Vladimiro Caminiti, DIVI IN POLTRONA

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Vladimiro Caminiti, DIVI IN POLTRONA - Ritratti di calciatori, prefazione di Antonio Ghirelli, foto in b.n.n.t., Milano, Cappelli, 1966, pp.190

Altafini. Anzolin. Barison. Benitez. Bercedue. Bianchi. Cané. Castano. Cinesinho. Combin. Cristin. Cudicini. Dell’Omodarme. De Paoli. Facchetti. Fogli. Frustalupi. Gallardo. Gori. Haller. Juliano. Law. Leoncini. Losi. Maddè. Maroso. Menichelli. Meroni. Pascutti. Rosato. Salvadore. Schnellinger. Schutz. Sormani. Traspedini. Troja. Vinicio.

Più che raro, introvabile (reperibile solo in qualche Biblioteca comunale: Firenze, Genova, ecc.) un Caminiti ai massimi livelli.

<Dell’Omodarme>
“..Ci riscalderà anche in inverno? Oppure durerà lo spazio di un mattino (anzi di un pomeriggio, domenica 14 novembre 1965)? Sogno o son desto? Ho visto bene oppure ho le traveggole? E’ propriamente lui? E’ il Dell’Omodarme che tutte le domeniche lasciava il campo con la sua brava soma di fischi sopra le spalle? Proprio lui, quel tipotto che scatta, dribbla, incatena gli occhi della gente sul punto di campo verde dove si muovono i suoi piedi bullonati? E come mai d’improvviso scrollarsi l’umiltà dell’anonimato, mettersi in tasca Castelletti campione patentato come fosse uno qualunque?..

Dopo aver lungamente fatto la riserva, è venuto il momento di Dell’Omodarme..
Noi la spieghiamo così. Pian piano si arriva più lontano che con la furbizia o la matricolaggine..Il calcio è per tutti. Nel calcio si può riuscire. Tutti possono diventare campioni. Ma gli occorrono le doti del carattere, non le sbruffonate ma il coraggio che si conserva spesso nella mitezza, nella sopportazione, nell’umiltà. Dell’Omodarme ci ha detto: ‘Ho aspettato tanto questo momento. Ma non mi monto la testa. State sicuri che non mi monto la testa’.
Ed è andato via, la testa sulla punta delle scarpe, di fretta.”: pp.71-74.

<Juliano>

“..Uno guarda Juliano e capisce tutto. Il giovinotto ha l’aspetto dei napoletani senza sottofondi addolorati; una faccia che è un punto esclamativo, costruita in funzione degli occhi e della bocca, che s’incrociano nevralgicamente in ogni millesimale istante di vita; una faccia furba ed allegra, egregiamente aggressiva, faccia marottiana essendo giusto dire marottiana per dire napoletana e viceversa.

Lo ammettiamo candidamente. Le volte precedenti Antonio ci aveva fatto un’impressione piccoletta, c’era sembrato come un dribblomane vanesio, che corresse dove stava la palla, come fanno per lo più i ragazzi d’oratorio nei tornei sette contro sette. Pattuglie di preti rubicondi stanno ad applaudirli, promettendo uscite al sole, pic-nic sotto pini verdissimi e sterminati. Uno guarda le cime dei pini e si perde un poco con loro.

Avevamo visto Juliano ad Alessandria e Novara, senza afferrare esattamente la sostanza di Juliano: certi spunti, certi guizzi, niente da dire, ma non gli riusciva mai di concluderli; alla fine trovava sempre la spazzolata di un terzino, con tanti saluti.  

Poi c’è stata Juventus-Napoli..
Più passa il tempo, meno si vede Sivori e più si vede Juliano..Juliano sul pallone non ci perde più la testa, come i ragazzi dietro le cime dei pini, sì, tocca e converge con stile pulito, con la leggerezza di una farfalla sul fiore, ma il pallone sa difenderlo, una volta pare fregato ed invece no, tocca divinamente d’esterno e taglia via niente di meno che il fenomeno Del Sol; lo risale, lo lascia indietro, pare che Juliano e i ragazzi napoletani come lui si lascino dietro un sacco di cose in quel momento.

Dove più quegli scugnizzi, quelle folle, quei popoli di scugnizzi, laceri? Ci stanno più a Napoli? Riscatto fisico, di una giovinezza non più insidiata o tarata, e per rimanere nell’angusto confine che ci riguarda, di una giovinezza che può conquistare nel calcio tutti i traguardi.”: pp.109-111.

<Menichelli>

“E con questa crisi, signor Giampaolo Menichelli, come la mettiamo? Perché alla Roma tutto gli andava a fagiolo e nella Juve no?

Ma diamine, ora viene si spiega, stiamo accanto alla fuoriserie di Menichelli, Menichelli con una mano sulla portiera e l’altra attorno alla sua bazza.

Ora dice: ‘Giuro che fui calmissimo, che ragionai mentalmente su come colpire quel pallone; basta toccare, pensai, ed invece lei ha veduto che sberla m’è nata sul piede…’.Già la sberla invece della pedatina, i ragionamenti fatti quando non si debbono fare, la preoccupazione di sbagliare, quando ci deve essere solo il piacere di giocare..

Ma si capisce che ci pensa al punto di provar stanchezza. Che notte e giorno il suo chiodo è questo dei gol che si mangia, che non gli riesce di fare nonostante si tocchi e si palpi, si guardi allo specchio, e gli pare che non è cambiato niente..

Padova. Febbraio del ’58.
Che Padova quello, i capolavori che non si ripetono. Di Rocco il capolavoro, e di Blason vecchio friulano con la fronte larga che inghiottiva tutti i palloni. Era la cooperativa delle pedate acrobatiche [personale sintesi del calcio “incatenacciato”: p.174, ndc] che aggiustava tutte le situazioni e risolveva tutti i problemi cosidetti tattici e presunti tecnici.  La Roma prese tre pere, ci fu un ragazzino che si fece onore ed era Giampaolo Menichelli per servirvi..

Romano di Trastevere ed inoltre ala sinistra di ruolo e di fatto, e dunque un po’guastafeste della moda, della tradizione, delle frasi fatte, delle consuetudini facili..Uno che ha la presunzione di capire anche l’irrazionale.”: pp.137-139.