Vladimiro Caminiti, JUVENTUS JUVENTUS

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Vladimiro Caminiti, JUVENTUS JUVENTUS - Dizionario storico romantico dei bianconeri, prefazione di Gian Paolo Ormezzano, foto in b.n.n.t., Edizioni Elle, 1977, pp.256

Come nel suo “Il romanzo del calcio italiano”, in “Juventus Juventus” (passerella per ordine alfabetico di giocatori, giornalisti, allenatori e dirigenti subalpini ‘pionieri’ e attuali) Caminiti si conferma essere, con Brera, l’altro Grande Commosso dal calcio.

Qualche cameo: <Depetrini Teobaldo, 1913 Vercelli, Mediano destro, presenze 336, Azzurro 12 volte> “Una volta nelle squadre di calcio il lavoro non si distribuiva. Non lavoravano tutti..Una volta, nelle squadre di calcio, dovevano correre in pochi, perché mediocri, perché comandati di correre e basta..’Mi sono sempre chiamato Baldo, precisi per favore’ - mi disse Depetrini una mattina, a casa mia, era in pastrano nordamericano dal nome del famoso generale [Montgomery, ndc], vendeva scatolette, era un muro cadente, non aveva più niente del suo passato di calciatore e i suoi occhi verdi erano gonfi di tutto ma non di speranza..’Avevo giocato in serie A con la Pro Vercelli i campionati del dal ’31 al ’33. Mi facevano marcare Orsi e io gli rendevo la vita difficile. Non m’incantava quello, non m’ha mai incantato. Non abboccavo alle sue finte..Una vita poi ho giocato con la Juve, 16 anni consecutivi, dal 1933 al 1950..Però non ho guadagnato molto, era diverso ai miei tempi. E con la guerra di mezzo..’. Il calcio dava a pochi, togliendolo anche a quelli come Depetrini. Orsi lo pagava anche Mussolini, Depetrini no”: pp.106-107.

<Furino Giuseppe, 1946 Palermo, presenze 200 e sgg.> “..Tutti i campioni hanno alti e bassi meno Furino. Furino è sempre basso per questo, antiestetico, la voce rauca d’un sacrestano, somiglia a un cavallerizzo, ma comincia la partita  e le prospettive cambiano, lui cresce ed avanza, gli avversari rinculano..Non gli regalo niente, ricordo, corre come un emigrante, senza fermarsi mai, senza stancarsi, per non saper far altro, non s’umilia davanti a nessuno, irride agli assi con un colpetto di palla passante, è già dall’altra parte, ha crossato in qualche modo, non è vero come scrive giovannibrerafucarlo che non sa giocare..Si bada alle  apparenze, si confonde lo stile con la classe..”: p.116.

<Morini Francesco, 1947 Metato (Pisa) - Stopper, presenze 202 (a tutto il1976)> “Poi, il mondo s’è dovuto stringere, i centromediani in frac camminando o correndo se ne sono iti dietro l’ultima nuvoletta. I maghi o strateghi hanno fabbricato il giocatore tutto per la difesa, votato altresì alla marcatura di natica e di gomito, biondo e bello, brutto e secco, non sfuggirà al cicchetto arbitrale..Lo lanciò Ocwirk nella Sampdoria. Aveva tutto meno la tecnica..Colpiva effettivamente di caviglia, disse giusto Carniglia quando se lo trovò alla Juventus. Ma Morgan aveva dentro il segreto, allenandosi con dedizione, rispettandosi come un anacoreta, nasceva lo stopper che risolveva il più grave problema del mago di turno, la marcatura dell’asso del gol. Lo chiude, lo emargina, lo annichilisce. Il duello era una partita a sé, vi convergevano le folle deliziandosi nelle mischie. Era rigore quell’irruzione tra palla e piede portante? Era fallo quella spallata troppo maschia? E quell’intervento in spaccata? Si poteva fermare Luison Riva negli anni ruggenti? Morini riuscì a fermare anche Riva..E verso i trent’anni è riuscito a domare quello spiritello maligno ballonzolante col pallone di cuoio, acquistando tocco e perfin battuta, riuscendo a districarsi dalla mischia ed a giocare a tutto campo. Quando si dice la volontà”: pp.165 e 166.