Mario Sconcerti, STORIA DELLE IDEE DEL CALCIO

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Mario Sconcerti, STORIA DELLE IDEE DEL CALCIO - Uomini, schemi e imprese di un'avventura infinita, Milano, Baldini&Castoldi, 2009, pp.1-389


Riguardo alla polemica, durata da fine anni '50 a tutti gli anni '70, tra 'Lega del catenaccio' e 'Università del Bel Gioco', a Sconcerti, se "crede sinceramente che il calcio all'italiana sia stata una delle più importanti conquiste del pensiero italiano del Novecento. Il libero assomiglia fisicamente alla scoperta della ghiandola pineale di Cartesio piazzata in mezzo alla fronte come sede dell'anima…che trovare nel calcio il libero, cioè un giocatore che corregge e rende pulito il gioco di tutti, sia un incrocio tra il pragmatismo mistico di Weber e il fordismo americano": p.122, non va il fatto che "per almeno trent'anni non abbiamo giocato altro. Perché? Perché abbiamo pensato ad approfondire una sola soluzione di gioco?": pp.120-122; e che abbia in tal modo finito coll'isolarci.

Il risultato più evidente del gioco all'italiana è, per Sconcerti, "un crollo di quasi il trecento per cento dei gol": p.123.


Anni     Media gol a partita
'51-'55            3,87
'56-'60            2,77
'61-'66            2,26
'67-'71            2,04
'71-'76            2,02
'76-'81            2,00


Una tendenza, questa, che s'invertì agli inizi degli anni Novanta per sei ragioni:


1) Il dopo Sacchi, cioè il transito dal calcio all'italiana a un definitivo calcio universale
2) Il passaggio ai tre punti a vittoria
3) L'aumento degli stranieri
4) Dal 1995, la libera circolazione dei calciatori europei
5) Le tre sostituzioni a partita
6) Le esigenze di velocità e spettacolo imposte dalla diretta tv: p.310


Contro l'"isolamento" in Europa depone il fatto che il Brasile di Feola nel Mondiale '58, la Germania di Herberger-Schoen in quello '62 e l'Inghilterra di Ramsey in quello '66 hanno preso ad impiegare il doppio difensore centrale.

Secondo Sconcerti, la notte del Bernabeu, "cade rapidamente anche il concetto caro a Brera di un'Italia fragile come razza, in debito di proteine e quindi di resistenza nei confronti delle squadre del nord": p.131.

Medaglioni di 'numeri dieci': Rivera, Baggio, Mancini, Totti, Del Piero; di allenatori: Valcareggi, Spalletti, Capello, Zeman, Sacchi, Zaccheroni, Ancelotti, Lippi: pp.278-338; e di Brera nei giorni del Sarrià.

Ancora oggi, tutte le squadre che giocano a quattro in difesa portano acqua al tanto discusso calcio all'italiana.