5/10
Wright 1'05"
Ocwirck 1'55"
Schiaffino 1'51"
Giocatore di media classe dai 50" a 1'.
Da questi dati è stata poi ricavata la "velocità di smistamento". Ecco i tempi:
Puskas 1"8/10
Hidegkuti 1"8/10
Wright 1"2/10
Ocwirck 1"5/10
Schiaffino 1"2/10
Giocatore di media classe circa 2"

Proprio così: nei 90' minuti di gioco un calciatore di primo piano, un interprete principale, recita per 2' o per 2'30" al massimo, gli altri prendono la parola per 1' o per 1'30" quando sono già elementi di levatura soddisfacente: p. 90.

1962. La fugace apparizione di Helenio Herrera, al quale in teoria secondo accordi presi con Pasquale sarebbe toccato il compito di guidare gli azzurri in Cile. Herrera scomparve dalla scena esattamente il 14 marzo quando non si presentò sulla panchina di San Siro dove la Nazionale affrontava in amichevole il Benefica. Via libera dunque a Mazza e Ferrari: pp. 113-114.

Alla vigilia dei Mondiali ’62, i giornali cileni erano impegnati in una squallida campagna denigratoria contro ciò che era italiano, in reazione a due pezzi ritenuti infamanti dei giornalisti italiani Antonio Ghirelli e Corrado Pizzinelli: una buona carta in mano alla stampa cilena per scatenare le ire del popolo, con il Cile e l’ Italia nello stesso girone.

Maldini: “In Cile, un incubo”.

“.. Ci mandavano in giro a portare corone di fiori e di alloro, ma non serviva a nulla. Ricordo un giorno, tutti noi compunti, col paletot blu, seri, compresi, attorno ad un grande monumento in mezzo ad una piazza. Giù la corona, qualche momento di raccoglimento, non so nemmeno a chi fosse dedicata quella colonna. Attorno a noi una scena grottesca, un carosello di macchine, dalle quali spuntavano centinaia di teste che ci salutavano con le pernacchie”: pp. 116-118 e p. 130.