Javier Marias, SELVAGGI E SENTIMENTALI

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Javier Marias, SELVAGGI E SENTIMENTALI - Parole di calcio, Premessa di Paul Ingendaay, in copertina: Ferenc Puskas, pp.1-168, Torino, Einaudi, 2002


Bibliografia:
Domani nella battaglia pensa a me; Nera schiena del tempo; Tutte le anime (Supercoralli Einaudi); Un cuore così bianco (Einaudi Tascabili); Malanimo (Coralli)
Raccolta di oltre quaranta articoli, apparsi fra il 1992 e il 2001 su "El Pais" e sul supplemento "El Semanal".

Infastidito dalla loro saccente invadenza, azzero l'audio di molti telecronisti domenicali e infrasettimanali, tipo la coppia Bergomi-Caressa, il corrispondente da Marte, il pianeta cotto (salvo Iorio e la coppia Facco-Lollobrigida del posticipo di C1 e C2 del lunedì).
"..Ci sono commentatori che se vedono Cafù fermare una palla insignificante a centrocampo , com'è suo dovere, si struggono all'istante: 'Ma che controllo di palla, ma che meraviglia'.Sarebbe ora di rimuovere dai loro posti quelli che imbrogliano gli ingenui.": p.110.

Da dirigente della squadra, trovo vergognoso quanto si scrive sul forum dei tifosi locali (giudizi d'incompetenza e dilettantismo, con invito a esporre il cartello: "Vendesi" in viale Montegrappa).
"..Mi domando fino a che punto [nel calcio, ndc] i personaggi pubblici..siano costretti a far finta di niente, a non tenere in considerazione quel che si grida loro o gli si rovescia contro dall'impunità..Quando reagiscono, sono loro a essere incolpati, si presuppone che gli insulti facciano parte del loro lavoro e che abbiano il dovere di sopportare qualunque cosa, come fossero sordi e ciechi.": p.47.

"Tira, tira!", mi vien spesso da dire, incollato al televisore.
"..Si vedono in questo Mondiale squadre senza tradizione o modeste che risultano di buon livello: Camerun, Marocco, Giamaica, Iran, persino gli Stati Uniti...arrivano in area in modo conseguente e pericoloso. Viceversa, non sanno tirare in porta..Vedo ciò come un sintomo ulteriore della degradazione del gioco. O forse un'ennesima nefasta influenza della pallacanestro sul calcio.": pp.108-109.

"Piuttosto che con il taccuino e la lavagna", la partita si gioca molto meglio con cose quali: "emozione, sentimento, orgoglio, rabbia, paura e tremore, desolazione o euforia, o dramma": p.23 e p.147; "..Se perdere o vincere una partita non viene vissuto come un evento cruciale e con una trama e una storia, con una svolta o una catastrofe, che riguarda il passato, il presente e il futuro, la dignità e il decoro e naturalmente la faccia con cui uno si alza l'indomani, allora lasciamo perdere e guardiamo in televisione le squadre degli altri.": pp.22-23.

Marias si domanda perché, come cittadini, le nostre scelte e appartenenze non siano indefettibili come è per la squadra del cuore; analizza le diverse maniere di festeggiare i goal e di ascoltare gli inni; si pronuncia contro i pizzetti e le calvizie sul terreno di gioco; e sostiene "Contro l'idea elementare oggi dominante (la sola cosa che conta è vincere)..che la vittoria continua che si pretende nello sport risulta meno attraente e molto più piatta di una certa alternanza con la sconfitta.": p.132.