Paolo Facchinetti, LA GRANDE AMBROSIANA

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Paolo Facchinetti, LA GRANDE AMBROSIANA (1928-1945) - L’Inter di Meazza contro Juve e Bologna: storia e numeri di uomini e fatti leggendari, foto in b.n.n.t., Empoli, GEO Edizioni, 2001, pp.1-98; Appendice statistica: pp.99-139

Classe 1938, bolognese, è stato direttore del Guerin Sportivo e per qualche anno ha diretto, alla Conti editore, la divisione libri, tra cui l’Almanacco del Ciclismo. E’autore d’una decina di volumi.

Quasi coetaneo di Giorgio Gandolfi, Bruno Bernardi, Lino Cascioli e Vladimiro Caminiti, come avviene con loro e, in tempi più remoti, con Artioli, Gianoli, Mottana, Colalucci o Rovelli, Facchinetti “è un libro aperto”, nel senso che, del vaglio delle fonti scritte e orali (qui Guerin Sportivo, Calcio Illustrato e carte federali in primis), niente di utile si perde.

Dal piede di Meazza: “..Il grande malato sollecitava la fantasia dei giornalisti e dei tifosi. Alcuni lo paragonavano ad Achille o ad Orione, l’uno colpito al tallone da una freccia, l’altro ferito da uno scorpione..Stette quaranta giorni all’Hotel Vittoria di Nervi, sottoponendosi ogni giorno alle pratiche d’una maga, certa Amelia da Genova..Meazza usciva dalla seduta con Amelia e correva al mare a mettere la sua gamba al sole. ‘Il piede era gonfio e lucido d’unti’, constatavano i giornalisti.  Un giorno espresse il desiderio di giocare a tennis..Il proprietario dell’albergo allertò immediatamente un gruppo d’operai. Che si misero al lavoro, livellarono un piccolo tratto di terreno lì nei pressi, misero la rete e quindi con orgoglio corsero da Meazza a dargli la notizia”: pp.72-73; alla “riesumazione” di Piero Antona, ala, ceduto all’Ambrosiana 1935-36 dalla Vigevanesi: “..25 anni; dopo due campionati in nerazzurro in cui aveva giocato scampoli di partite adesso s’era guadagnato la fiducia del tecnico [Castellazzi, ndc]”: p.29: ceduto a fine stagione 1936-37; di Piero Colli, ala  - il popolare “Pierinin” tuttora vivente - passato ai nerazzurri nel torneo 1937-38 dalla Vigevanesi: quattro presenze, ceduto a fine stagione; e di Pietro Miglio, portiere (Trinità, CN,1910) che fece il percorso inverso: arrivato ventenne all’Ambrosiana nella stagione 1930-31, conclude la carriera nel Vigevano 1945-46 in B: pp.52-66; al “calcio di guerra”: “..Squadre improvvisate, società mimetizzate sotto nomi diversi da quelli originari, tornei allestiti dall’oggi al domani. Nell’Italia repubblichina il fantasma della federazione aveva autorizzato le società affiliate ad ingaggiare chiunque avesse il nullaosta da giocatore, non importava a chi ‘appartenesse’ realmente. [Sospesi i Campionati Nazionali, in occasione d’uno dei tornei a carattere regionale, il “Torneo Benefico Lombardo” del 1945, che si conclude con la vittoria del Como a 32 punti, seguito dal Novara a quota 28, quindi da Pavia e Vigevano con 25 punti, il Vigevano vanta in formazione Eusebio Castigliano e Riccardo Carapellese: DENIS ARTIOLI, Giovani da settant’anni, Storia e leggenda del Vigevano dalle origini ad oggi, Edizione fuori commercio in tiratura limitata a 1000 copie, Como,Tipografia Commerciale Primi, 1992, pp.1-84, I-CIII, p.30, ndc, vedi le foto]. Così la maggior parte dei giocatori cercò d’avvicinarsi a casa o di trovare lavoro in città distanti dai percorsi dei tedeschi in fuga. Il calcio del 1944 mise in campo 75 squadre, 520 partite, 1400 giocatori, 163 arbitri. Piola aveva trovato posto nel Torino Fiat, Meazza come allenatore-giocatore nel Varese..Rosetta e Luisito Monti trovarono lavoro alla Biellese come allenatori,..Serantoni al Suzzara..Fulvio Bernardini al Mater GS Roma, Ottavio Barbieri (quello che nel Genoa aveva introdotto il ‘sistema’) nel 42° Corpo Vigili del Fuoco GS La Spezia.

Fu proprio questa squadra ad aggiudicarsi lo scudetto di guerra, nel luglio 1944, al termine d’un torneo a tre con Venezia e Torino disputato a Milano: p.96.

L’Ambrosiana, nata nel 1928 dalla fusione fra l’Unione Sportiva Milanese e il Football Club Internazionale, riprende il nome di “Internazionale” il 27.10.1945, dopo aver vinto tre scudetti (1929-30; 1937-38; 1939-40) contro i due della vecchia Inter, consegnato alle nazionali giocatori divenuti poi campioni del mondo e olimpici e gareggiato ai massimi livelli in Coppa Europa

 

 

 

 

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