Fulvio Bernardini, DIECI ANNI CON LA NAZIONALE

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Fulvio Bernardini, DIECI ANNI CON LA NAZIONALE, prefazione di Carlin, foto in b.n.n.t., Roma, Casa editrice Gismondi, 1946, pp.239

Antefatto stretto del 'decennio' 1922-1932 dell’autore, acculturato (è stato un bocconiano) e 'piedi buoni' (“..Il particolare più interessante di questa gara ['Rappresentativa di Stoccolma' - 'Rappresentativa italiana', incontro di contorno a Svezia - Italia del 18.7.1926, ndc]  fu dato dal debuttante terzino Zanello che in novanta minuti di giuoco riuscì a tenere in campo tutti i palloni da lui giocati, e molti anche in posizioni difficili, vicino alla linea laterale”: p.106)  sono “gli ultimi anni del calcio eroico”: p.5.

“..Per noi che ci recavamo a piedi in luoghi dell’allora lontana periferia per un divertimento che ci pagavamo di tasca nostra, il giuoco era fine a se stesso; non vedevamo in esso una creatura da curare e da far grande, per poi pretendere che ci desse da vivere..Chi aveva  mai sentito parlare di stipendi, di premi partita, di vagoni-letto? Anche una semplice richiesta di rimborso spese di...viaggio da casa alle ‘Rondinelle’, alla ‘Madonna del Riposo’, ai ‘Cessati Spiriti’ (poi ‘Velodromo Appio’) ci sarebbe apparsa ridicola e poco dignitosa”: pp.5-6.

Dalla Lazio (a partire, a 14 anni, dal 1919, come portiere, poi centravanti, poi centromediano), quando,  nel 1925,  scopre che solo lui vi giocava per la gloria, tutti gli altri erano pagati, passa all’Inter, che lo impiega come centravanti [vedi la foto] e alla  Roma, da centromediano, dal 1928 al 1939.

Bernardini riattizza la polemica in occasione dell’Olimpiade di Amsterdam del 1928: “La questione del professionismo era complessivamente una burletta.”: p.168.

Conti e Libonatti, tacciati di professionismo, restano a casa.

“..Conti e Libonatti professionisti? Certo. Ma noi tutti  che avemmo la fortuna d’essere scelti da Rangone cosa eravamo? Come guadagnavamo la nostra vita? Sul posto, i dirigenti che avevano avuto la magnifica idea, furono costretti a pentirsi assai dell’avventata decisione”: p.168.

A tanta ipocrisia, nel ’30, Jules Rimet pose alfine  rimedio istituendo i Mondiali per nazioni; a sua volta, il ‘Fuffo’ nazionale è "stato per anni dentro al calcio ricevendone il minimo per vivere, mai per diventare ricco”.

 

 

 

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