Candido Cannavò, UNA VITA IN ROSA

Stampa PDF

Candido Cannavò, UNA VITA IN ROSA - Cinquant’anni di personaggi, avvenimenti, incontri, storie. Con un intervento di Giovanni Agnelli. Prefazione di Francesco Merlo. Appendice di Giuseppe Castelnovi, foto in b.n.n.t., Milano, Rizzoli, 2002, pp.376

Il catanese Cannavò è un amico, e, come direbbe Brera, un paisan.
<Quando raccontai a Parigi la storia del giornale rosa (1994)>
“..Il secolo di olimpismo moderno che viene celebrato a Parigi, la città che lo tenne a battesimo, ha un testimone gemello, nato alla vigilia dei primi Giochi dell’era moderna: è la ‘Gazzetta dello Sport’, il quotidiano sportivo più antico del mondo, fondato a Milano il 3 aprile del 1896, tre giorni prima che Atene inaugurasse la sua Olimpiade.

A lanciare quell’iniziativa, davvero stravagante a quei tempi, furono uno studente universitario di lettere, Eugenio Costamagna, e un avvocato, Eliso Rivera. Nella ‘Gazzetta’ confluirono due piccoli giornali. Il primo si chiamava ‘La tripletta’ (che era una strana bicicletta a tre passeggeri) e l’altro ‘Il ciclista’, antesignano d’uno sport che sarebbe divenuto molto popolare. Per distinguersi dagli altri giornali, essendo l’unico a occuparsi di sport, la ‘Gazzetta’ scelse una carta verde pallido. Solo nel 1899 divenne rosa, il colore che la distingue oggi non solo in Italia, ma in tutte le città del mondo..

Quando in quel 3 aprile 1896 uscì il primo numero, l’idea dello sport era quasi inesistente in Italia almeno nel suo significato attuale. Lo sport era un’attività di puro svago, riservata a un’elite: la caccia a cavallo in un clima mondano, la scherma per educare il gentiluomo. Il nuoto era sconosciuto, la corsa roba da plebei, gli sport di squadra non esistevano. L’alpinismo viveva nella scia di lontane avventure, il tiro e la ginnastica, ereditati dallo Stato Sabaudo, godevano d’una certa popolarità...

Nella seduta del 18 marzo 1908 a Genova, la ‘Gazzetta’ fu dichiarata organo ufficiale del Comitato olimpico italiano.

Arriva poi  il 1932, quando entra in scena uno degli uomini che hanno impersonato l’idea e lo sviluppo dello sport in Italia e nel mondo. Parlo di Alberto Bonacossa, nato nel 1894 a Vigevano da una solida famiglia della borghesia. Alpinista, nuotatore, podista, canottiere, spericolato motociclista, campione nazionale di pattinaggio sul ghiaccio, insieme con la moglie Marisa, e addirittura tennista da Olimpiadi nel 1920 ad Anversa..

Alberto Bonacossa s’impose da giovane anche come dirigente. Nel 1924, quattro anni dopo la sua partecipazione ad Anversa, ebbe parte attiva nell’organizzazione dei Giochi olimpici di Parigi e diede un tale prezioso contributo da essere ammesso al Cio  l’anno successivo..Qui comincia la sua carriera di grande ambasciatore dello sport nel mondo. Lui pose le basi per le Olimpiadi invernali del 1956 a Cortina e per quelle estive del 1960 a Roma.

Nel 1932 Bonacossa comprò la ‘Gazzetta dello Sport’ e ne divenne direttore attivissimo, partecipe d’ogni momento di vita dello sport e del giornale. La storia del rapporto tra la ‘Gazzetta’ e l’olimpismo è diventata una storia di fedeltà assoluta. La famiglia Bonacossa non ha mai tradito la sua missione: ad Alberto, dopo la sua morte, è subentrato il figlio Cesare. A Cesare la figlia Alberta, con la mamma Resy. Il binomio ‘Gazzetta’-Bonacossa non si è mai scisso, né allentato”: pp.207-210.