Gianni Brera, L’ARCIMATTO II 1967-1973

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Gianni Brera, L’ARCIMATTO II 1967-1973, prefazione di Andrea Maietti, postfazione di Paolo Brera, Milano, Baldini&Castoldi, 1995, pp.1- 436



Seconda parte dell’Arcimatto, rubrica settimanale del “Guerin Sportivo”.


“..E bravo Flaiano, che mi dà pure dell’attaccabrighe. E parla di cultura esibita e di stile roghiano [Bruno Roghi, ndc]. Gesù. Ha faticato a leggermi, dice.”. Con la replica: “E io più ancora a scrivere: che se dovesse lui tirare da ciuco il mio carro, poco poco perderebbe gli zoccoli anteriori.”: p.222.
“..Un giorno scriverò su Marino [lo scultore Marino Marini, ndc] uno studio serio, di indole sociale, psicologica ed estetica.”: p.313.
E un’esegesi socio-linguistica  richiedono le pagine de “L’Arcimatto II”.
“..Vittorio Sermonti [Roma, 1929-, scrittore, giornalista, traduttore, regista di radio e tv, lettore di Dante, docente di Italiano-latino al liceo e di tecnica del verso teatrale all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica, ndc], fantasioso nipote di Carlo Emilio [Gadda, ndc], i tuoi intarsi gemono afrore e sarcasmo [tre romanzi: La bambina Europa, Sansoni, 1954; Giorni travestiti da giorni, Feltrinelli,1960; Novella storica su come Pierrot Badini sparasse le sue ultime cartucce, Garzanti, 1968; un libro di racconti: Il tempo per cane e lupo, Bompiani, 1980, e un volume di saggistica varia e stravagante: Il vizio di leggere, Rizzoli, 2009, ndc]: le ultime cartucce di Badini deflagrano in un’Italia che forse non merita più degli accendini e delle cravatte [in questo paragrafo, originato dalla scomparsa - a Amalfi, ai lavori d’una giuria letteraria - di Salvatore Quasimodo, si menziona “la sua raccolta di accendini e cravatte”, ndc]. Tino Parma è stato in chiesa, dopo quarant’anni, per sorprendere gli ultimi giudici cristiani del grande arabo che cantò da greco soavissimi canti. Ne uscì, garantendo che bisogna morir meglio, gettando il proprio corpo in abissi che lo rendano irrecuperabile [Quasimodo è “morto solo, in una clinica napoletana, e l’hanno deposto nella bara col pigiama a righe”, ndc]. Poi venne Gino Patroni: disse: una minestra di verdura - ed è subito pera [parodia del verso: ‘Ognuno sta solo sul cuor della terra, etc., ndc]”: p.74.
Uno schema ricorrente è:
trapasso da letteratura a cibo: “..Parolibero avvio alla Campana [Dino Campana, l’autore dei “Canti orfici”, ndc], di cui mi vergogno molto. La madre di Titti aspetta con una padella di rane da indorare nell’uovo e poi nel burro.”: p.307; “Mi ricordo d’un capitolo di Lévi Strauss sul culto dei morti e anzi sulla paura che ne sentiamo dentro, sicchè adoriamo i bambini per attuare un transfert di comodo..Io svicolo per pignatte fumanti e salumi del mio paese.”: p.307; da cibo a calcio: “..Questa sera tradisco l’Osteria per Alfredo e dona Ester..Rientrerò zeppo di cibo e perciò consolato di non poter pensare. Partirò a notte verso Firenze e passerò un Natale pieno di struggente aspirazione alla noia perfetta, un’oasi atarassica prima di Mazzola alle prese con Galdiolo. [Fiorentina-Inter 1971-’72, ndc]”; e da cibo a ciclismo: “..Improvvisamente ricordai di avere visto a un arrivo del giro, sotto il Vesuvio, un ragazzino napoletano mangiare un pezzo di ghiaccio come se fosse stato pane. ‘Cosa mangi?’ gli domandò Fossati. E lui: ‘Quello che tengo’. Mi venne un groppo in gola e me ne andai a veder salire Gaul come corricchiasse alternando curiosamente il proprio lieve peso sui pedali.”:p.362.
Però, Giuàn, non mi toccare l’Alighieri.
“..Penso di Dante che sia raramente sublime poeta e invece grande scrittore, di formazione cattolico-scolastica, cioè dannosa alla moderna istruzione della gioventute. Poi ci lagniamo di tanti cervelli fossili: ma siamo proprio noi ad immobilizzarli su cose e idee trapassate.”:p.284.
So la polemica pro-Universidad de la calle e contro la “gromma scolastica”. Ma è folle confondere la varia retorica “romanocentrica” dell’Italia unita col Sommo Poeta.
“Scriverò il Satyricon  e il protagonista avrà un volto famoso. Mi correggo: scriverò lo Sportyricon”: p.64.
Questo sì.

Infatti: “..’Perché non fate più cronache?’ domanda Casagrande. E’ mezzo matto di calcio.”: p.236.
Anche a questo c’è la risposta: “..Perchè la TV ha svilito la cronaca fino a toglierle ogni trasporto mistico.”: p.236.