GABRIELLA BONA, Miracoli e papere

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GABRIELLA BONA, Miracoli e papere, 14 Racconti surreali sul calcio,Torino, Bradipolibri, 2001, Prefazione di Angelo Caroli, pp.80

Passabili sono tre.


<DI MAMMA CE N'E' UNA SOLA, DI ARBITRI DIPENDE> "All'inizio c'erano le squadre, i giocatori, le porte e i palloni, c'erano i gol e i falli, il manto erboso e gli spettatori. Non c'erano ancora i tifosi, o, almeno, non si chiamavano così..ma soprattutto non c'erano gli arbitri..Così, l'invenzione dell'arbitro è stata non inutile ma incredibilmente dannosa. Anche volendo, il tapino non può, da solo, controllare ventidue persone che corrono contemporaneamente in ogni direzione, la posizione della palla, le linee del campo, falli, fallini e fallacci, gli occhi permettono di guardare soltanto davanti e alle sue spalle succedeva di tutto. Fischi uno sgambetto assolutamente veniale e dietro di te senti urla laceranti, ti giri e c'è uno col naso rotto che sanguina come un maialino immolato e nessuno che ha fatto niente, tutti con le mani alzate..Così hanno inventato i guardalinee, anche detti da alcuni guardalinee, che dovrebbero anche aiutare l'arbitro a trovare quello che ha rotto il naso all'avversario..Poi, in modo assolutamente incongruo, senza nessun tipo di necessità reale, probabilmente soltanto per un esubero di manodopera arbitrale, a qualcuno è venuto in mente d'inventare il quarto uomo..che serve soltanto per esibire un cartellone sul quale sono indicati i cambi dei giocatori in campo e i minuti di recupero a fine partita..Quando, sul finire del secondo millennio, si decise di mettere in campo due arbitri per le partite di Coppa Italia, la terna arbitrale diventò davvero una quaterna..Nei primi anni del ventunesimo secolo..si pervenne alla definizione di due nuove figure: i guardarete. Si trattave di altri due omini che avevano l'unico compito di vedere se la palla era dentro o fuori, se il gol c'era o non c'era..Così vedevano dentro palloni che erano fuori di mezzo metro, o vedevano fuori un pallone che aveva abbondantemente superato la linea bianca..Non c'era altro da fare: un arbitro su ogni giocatore, oltre ai guardalinee, al quarto uomo e ai guardaporte. Ventisette omini che correvano su e giù per le varie zone del campo, creando, naturalmente, una confusione incredibile..L'affollamento del campo, naturalmente, creava anche incidenti di gioco..Allora si trovò 'la soluzione'. Le televisioni avrebbero risolto tutto: dieci telecamere sui lati lunghi e sei su ognuno di quelli corti avrebbero inquadrato ogni fase del gioco e un enorme tabellone avrebbe dato il replay delle azioni dubbie viste dalle trentadue diverse telecamere..Le partite si sapeva quando iniziavano ma talvolta erano ancora in corso dopo dodici ore. Il record lo battè, finendo sul Guinness dei primati, un derby della madonnina che ci mise quattordici ore, sedici minuti e diciotto secondi": pp.11-16.

<L'UOMO E' CALCIATORE> "'Il calcio è l'unico sport dettato dalla natura': era la frase che ripeteva mio nonno..'Sì, naturale, umano, che viene da dentro, che nessuno t'insegna, che i tuoi piedi sanno già prima di nascere. Se stai percorrendo un marciapiedi e trovi una noce, una piccola pigna appena caduta dall'albero, un tappo della birra, le dai un calcio e non per toglierlo di mezzo ma per giocare e il tocco non è a caso, è per mandarlo lì, più avanti, dentro ad un tombino, per fargli superare un ostacolo. Improvvisamente non ti vergogni, a settant'anni, che gli altri ti vedano giocare, perchè sono i tuoi piedi che hanno ritrovato l'allegria e la gioia di quando andavi ad allenarti all'oratorio, su quel campetto di terra e sassi e tornavi a casa con le scarpe rovinate e le ginocchia sanguinanti'..'Sì, anche correre è naturale, ma non lo fai per gioco, corri per scappare, quando qualcuno t'insegue o per acchiappare il treno quando sei in ritardo, corri per necessità o per sport, non per giocare'..Allora ci sembrava di vedere, dentro le scarpe sfondate da lunghe passeggiate, i piedi del nonno sorridere, piccoli piccoli, appena nati, che non sanno ancora camminare ma che cercano già una noce, una pigna appena caduta, un tappo della birra, il pallone un po' sgonfio del parroco, per mettersi a giocare": pp.23-24.

<UN PALLONE NEL FIUME> "..Era nata così la Torresantalfonsinese, squadra di calcio dilettante di cui il signor Massi era, naturalmente presidente e padrone oltre che capotifoso. La scelta del campo di gioco non era stata facile: il più pianeggiante dei prati del paese era in pericolosa, a seconda dei punti di vista, salita o discesa e non sembrava molto adatto allo scopo..Per fortuna le partite, anche a Torre Sant'Alfonsina, duravano novanta minuti e le squadre giocavano i regolamentari due tempi uno in salita e uno in discesa..La Torresantalfonsinese vinceva quasi sempre in casa e con gol in salita. L'abitudine a correre, palla al piede, su per il prato era entrata abbastanza facilmente nel modo di giocare della squadra, mentre i difensori delle altre compagini, che a Torre Sant'Alfonsina andavano a giocare soltanto una volta all'anno, avevano difficoltà a marcare gli attaccanti della Torresantalfonsinese correndo in salita a marcia indietro. In compenso, perdeva regolarmente in trasferta: i muscoli montanari e i polmoni superallenati erano, su prati lisci e pianeggianti, un ostacolo: partivano ad una velocità incredibile e si schiantavano, loro e la palla, contro le reti a fondo campo. Certo che quando riuscivano ad entrare, loro e la palla, in rete, travolgendo il portiere, erano un vero spettacolo, ma succedeva raramente..Ma era arrivata la Federazione con il suo ordine, breve, preciso, assoluto, inaggirabile: il campo deve essere pianeggiante..Ma il signor Massi non aveva fatto tutta quella fatica per nulla. Decise così di trasferire la società di calcio nel comune a valle, in cui erano disponibili prati naturalmente pianeggianti e di trasformare il vecchio campo di calcio in una pista per mountain bike acrobatico su pista corta..Affittò un alloggio in una via centrale, comprò un abbonamento per lo stadio e un televisore per le trasferte, le coppe, il calcio straniero e si lasciò invecchiare così, campionato dopo campionato, adesso che aveva di nuovo a disposizione il calcio vero si rendeva conto di rimpiangere gli anni della Torresantalfonsinese, di quel campo un po' strano, di quella voglia di correre dietro ad un pallone, come un bambino, e forse di perderlo in un fiume": pp.42-48.