AA. VV. - 60 ANNI DI SPORT IN ITALIA

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AA. VV. - 60 ANNI DI SPORT IN ITALIA, a cura di Giordano Goggioli, foto in b. n.n. t., Firenze, Editoriale Olimpia, 1960, pp. 427

Che i contributi giornalistici - di Carlin, Giuseppe Ambrosini, Nino Salvaneschi, Luigi Gianoli, Bruno Roghi, Ettore Berra, Giancarlo Fusco, Ugo Ojetti, Bruno Slawitz, Orio Vergani, Sergio Valentini, Gianni E. Reif, Antonio Ghirelli, Oreste Del Buono, Nino Nutrizio tra gli altri - siano più o meno anteriori al 1960 è in sé presupposto di bontà, chiarezza e esaustività di dettato.

<Gerbi, il diavolo rosso> di Carlin
“.. ’Una volta arrivai che non c’era ancora il traguardo. Vidi un gobbetto che portava un telone rosso, lo avvisai che ero il primo arrivato.. Eravamo dei disperati nel deserto. Arrivavamo che nessuno ci aspettava e nessuno ci riconosceva, tanto eravamo coperti di fango’.
Erano i tempi eroici dello sport, erano i primordi del ciclismo”: pp. 21-22.

<Tesio, l’umanista sportivo>
di Luigi Gianoli
“.. Così come s’era applicato all’astronomia si dedicò ai purosangue con lo stesso zelo scientifico. Scopo delle sue ricerche trovare il cavallo che in confronto dei suoi avversari ‘trasportasse attraverso lo spazio nel minor tempo il maggior peso su qualunque distanza’, ricetta difficile da scoprire ‘ma non impossibile’. Tesio aveva letto molti libri e visto molti cavalli. Aveva imparato a leggere e a vedere, ma non aveva ancora la necessaria confidenza di pensare al ‘perché ‘ delle cose. Andò prima alla ricerca dei motivi per cui da uno stesso accoppiamento nascono cavalli di diverso valore, alla ricerca di quei caratteri trasmissibili o no che Mendel aveva indicato. E così scoprì la legge ‘dei massimi instabili’, e la legge ‘del simile non uguale’, che sono alla base della sua selezione”: pp. 251-252.

<La folle audacia di Tenni>
di Renzo Biason
“.. Lo ricordo passare saettando lungo il fiume sulla sua piccola moto azzurra. Noi, turba variopinta che aveva marinato la scuola per lui, si risaliva alla strada ancora grondanti d’acqua. Ci si metteva alla curva e si misurava con la riga e il compasso a quale distanza era passato tra gli alberi. Con un fremito d’entusiasmo nel constatare che la ruota premeva sullo stesso solco lasciato nel giro precedente. Era il nostro idolo e lo era diventato di colpo, quasi senza una ragione plausibile, per una di quelle profonde illuminazioni che hanno a volte i fanciulli”: p. 269.

<Cinque notti sul Dru> di Luciano Curino
“.. Il Dru è uno slancio verticale di millecento metri, la sua vetta è a 3733. Fu una delle ultime vette delle Alpi ad essere raggiunta. Non era naturalmente la ‘direttissima’. Quella era ‘impossibile’, si diceva. Le guide di Chamonix la portavano incisa sul loro distintivo..
Sei giorni e cinque notti sulla montagna, un volo verso il cielo. Qui il vento soffia come gatti. Pareti ricoperte di ghiaccio vetrato, il sole che dardeggia e la bianchezza del ghiacciaio che fa male agli occhi..

Un ultimo bivacco. Ultime, tremende ore di arrampicata. Poi, lunedì pomeriggio, la radio a Montenvers riceve un messaggio: ‘Sono Walter, mi sentite? Sono in cima, sono arrivato. Ho fame, ho sete, ma sono felicissimo! ”: pp. 345-347.