Gianni Brera, CARO VECCHIO BALORDO

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Gianni Brera, CARO VECCHIO BALORDO - La storia del Genoa dal 1893 ad oggi, curata e completata [per gli anni 1991-2004, ndc] da Fabrizio Calzia, introduzione di Paolo Brera, foto in b.n.n.t., Genova, De Ferrari & Devega, 2005, pp.219

L’impianto urbanocentrico è affine a quello dei capitoli -“Gens Venetica”, “Venezia”, “I trevisani (rassa-Piave)”, “I padovani”, “Vicenza urbicula suavis reinventa Paolo Rossi”- di: Il calcio veneto, Vicenza, Neri Pozza, 1997, ai quali cede tuttavia nell’affabulazione e nel caratteristico impasto linguistico.

La retrocessione nell’annata 1969-70 in Serie C determina “..autentici pianti, mica musse. Come se il dio del mare, Poseidone, avesse emanato all’improvviso l’ordine di disertare il porto di Genova e di lasciarlo aperto alle sole maone [grossi galleggianti di legno, ferro e cemento armato per il trasporto di mercanzie nei porti, ndc] della ghiaia. Dalla Rina, in salita alle Grazie, si faceva circolo intorno ai ragazzi Gino e Nini Traverso. E Gino con voce rauca mi diceva: ‘Mi, a Marassi pe’ vedè u Montevarchi, nu ghe vaghu’..Il Genoa trovò l’Entella (Ahi, fatto innominabile, crudele e senza paro, il forte Calvagnaro l’Entella chiavarò), il Savona dei giorni pionieristici, l’Imperia, il Viareggio e il citato Montevarchi”: p.150.