Vincenzo Baggioli, STORIA ANEDDOTICA DELLO SPORT ITALIANO

Stampa PDF

Vincenzo Baggioli, STORIA ANEDDOTICA DELLO SPORT ITALIANO, foto in b.n.n.t., Firenze, Nerbini, 1944, pp.268

Autore del libro, che precede d’un decennio: Vincenzo Baggioli, STORIA ANEDDOTICA DEL CALCIO ITALIANO, foto in b.n.n.t., Torino, S.A.I.E., 1954, pp.268, è un Baggioli in versione (al pari di Artioli, Moggioli, Rovelli, Colalucci, Mottana, Gandolfi, Pennacchia, Caminiti o Bernardi) uomo-abaco per l’occasione.

“..Il 28 luglio 1894 il giornalista parigino Pietro Giffard organizzò la prima gara d’automobilismo sportivo. Essa constava di una corsa che doveva aver luogo sui 136 chilometri che da Parigi portano a Rouen e doveva esser disputata tra ‘vetture senza cavalli mosse da forza meccanica’. Che l’automobile fosse, ancora allora, in piena evoluzione costruttiva, ce lo può dire la stessa varietà di tipi riscontrabile tra le macchine concorrenti: vi erano 29 automobili a vapore, 5 azionate da forza elettrica, 5 ad aria compressa e, finalmente, 38 a benzina”: p.72.

[Nell’ippica agli albori del XX° secolo] “..Che tutti i mezzi, taluni, usassero pur di raggiungere l’ambita vittoria, lo può anche dimostrare una disposizione che, su proposta di Felice Scheibler, venne infine adottata e che si concretava nell’infliggere la squalifica a ‘chiunque somministri ai cavalli, prima della corsa, droghe o medicine per bocca o per iniezione’; restava invece ferma la possibilità (sentite!) di somministrare ‘vini o liquori’.

Il fenomeno, d’altro canto, non era semplicemente ristretto all’Italia: molti altri ed anche .peggiori fatterelli del genere si avevano particolarmente in Francia ed anche in Inghilterra”: p.117.

“..Nel 1932 Roma era stata scelta a sede dei campionati mondiali su pista: ecco allora la F.C.I. prendere gli opportuni accordi e costruire nel bel mezzo dello Stadio Nazionale una moderna pista in legno smontabile. Si spesero ben 400 mila lire ed a lavori ultimati il nuovo velodromo si presentava come un gioiello di perfezione per ogni specialità del ciclismo. Lo Stadio Nazionale non poteva però ospitare la pista per troppo tempo: terminati i campionati, l’anello venne pertanto smontato. Era davvero un peccato, però, ridurre in armadi e tavoli quella pista così scorrevole, tanto indovinata nella costruzione ed inclinazione delle curve. Si temporeggiò e si ebbe infine, a tempo, la proposta milanese: poco tempo dopo la pista - pezzo per pezzo - compiva il tragitto Roma-Milano e nella primavera del 1935 i milanesi affollavano il Vigorelli, fino a farlo straripare, per la riunione inaugurale”: pp.236-237.