Beppe Pegolotti, IL MONDO DELLO SPORT

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Beppe Pegolotti, IL MONDO DELLO SPORT, pp.1-259, Firenze, Editoriale Olimpia, 1951

Bibliografia:
Corsica Tunisia Gibuti (dal taccuino di un ‘inviato speciale’), Firenze, Vallecchi, 1939
Uomini contro navi - Gli assaltatori della Xa flottiglia MAS, Firenze, Vallecchi, 1959
L’Annigoni sconosciuto, Firenze, Sandron, 1980
Inviato speciale, Firenze, Vallecchi, 1985


Alla “Nazione” di Firenze, Pegolotti si occupava di cronaca giudiziaria, anche di guerre, ma all’occorrenza sapeva descrivere come nessuno un gol di Petrone, quello di fronte al quale si inchinavano “i cipressi delle colline di Fiesole”. Pegolotti scriveva di calcio, ma le sue cronache spaziavano dal folklore all’antropologia, inanellavano ironia, scherzi, battute.
Fu lui, durante una tappa del Giro, che vide una signora che stava dietro a Coppi. Era vestita di bianco, e la battezzò la Dama Bianca. Quel nome, lo sappiamo, sarebbe passato scandalosamente alla storia. <da un articolo della “Nazione” reperibile su Internet>


E’ rivolto apertamente alla platea dei ragazzi (“Quando fu domata la Manica, [Enrico Tiraboschi, a nuoto, ndc] i vostri babbi erano dei discoli, che forse tiravano i sassi e si ingegnavano di saltare la scuola, a quel tempo le vostre mamme camminavano appena e giocavano con le bambole come poi avrebbero giocato con voi, pupattole e bambolotti di carne e ossa.”: p.111; “Una delle più belle statue che ci hanno tramandato gli antichi scultori greci è una statua sportiva, è quella del discobolo, cioè del lanciatore del disco. Quando sarete più grandi, ne vedrete la fotografia sui libri di storia dell’arte, ma forse non l’apprezzerete che quando sarete uomini.”: p.117).
Quella dei grandi interessano, tuttavia, almeno una variazione sul lessema ‘partita stregata’: “Ogni poco le streghe fanno capolino sui campi del gioco del calcio. Si dice infatti che siano proprio loro, volando tutte avvolte in mantelli invisibili, a deviare il pallone..Poi, scommetto che si sbellicano dalle risa. Perciò, quando la palla balza per dieci e dieci volte davanti al portiere senza decidersi ad entrare nella porta, si usa dire che la partita è stregata.”: p.49; un rimando a quando “le biciclette non erano belle e leggere come oggi, le strade erano piene di buche, d’estate si affogava nel polverone e d’inverno le ruote restavano impaniate nel fango”: a uno dei primi Giri di Francia, Giovanni Gerbi, il ‘diavolo rosso’, fu fatto fermare e preso a bastonate da un gruppo di contadini. “Che cosa era accaduto? Una cosa semplicissima: il corridore francese che era passato prima aveva investito un pollo uccidendolo ed i padroni dell’animale avevano giurato di vendicarsi sul primo ciclista che sarebbe capitato loro a portata di mano.”: p.73; il sinonimo di ‘guide alpine’: “..Sono maestri di coraggio, ma insegnano la prudenza.”: p.79; vita di Alfredo Pitto, centromediano del W (Pro Livorno, Unione sportiva Livorno, Bologna, Fiorentina, Ambrosiana Inter, più di trenta volte nazionale): “..Bella vita, piena di soddisfazioni: eppure, Pitto se ne stufò presto..A trent’anni, sapete, un calciatore è già vecchio e bisogna che pensi davvero a trovare un mestiere per il resto della vita. Voleva smettere molto presto, eppure non smise. Sapete perché? Una crisi che imperversava in tutto il mondo aveva ridotto di molto i guadagni del padre. Pitto, così, continuò a giocare proprio per questo. Ed ebbe il gran vanto e l’onore di poter aiutare, con i suoi stipendi, la famiglia in quel momento difficile.”: p.92; e una puntata nella preistoria dello sci nazionale: “..In Italia la storia dello sci risale a meno di cinquanta anni. Il primo italiano che li vide e li calzò, tuttavia, bisogna andarlo a cercare in un tempo lontano. Fu un prete romagnolo che si chiamava Francesco Negri e che nel 1663 (quasi tre secoli fa!) se ne andò tutto solo a fare un viaggio nei pressi del ghiaccio e della neve: in Svezia ed in Norvegia. Vide, allora, che tutti camminavano su quelle curiose tavolette e ben presto si rese conto che senza di quelle non era possibile camminare, senza affondarvi, sulla neve alta di quelle regioni del Nord. Tornato in Italia, l’ardito prete raccontò la stranezza, ma nessuno pensò mai a fabbricarsi degli sci ed a considerarli strumenti utili.”: p.166.