Antonio Barillà, LUCENTISSIMO L’OPPOSTO CUOIO DELLE SCARPE E DELLA TESTA

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Antonio Barillà, LUCENTISSIMO L’OPPOSTO CUOIO DELLE SCARPE E DELLA TESTA - piccole storie all’alba del calcio, Prefazione di Fabio Monti, Milano, sedizioni, 2008, pp.133

Barillà, 42 anni, è vicecaporedattore del Corriere dello Sport-Stadio.
<’Divisa 3’: con  indicazione della fonte e del relativo numero di pagina>:  
“Ritratto dei calciatori del Padova invitati a una cerimonia su ‘Il Veneto’ del 3 novembre 1927.
‘Magnificentissima era la brigata. Lucentissimo l’opposto cuoio delle scarpe e della testa.  
Le undici cravatte sfioccavano nell’immacolato Solino frusciando lungo le seriche camicie.
L’abito, di linea impeccabile, cangiava come il colore delle tortore’”: p.39.

<’Scudetto negato’: senza indicazione della fonte e del relativo numero di pagina>: “..In realtà, il titolo di campione d’Italia viene già messo in palio due anni prima a Torino.  
Dal 6 all’8 settembre 1896, nell’ambito di un concorso ginnastico interprovinciale, la città veneta ha infatti ospitato la Prima gara internazionale [sic, ndc] di giochi. E fra tali giochi, alla voce ‘e’, c’è il calcio. Sul gradino più alto del podio sale la Società Udinese Scherma e Ginnastica, trascinata dal capitano Antonio Dal Dan. Alla manifestazione, mai riconosciuta dalla Federazione perché antecedente alla sua nascita, hanno preso parte anche Turazza Treviso e Società Ginnastica Ferrara...L’Udinese viene premiata con un gonfalone di seta bianco con frange e iscrizioni in oro”: pp.28-29.

<’La prima volta della Nazionale’: s.i.d.f.e.d.r.n.d.p.>: “..I convocati si ritrovano alla stazione di Milano, soltanto Rizzi e Calì sono già stati all’estero. Molti indossano vestiti presi a prestito, ci tengono a non sfigurare. Uno, addirittura, sfogg un’uniforme senza stellette..Accanto ai binari, c’è un ponticello di valigie, molte sono vecchie, legate con lo spago. Una, in particolare, incuriosisce: quella del mediano Trerè, talmente panciuta da non entrare nella reticella del vagone di terza classe. I compagni di squadra chiedono il contenuto, lui prova a glissare ma si arrende in fretta. La apre con aria soddisfatta ed estrae bottiglie, scatole di conserva e salami. S’è rifornito dal droghiere sotto casa, segnando tutto sul conto di famiglia. Il banchetto viene celebrato in un attimo, il tratto Milano-Venezia scivola via tra assaggi e bevute. Nella città lagunare, la comitiva si trasferisce in piroscafo, ma la bora, alzatasi all’improvviso, impone di riprendere il treno a Trieste. La valigia di Trerè, ormai, è vuota e lo spuntino non ha placato la fame. L’accompagnatore Baraldi fa quindi più volte i conti e decide d’offrire un pasto al vagone ristorante.
Le autorità sportive ungheresi aspettano alla stazione di Budapest, ma la comitiva italiana sbaglia e scende in uno scalo secondario. Nessuno parla ungherese: qualche domanda smozzicata in tedesco permette di raggiungere lo stadio appena in tempo. A Fossati, mentre prova, si rompe una scarpa: naturalmente non possiede ricambio ed è costretto a giocare con calzature da passeggio”: pp.16-17.