Gianni Brera, COPPI E IL DIAVOLO

Stampa PDF

Gianni Brera, COPPI E IL DIAVOLO - Romanzo, Milano, Rizzoli, 1981, pp.176

Da generazioni i Coppi “hanno incavato il costone di Castellania per farsi la casa e la corte”. La madre è Angiolina Boveri, nipote del parroco di Castellania, che infatti dava ai Coppi in affitto le campagne della parrocchia. Ma il seminario non lo attira. Si decide di mandarlo a Novi a imparare a fare il salumiere, il norcino (massaporsé).  

La seconda bicicletta, dopo l’Aquila dello zio, inforcata da bambino (“imparò a reggersi infilando nel quadro la gamba destra e pedalando come uno sciancato”: p.14) è la “Tri-fusi” (tre fucili, così la chiama): “un rozzo biciclettone da donna con due portapacchi da reggervi intero un maiale”: p.30) del padrone di Novi.

La terza “è una Maino (600 lire) color grigio perla: ci ha vinto il Gran Premio Wolber Girardengo”: p.33.

Il “tramaglio” messo dallo zio Giuseppe per la prima corsa in paese: venti lire e un salame “che pare un tronchetto di rovere”: p.36. Lascia l’apprendistato a Novi. “Padroni non ne vorrebbe mai più”: p.39. Vince anche quando organizza il capoluogo: 500 lire che rifonde al padre. “Al ritorno va ancor più forte. Soprattutto nei lunghi ritorni capisce di andare”: pp.43-44.

Da Novi lo manda a chiamare il cieco Biagio Cavanna. In cambio “vuole pasta e fagioli. Se poi vincerà delle gare, divideranno anche i premi”: p.45.

S’iscrive (da sconosciuto) al Giro di Toscana del ’39, “Ha tre pneumatici di scorta. Ne legherà uno alla sella, uno fra le borracce sotto il manubrio, in uno si avvolgerà come fanno gli indiani coi serpenti”. Dopo una caduta generale, ha stortato una ruota: “Lui alza la ruota contorta. Per favore, per pietà passate una ruota a questo povero cane di povero che i vostri assi hanno buttato in terra”: p.50. Ritiro.

S’iscrive al Giro del Piemonte del ’39. In testa con Bartali, nel muovere il cambio finisce a terra e lo danneggia. E’terzo dopo Bartali e Del Cancia. “I premi sono tanti da dargli il tremito. ‘Incomincia a pagare i debiti’ dice Cavanna prendendo la sua parte”: pp.55-57.
1940. Vince il Giro d’Italia.
1942. Batte il record dell’ora di Archambaud.
1946. Vince la Milano-Sanremo e il Giro di Lombardia..
1947. Vince il Giro d’Italia e il Giro di Lombardia.

Mentre “Bartali, lui, non dà mai spettacolo in pista e perciò si muove poco”, lui “già all’avvio stagionale è intossicato di fatica. L’uomo-macchina che sta diventando perde i primi colpi..’Uno zingaro’ dice sua madre scuotendo il capo.‘E màgher’”: p.91-94.

L’anno monstre: il ’49. Vince Giro e Tour.

“I forzati del Tour cadono come mosche. Li avvelena la fatica, troppo superiore alle loro possibilità dinamiche. La soglia di affaticamento è stata superata più volte in virtù delle droghe. Vietato parlarne sui giornali, ma questo è”: p.106.
L’altro anno monstre: il ’52. Vince Tour e Giro.
Vince il Mondiale su strada del ’53.
E’ campione italiano per la quarta volta nel ’55.
Nel ’56 lascia la Bianchi per la Carpano.

1957. Il Trofeo Baracchi in coppia con Baldini è l’ultima vittoria. “Ce l’ha fatta ma si ritrova sfinito, e persino mortificato di esserlo tanto. Ha da poco compiuto i 38 anni”: p.162.

“Al Giro d’Italia lo vogliono ancora, ma senza ingaggi. Qualche cronista maligno confessa di stupire molto a sentire che invoca un frillo di non spingere tanto, su uno zampellotto da Mondovì a Chiavari..Nodo in gola, a Viareggio, quando l’altoparlante annuncia che Coppi si è classificato 20° nella cronometro, a 6’ giusti da Baldini..Pourquoi court Monsieur Coppi? Adesso dovrebbe proprio farla finita..Prende il via (gli impegni sono impegni) alla Parigi-Roubaix e solo per scommessa raggiunge il traguardo: il suo augusto nome si può trovare al 43° posto..Lo scritturano per il Gran Premio di Lugano a cronometro e lui ci va, imperterrito. ‘Ehi Fausto, e la Dama?’ ‘Gioco agli scacchi’, lui risponde agro”: p.161, p.164 e p.169.

“Non vedrò più la Dama, o forse la vedrò ancora a Genova, dove Fausto m’incontra per leggere una puntata del lavoro comune. Si dice in quel brano che Fausto non pensava affatto di prendere in casa  la Giulia Occhini Locatelli: l’avrebbe tenuta in fresco per qualche giorno e poi l’avrebbe convinta a fare la moglie prodiga. Invece, ecco i maledettissimi giornalisti, i fotografi, il diavolo che se li porti”: p.167.

Grazie per l’umor gaio indotto, Gioannfucarlo