Gianni Brera, IL SESSO DEGLI ERCOLI

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Gianni Brera, IL SESSO DEGLI ERCOLI, tavv. in b.n.n.t., Milano, Rognoni Editore, 1959, pp.213

Raro, super raro, praticamente introvabile.

<Sant’Ignazio nei garretti - A Gino Bartali>

Il titolo del capitolo si riferisce al fatto che, cogli anni, dal chiamarlo “Frate Cipolla” (nome che rimanda all’idea di doppiezza e falsità: tanti strati di retorica sotto cui non si cela una verità) si convince che “preghi meglio di prima e che le sue preghiere valgano di più”: pp.13-22.

<Finestra a Marechiaro - Al Comandante Lauro>

“..L’assunzione di Frossi sapeva molto di gioco delle tre tavolette..Non un soldo per acquisti di giocatori, poche svanziche per l’ingaggio del mago: o non dicono di Frossi che sa cavare sangue calcistico dalle rape? E allora ben venga, a miracol mostrare” [Messo alla gogna e licenziato da Lauro, Ndc.]: p.32.

<Un piede in Campidoglio - A Pedro Manfredini>

Il capitolo svaria dall’aneddotica: “..Ma il Suo, Manfredini, pare che sia tale da confondere ogni scarparo bennato. Della Sua misura non si producono modelli neppure a Vigevano, dove sulle scarpe si scrivono perfino romanzi in dialetto (e magari assai belli) [Lucio Mastronardi,“Il calzolaio di Vigevano”, Einaudi, Il Menabò, 1959, Ndc]” al ‘raca’ per il WM applicato in Nazionale.

<I grulli di Alberobello - A Giuseppe Pasquale>

Incipit d’un ritratto: “La mia memoria è appena discreta: ma il tuo personaggio, Pasquale, è ancora fresco nelle sue cellette. Potrei schizzarti a matita in un momento. Hai il profilo di certi personaggi greco-bizantini ritratti in mosaico a Ravenna. La fronte quasi olimpica testifica di lontani travagli ancestrali, fors’anche di guizzi argentei [sifilide, Ndc] nel sangue antico dei tuoi. Il naso è adunco quanto basta a spiegare il tuo acume finanziario. E’ carnoso quanto occorre per render faceta ogni tua espressione.” : p.45.

< Le foche di Firenze - A Giuseppe Chiappella>

“..Il grande incontro sostenuto dai fiorentini di fronte al Real Madrid ha confermato - se mai occorresse - che..il calcio non è quasi mai dominato dai divi, bensì da coloro che, sapendo, è inteso, toccare una palla, fondano il proprio gioco sul dinamismo degli attacchi nei larghi spazi, sulla gagliardia delle entrate (i tackles, cioè gli incontri diretti) e sulla potenza dei rilanci dalle retrovie”: p.65.

<Il sesso degli Ercoli - A Adolfo Consolini>

“..Il giorno dell’ultimo record mondiale capii che la ricerca pignola dello stile è una minuzia da poveri. Qualcosa esplode nei muscoli del campione che nessun manuale riuscirà mai a ridurre in formule. I cattolici la chiamano grazia. I pagani vena, forma, condizione psicofisica. Per meritarsela, bisogna soffrire molto. E tu, Adolfo, te la sei meritata più volte”: pp.81-82

<La chimica di don Abbondio - A Ercole Baldini>

Dei “mediconi” al seguito delle squadre.

<La Marisa d’Italia - A Giampiero Boniperti>

Ancora su WM e catenaccio.

<Il mattino del Giovin Signore - A Umberto Agnelli>

Capitolo datato, per la sottovalutazione della funzione dell’istituendo Centro Tecnico di Coverciano: “..Il Presidente del Coni..ha consentito che la Federazione sottraesse enormi capitali alle società per un Centro tecnico (?) le cui finalità non sono mai apparse molto chiare”: p.115; e della componente economica nell’inquadramento della classe arbitrale: “Gli arbitri sono la parte migliore del nostro calcio. Ora bisogna rivalutarli, non già pagarli come si vorrebbe. I mercenari si vendono: gli idealisti non sarebbero tali se fossero disonesti”: p.117.

<Un Lanzichenecco a Milano - A Nils Liedholm>

Nils Liedholm dal Milan difensivista di Viani ai Mondiali ’58 in Svezia: “..Ora, io mi dissi, Liedholm ha capito tutto; va in patria e convince gli svedesi a lasciarlo presso lo stopper. Invece..il  buco era al centro dell’area, dove Lei non stava. Il buco era Gustafsson, lasciato solo su uno dei due centravanti [Vavà e Pelè, Ndc]..Ora Liedholm ci pensa, io mi dicevo, ora si ricorda del Milan. Invece fu una pena, veder naufragare a quel modo gli epigoni del WM”: pp.123-133.

<Il bravo “tetnico” di don Rodrigo - A Giovanni Ferrari>

“..Tu per fortuna hai capito, Gioannìn, che abbandonare il nostro modulo (chiamato metodo per comodità polemica) è stato insensato. Con quello avevamo vinto due campionati del mondo. Con questo copiato dagli inglesi (sistema) né noi né loro abbiamo mai vinto nulla”: p.139.

<Sua Eminenza Al Capone - A Giuseppe Viani>

Spazio al personaggio Viani anche in: “L’Arcimatto 1960-‘66”, Baldini&Castoldi, 1993, “Incontri e invettive”, Longanesi, 1974, “Storia critica del calcio italiano”, Bompiani, 1975 e “Il calcio veneto”, Neri Pozza, 1997.

< Il salario di Chopin - A Giulio Cesare Abbadie>

La squadra che ha più ammirato: l’Uruguay di Svizzera ’54.

<Un Everest di polenta - A Primo Carnera>

Il capitolo, modificato e “liofilizzato”, tornerà, con titolo identico, in “Incontri e invettive”, Longanesi, 1974.

< Il cavallo di Ilya - A Valentin Angelillo>

Angelillo dai difficili esordi nell’Inter: “..Sulla breccia di san Siro, evoluivano incredibili mattocchi, idoli di molta stizza, montati e megalomani. Lei non ha mai avuto un pallone se non bruciato e indifendibile, ha ricevuto improperi e sberleffi; si è sentito stringere la gola ai berci indegni. Il pubblico aspettava - talora molto scettico, se non proprio ostile - che Ella si mostrasse all’altezza della Sua fama”:pp.189-190; all’infatuazione per la cantante di night Ilya Lopez: “Sit tibi Venus propitia” usavano dire gli antichi ai novelli sposi..Non mi pare, comunque, che Venere sia molto propizia al suo gioco”: p.196.

<L’anima del Sultano - A Fausto Coppi>

v.:”Coppi e il diavolo” - Romanzo, Milano, Rizzoli, 1981.