Massimo Novelli, BRACCONIERI DI STORIE

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Massimo Novelli, BRACCONIERI DI STORIE - Lettere fra Giovanni Arpino e Osvaldo Soriano, Prefazione di Massimo Novelli, Torino, Spoon River, 2007, pp.109

Nel giugno 1976, approfittando dell’occasione offerta dal match di pugilato di Montecarlo tra Monzon e Valdez, seguito in veste di cronista sportivo, Soriano sbarca in Europa, col vero scopo di evitare il carcere e la morte per mano della Giunta militare.  

Solo nel marzo 1977, in esilio a Bruxelles, ha modo di leggere la positiva recensione (“E’ un racconto perfetto”) del suo primo romanzo, “Triste, solitario y final”, che Arpino, nel novembre 1974, aveva fatto uscire sulle pagine culturali de “La Stampa” e di cui il 3 aprile lo ringrazia.  

Alle lettere di Soriano (17; 8 quelle di Arpino: s’interrompono, per il primo, il 24.12.1984; per il secondo, il 20.10.1980) fa difetto il “realismo ingenuo” (p.90) dei romanzi: di più, ne emerge un Soriano acido e vendicativo: “  Dopo aver messo su [a Buenos Aires, nel 1982, ndc] la redazione d’un settimanale di notizie, ho avuto una discussione con il direttore e me ne sono andato sbattendo la porta”: p.91; “..Qualcosa s’è deteriorato seriamente nell’Einaudi da oltre un anno. Non so cos’è, ma le cose non sono come prima..Insomma una merda”: pp.82-84.

Accomuna Soriano e Arpino “un certo modo di vivere nel mondo da cani sciolti”: Prefazione, p.18.
“..Un forte abbraccio e i miei migliori auguri per il ‘Fratello italiano’ [di Arpino per la Rizzoli, 1980, ndc]. Bel titolo perché è semplice e suggestivo. Osvaldo” (p.84). ‘Semplice e suggestivo’ come la sua narrativa.