Luigi Guelpa, DA MARRAKECH A BAGDAD

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Luigi Guelpa, DA MARRAKECH A BAGDAD - Viaggio nel calcio di Allah, prefazione di Fausto Biloslavo, pp.1-198, Arezzo, Limina, 2007

Guelpa (Vercelli,1971), giornalista professionista, segue, da freelance, gli eventi calcistici internazionali per testate come “Calcio 2000”, “Il Guerin Sportivo”, “Libero”, “Il Secolo XIX”, “Dieci” e “Il Foglio” in Italia, “Don Balòn”, Radio Comunidad Valenciana e Radio Marca in Spagna, Radio La Red in Argentina. La passione per la cultura islamica l’ha condotto negli ultimi anni in Giordania, Tunisia, Egitto, Marocco, Algeria, Emirati Arabi e Qatar.
Per Limina ha pubblicato nel 2007 “Un manicomio tra i pali”: vedi: recensione.


Il “viaggio” di Guelpa non segue una linea spazio-temporale obbligata, includendo anche trasferte in Occidente, da Seefeld in Tirolo - “..Seefeld è il quartier generale scelto dall’Arabia Saudita per Germania 2006. Sei ore di treno mi separano dalla squadra  allenata dal brasiliano Marcos Paqueta.”: p.11, a Parigi - “.Incontro Saeed a Parigi nel giugno del 1998, in pieno orgasmo da mondiali.”: p.52, a Minorca - “..Nell’estate del 2004 ci siamo dati appuntamento a Minorca. Dalla spiaggia di Cala Mitijana prende vita il racconto dello sceicco del Kuwait.”: p.88, a Celje, - “..Settembre 2007, mi trovo a Celje, in Slovenia, seduto di fronte a Bernd Stange nel dehor dell’hotel Dorava.”: p.106, a Zurigo: “..L’incredibile vicenda umana e professionale di Azmi Nasser me l’ha raccontata un collega palestinese che ho conosciuto a Zurigo nell’inverno del 2003.”: p.135, a Siviglia - “..Ho incontrato Kanoute nel gennaio del 2007 a Siviglia.”: p.172.

La vera storia di Moma e Super Sami
Moma [Mohamed Al Deayea, portiere per 181 volte dell’Arabia Saudita], mai espatriato.
Super Sami [Sami Al Jaber, altro nazionale di Ryadh], solo per pochi mesi nel 2000 al Wolverhampton, tre partite al Mondiale 2006.

Due galletti folgorati dal Corano
Frank Ribery: Bilal e Nicolas Anelka: Abdul.

Il ginocchio di Bouderbala
Nel 1986 l’allora presidente della Fifa Joao Havelange si era sperticato in promesse che il Mondiale messicano si sarebbe dovuto disputare in Marocco. Con una replica nel 1998, quando venne scelta la Francia come sede iridata, in vista d’una Coppa del Mondo 2010 - ma in Sudafrica.

La rabbia saudita del Maradona di Ryadh
Dopo il goal alla Maradona, nel Mondiale 1994, a Washington, in Belgio-Arabia Saudita, Saeed Al Owairan, nel 1996, al Cairo, abbandona di notte il ritiro per godersi una notte un po’ trasgressiva in un night, offendendo la legge coranica. Otto anni di carcere. Ai Mondiali 1998 è l’ombra di se stesso.
“L’amaro tramonto di Al Owairan coincise con l’ascesa di ‘Super Sami’ Al Jaber”: p.54.

Il giocattolo di Al Saadi
Il figlio di Gheddafi, venuto nel 2003 a giocare in Italia, in Libia è presidente della federazione, presidente dell’ Al Ittihad, la squadra per cui giocava, e leader della Nazionale. Con buona pace del conflitto d’interessi.

Quando Témine restituì un miliardo
Negli anni Settanta, Témine Lahzami, per saudade, andò dal presidente dell’Olimpique Marsiglia Christian Carlini, dicendo: “Io torno a casa” e gli firmò un assegno da 150 mila franchi, circa un miliardo di allora.

Lettera di un allievo modello, o quasi
Scoglio, assicurata alla Tunisia la partecipazione ai Mondiali 2002 in Giappone, si dimette, per sollevare un Genoa in difficoltà.

Antonio Banderas tra le piramidi
Otto squadre in sette anni. L’egiziano Ahmed Hussein Abdelabid Hamed Hossan, più noto come Mido, è un globetrotter del calcio, che in questo sembra voler ingaggiare un duello a distanza con Bobo Vieri.

Il ricatto dello sceicco di ferro
Nei sedicesimi di finale del Mondiale ’82, in Francia-Kuwait, lo sceicco Fahd Al Ahmad, sul 3-1, sceso in campo - un fischio, proveniente dalle tribune, aveva distratto gli arabi - fece annullare -“..Alcuni testimoni sostengono che lo sceicco portò la mano sul manico in madreperla d’un coltellaccio affilato come un rasoio.” - dall’arbitro russo Stupar - per questo radiato l’indomani dalla Fifa - un quarto goal di Giresse.
Quando divenne presidente kuwaitiano del CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, propose di escludere l’Irak dai giochi olimpici. Saddam Hussein si ricordò dello sgarro e nell’estate del 1991, mentre i carri armati iracheni sconfinavano in Kuwait, fece bombardare la sede della federazione sportiva. Fahd protestò formalmente, chiedendo un incontro col rais, che per tutta risposta spedì una squadra della morte. Lo sceicco venne fucilato.:pp.89-92.

Parigi-Rabat, immigrazione alla rovescia
Patrice Neveu (1955-) espatriò per allenare sempre e solo in paesi di tradizione musulmana: l’As Salì, squadra dei sobborghi di Rabat, la nazionale del Niger, i tunisini del Gabes e la selezione della Guinea, nella cui capitale, una sera, rischiò seriamente la vita. Concessosi un giro in macchina panoramico di Conakri, accostatosi, a sua insaputa, per consultare una vecchia mappa, a pochi passi dalla residenza del presidente Lausana Conté, fu scambiato dai militari per un terrorista. Fortuna volle che uno dei soldati lo riconoscesse.

Dal nostro inviato di guerra Romario
Autentico globetrotter del pallone, passato all’Al Sadd di Doha nel marzo 2003, in coincidenza con l’inizio della  seconda Guerra del Golfo, riuscito a instaurare un filo diretto con la sala stampa  di Umm Silal, quartier generale dell’esercito americano, raccontò l’evolversi della situazione nel Golfo Persico, fino ai primi giorni di maggio, quando gli americani entrarono a Bagdad.
“Di ciò che aveva scritto solitamente restava intatta solo la firma. Gli articoli venivano sottoposti ad un accurato make up dei testi e della sintassi.”: pp.122-123.

La Nazionale del Terrore
La Nazionale di calcio palestinese nacque nel 1990 e si affidò a un israeliano, Azmi Nasser.
In Cile esiste una squadra di calcio che si chiama Palestina, nella quale giocano figli e nipoti di immigrati che ne partirono negli anni Venti. Azmi si recò a Santiago e ne convinse alcuni a giocare partite ufficiali in patria. Le gare si disputano a Doha, nel territorio neutrale del Qatar.

Il figlio rinnegato di Israele
Abbas Suan, arabo d’origine e musulmano di fede, dopo i: “Dagli addosso allo sporco musulmano” piovutigli addosso col Bnei Sakhnin Club, squadra iscritta al Campionato israeliano, segnato al 90°, in Israele-Irlanda, gara di qualificazione ai Mondiali ’06, si trasforma in “Israel talisman”, in un portafortuna.

Sognando Beckam sotto il burka
Nell’autunno 2004, a Kabul, un gruppo di ragazze ha fondato una squadra di calcio, una specie di Nazionale. Le ragazze hanno iniziato a provare schemi col pallone nel “Giardino delle donne”, un parco il cui ingresso è vietato agli uomini.
Il ”Giardino delle donne” è diventato una sorta di centro tecnico, come Coverciano in Italia o Clairfontaine in Francia.
Nel 2007 è poi arrivato un invito del Pakistan per una gara ufficiale.

11 settembre, in codice “partita di calcio”
La fatwa sul calcio dello sceicco Abdallah Al Najdi, pubblicata il 25.8.2005 sul quotidiano saudita “Al Waran”.
Nel nome di Allah benevolo e misericordioso:
1. Non giocate a calcio con le quattro linee che formano il rettangolo perché sono state inventate dalle regole internazionali degli infedeli.
2. Non si devono usare termini stabiliti dai politeisti come fallo, rigore, corner, goal, fuorigioco.        
4. Non si deve giocare con undici giocatori come fanno gli ebrei, i cristiani e soprattutto l’infame America: il numero deve essere invece inferiore o superiore a undici.
14. Voi dovete eliminare i tre pali della porta in legno o in ferro  dove va a finire il pallone e rimpiazzarli con solo due pali. Bisogna rimpiazzare tutto ciò che può ricordare una croce.
E’ vostro compito violare le regole del calcio internazionale.

L’eroe musulmano della cattolicissima Siviglia
Agosto 2006,vigilia della finale di Supercoppa tra Siviglia e Barcellona. Kanoute si rifiuta di scendere in campo. Il suo club ha sottoscritto da poco un contratto con un’agenzia online di scommesse. Per il Corano, le scommesse sono opera di Satana. Il logo appare sulla maglietta. Poi, dopo un’estenuante opera di persuasione, scende in campo, con il logo dello sponsor mimetizzato da alcune fettucce di nastro adesivo bianco. Il rituale si ripete in campionato, fino a quando il presidente trova una soluzione: lo sponsor si impegna a versare una somma consistente alla sua associazione per i bambini del Mali. Affare fatto.: pp.174-175.

I cinque matrimoni di Rabah

Rabah Saadane, “Monsieur le professeur”, è stato, tra il 1981 e il 2007, cinque volte alla guida della Nazionale algerina.