Osvaldo Soriano, L'OCCHIO DELLA PATRIA

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Osvaldo Soriano, L'OCCHIO DELLA PATRIA, titolo originale El ojo de la patria, traduzione di Glauco Felici, pp.1-202, Torino, Einaudi, 1999


A un agente segreto bonaerense d'oggidì, uso ad inventare intrighi per giustificare il fatto che i Servizi gli pagassero uno stipendio e lo lasciassero rimanere in Europa, viene invece affidata l'operazione "Miracolo Argentina": riportare in patria, per risollevarne le sorti, un componente del Consiglio del 1810, morto avvelenato e per questo conservatosi, cui, in una clinica viennese, uno scienziato tedesco, il professor Tersog, ha inserito nel cervello un chip sintonizzato sui fatti di quell'intermezzo insurrezionale.

Julio Carré, l'agente segreto (di cui, per maggiore sicurezza, annunciatane la morte viene simulato l'interramento al Père-Lachaise, con epitaffio, cripta e busto, presto "sporcato dagli uccelli" e a cui in più, nella stessa clinica viennese, vengono cambiati i connotati), da Vienna, col "personaggio", parte per Innsbruck - il suo recapito è un albergo, il cui proprietario, Roger Wade, vi "ha messo in piedi una specie di fondazione per scrittori inediti. La condizione è non pubblicare mai.": pp.116-117: si va dal fattorino, al muratore occasionale, ai travestiti e alle prostitute ospiti dell'albergo -; e di qui alla volta di Marsiglia e, di nuovo, di Parigi.

Nel frattempo però Tersog ha venduto il microprocessore ai giapponesi della Toshiba: "..Il 'personaggio' aveva dato la vita per fondare la patria e adesso avrebbe finito il suo viaggio a Washington o a Silicon Valley tagliato a fette, messo in un tritacarne affinchè il chip del professor Tersog fosse prodotto dalla IBM anziché dalla Toshiba.": p.193.

Carré, quindi, lo cala nella cripta della sua finta tomba:"..Penso che da nessun'altra parte avrebbe trovato un rifugio più sicuro. E il personaggio aveva bisogno di riposare, finalmente. 'Ho visto albe di sangue…', sentì che diceva. Forse stando da soli gli avrebbe svelato i segreti della sua vita e allora avrebbe capito perché li avevano traditi.": p.202.

Julio Carré: malinconica "spia-morta di un paese che non esiste": "..Cominciava a pensare che ogni cosa era uguale a un'altra, e qualunque di queste cose facesse o smettesse di fare alimentava un meccanismo perverso che nessuno controllava e divorava tutto.": pp.135-136; "..e forse il suo destino era così: non sapere, restare immobile, aspettare che la confusione creasse un altro ordine che avrebbe continuato a escluderlo come sempre.": p.139; "..Le immagini del passato si confondevano e pensò che avrebbe dovuto inventarne altre per sostituirle, come Pavarotti. Insomma, nessuno si ricordava di niente.": p.149; "..Non era ancora rovinato come Olga o Stiller, ma forse in lui non c'era niente da rovinare. Si portava addosso il passato di altri perché non ne aveva uno suo.": p.152; "..Carré si disse che sembrava un triste James Bond di cui nessuno aspettava il ritorno.": p.158; "..A quel punto Carré era abbastanza ubriaco e sentiva che la bellezza della vita è nelle incognite e nell'incertezza. La sua stessa esistenza risultava un cumulo di misteri e di balene che era impossibile catturare.": pp.167-168; "..Adesso vedeva che per quanti anni potesse vivere, avrebbe sempre conservato quell'aspetto cinico e impersonale e la nascosta disperazione di apparire senza essere.": p.169; "..Avrebbe cominciato le sue memorie così..Doveva cambiare tutto. Trovarsi un nome inglese come gli aveva consigliato Olga e scrivere qualcosa che fosse la verità ma non avesse niente a che vedere con le sue verità.": p.193. (dimensione denegativo-privativa del personaggio).

Non varia, ne "L'Occhio della patria", il/i focus quantosivoglia dimesso/i, scevri d'orpelli linguistici (anche le similitudini sono terragne, materiche: "..Nel riflesso vide anche se stesso. Una faccia carina e morta come un corallo.": p.75; "..Gli occhi gli bruciavano e se li sentiva secchi come uva passa.": p.86; "..Si allentò la cravatta e rilesse le istruzioni. Doveva sistemargli due pile in un vano all'altezza dei reni. Lo mise a sedere e cominciò a togliergli il vestito..Apparvero le gambe magre e bluastre come fildiferro.": pp.98-99); salvo, qui, un più marcato ricorso all'ironia, che tocca, negli esiti migliori, punte d'un - inconfondibile - "eretismo" semantico-espressivo.