Osvaldo Soriano, LA RESA DEL LEONE

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Osvaldo Soriano, LA RESA DEL LEONE, traduzione di Vittoria Martinetto e Angelo Morino, @ Osvaldo Soriano Editorial Sudamericana, Buenos Aires, @ Torino, Einaudi, 1995, Milano, Rizzoli, 1988, pp.1-226

Il titolo La resa del leone è un adattamento dell’originale A sus plantas rendido un leon (ai suoi piedi arreso un leone), tratto dall’inno nazionale argentino, scritto più di 170 anni fa, poco dopo la Dichiarazione d’Indipendenza. Un verso che non si canta più perché, si dice, potrebbe offendere la dignità di paesi amici..I patrioti dell’epoca (l’inno fu cantato per la prima volta nel 1813) alludevano al leone britannico, sconfitto nelle invasioni di Buenos Aires del 1806 e del 1807. Con il tempo, quando la Gran Bretagna divenne il principale alleato economico dell’Argentina, con cui intratteneva rapporti quasi coloniali, quel brano del poema nazionale fu lasciato da parte (in seguito a un decreto del 30 marzo 1900, durante l’apogeo delle relazioni anglo-argentine). [dalla Nota dell’autore, p.6].
La prima fase della guerra delle Malvinas, favorevole all’Argentina, induce Bertoldi, un suo console abusivo nel minuscolo - ma con tanto d’Imperatore - paese africano del Bonguwtsi a plateali show-down (tipo il cambio della bandiera sul pennone dell’ambasciata inglese) e, più concretamente, un gruppetto di trozkisti (negri e, ancora, un argentino), parcheggiati a Zurigo, ad anticipare - contrari agenti segreti francesi, inglesi e anche russi - il progettato volo nel Bonguwtsi per sollevarne la popolazione. Costituiscono varianti la fuggevole relazione di Bertoldi con la moglie di Burnett, l’ambasciatore inglese, il buffo duello alla pistola, dovuto a un equivoco, fra Burnett e quello italiano Tacchi e il pranzo in ambasciata per il compleanno della regina Elisabetta, che finisce col travolgere ogni etichetta, trasformandosi in un’orgia.
“Realismo magico”, talentuosità visionaria, felliniana, di Soriano.
“I suoi film sono cosparsi di artificio, maschere, travestimenti e personaggi del circo, di volti impressionanti, di rococò e bizzarro, il prisma attraverso cui guardava la sua vita e il mondo che ci presentava. Un luogo la cui immensità spettacolare, artificialmente costruita in studio, ci faceva vedere la verità interiore di ciò che si pensa debba essere il mondo reale che è in effetti un circo. L’idea di tutti i film di Fellini è nata nella mente del Maestro, nelle sue memorie, nei sogni, nelle fantasie e nelle favole”(‘Herald Tribune’ 1 novembre 1993) cinematografo.it
E qui (a Parigi, i Kruger, uno squadrone della morte del KGB, fanno la posta in strada ai negri e all’argentino, ospiti nella casa museo-casino-casinò di Florentine): “Lauri guardò ancora una volta dalla finestra e vide i Kruger nello stesso posto, integrati al paesaggio come le pubblicità delle Galeries Lafayette e le cabine del telefono. Come sempre, uno di loro mangiava un hot-dog, l’altro un gelato e il terzo passava il tempo con un giochino elettronico. Tutt’e tre bevevano birra e fumavano sigarette. Il bidone della spazzatura era pieno di lattine vuote. Lauri sospettava che dormissero in qualcuna delle auto parcheggiate lì intorno e che usassero la toeletta del bistrot, benché non li avesse mai visti separarsi. Avevano i vestiti blu molto sgualciti, ma nessuno li avrebbe scambiati per vagabondi: sembravano piuttosto dei disoccupati che attendessero notizie di un nuovo impiego. Non parlavano e stavano sempre in piedi. Talvolta uno si avvicinava all’altro, gli toccava un braccio col gomito e tutt’e tre ridevano come se qualcuno avesse raccontato una barzelletta.
Lauri aveva osservato che erano sempre ben rasati, ma Chemir sosteneva che, semplicemente, la barba non cresceva loro. Quanto sembrava infastidirli di più era che gli abitanti del quartiere portassero i cani a spasso. Quando gli animali orinavano contro il muro e sporcavano per terra, si indignavano e rimproveravano i padroni. Un paio di volte, l’argentino li aveva visti parlare con la polizia finché la volante non se n’era andata e loro erano tornati sul marciapiede. Per tutto il giorno leggevano la Pravda e il Die Welt e sfogliavano fumetti che impilavano scrupolosamente sul bidone..Quando fumavano buttavano la cenere nel bidone e quello che mangiava gelati conservava la carta e i bastoncini in una tasca della giacca.
Mentre li osservava dalla finestra, Lauri pensava come avrebbe potuto fare per toglierli di mezzo senza avvicinarsi loro né danneggiare gli affari di Florentine. Quel mattino aveva visto che uno di loro arrivava con una torta adorna di candeline e che tutt’e tre insieme ci soffiavano sopra mentre si davano gomitate e si congratulavano con abbracci e strette di mano. Allora escogitò di mandare a comprare una scatola di Partegas e di sperimentare l’efficienza delle poste francesi...
‘E’ l’ora’ disse Lauri d’improvviso, e subito dopo si sentì un’esplosione che fece tremare i vetri. Chemir corse alla finestra.
‘I Kruger!’gridò.‘Stanno bruciando vivi!’
Quomo si alzò in piedi e andò a guardare. In meno d’un minuto udirono una sirena.
‘Questa è impresa sua’ disse, rivolgendosi a Lauri. ‘Con cosa li ha colpiti?’
‘Stavano festeggiando un compleanno. In soffitta ho trovato dei francobolli cubani, e mi è venuto in mente che gli avrebbe fatto piacere ricevere una scatola di Havana da Fidel Castro.’: pp.129-133.
“I suoi melodrammi e fantasie, con la loro galleria di particolari aspri e di racconti, a volte senza una struttura, erano uno scenario onirico straordinariamente potente, come se per lui fossero più reali di qualsiasi verità mondana. Mescolava l’immaginario della gente come pochi e lo faceva con un amore e maestria spesso sorprendenti”. (‘The Guardian’ 1 novembre 1993) cinematografo.it
E a pp.114-115: “Lauri camminò per un corridoio guidato dall’aria di un minuetto. Fece cinquanta metri e sbucò in un salone dipinto di rosso, illuminato da lampade di bronzo e decorato da stucchi fin de siècle. La gente che si trovava lì aveva almeno ottant’anni. Le coppie si tenevano per mano o si muovevano strette al ritmo della melodia. Donne con uomini, donne con donne e uomini con uomini. rugosi, fragili, miopi e vestiti con i loro migliori abiti di gioventù..
‘Sembra che stiano ancora sognando, vero?’ disse dietro di lui Florentine e posò una mano intorno alle spalle di Lauri.
‘A me spaventano’ disse lui.
‘Stanno insieme da molto tempo. Si amano e si odiano e potrebbero uccidersi a vicenda per qualcosa che forse pensano, ma non possono dire. Non possono o non osano, non lo so, non appartengo a quel mondo. La cosa più commovente è che sognino ancora, anche se non si parlano più. Si sono detti tutto quello che avevano da dirsi, ma continuano a venire qui per stare insieme, per fare il conto dei morti, dei disertori, dei falliti. Talvolta portano una notizia di speranza. Il pianista è quello che ha fatto il sogno più bello, ma si è svegliato prima di sapere come finiva. Lo chiamavano ‘L’Uomo dell’Utopia Incompiuta’ ed è il preferito di Michel. E’ il compositore del minuetto senza fine, un pezzo che include tutto e non porta a niente ma che li rende felici.”:pp.114-115.
Poi, il “non c’è niente che non si possa dire in due parole” (p.213) di Soriano.
‘Frugò nella borsa e tirò fuori un sigaro di quindici centimetri, grosso quanto un dito, e una scatola di fiammiferi di legno. La stanza si riempì di un odore dolce e il console ebbe la sensazione che gli stessero accarezzando la lingua con una piuma.”: p.48.
“Prese la banconota da cento fiammante e si avvicinò alla finestra per vederla in piena luce.
‘Come sa che sono false?’
‘Dalla filigrana. Inoltre Franklin sta quasi sorridendo lì.’
‘Per rendersene conto bisognerebbe confrontarla con una buona.’
‘Non so. A Parigi mi hanno detto che Franklin deve essere più serio. Quelle che riescono bene le danno ad Arafat o al Fronte Sarahui’”: pp.61-62.
“Il gatto si alzò, attento come se contasse le gocce della pioggerellina sul giardino, e gli mise il muso vicino all’orecchio.”: p.73.
“Entrò nel bagno, assorto nelle sue congetture, e trovò O’Connell addormentato nella vasca, con un braccio sotto la nuca e i piedi puntati contro le piastrelle. Aveva la bocca spalancata e la barba schiacciata sul petto..Ogni volta che gli si avvicinava una zanzara, l’irlandese sollevava una mano e si colpiva la testa come se si fosse appena ricordato qualcosa di importante.”: pp.88-89.
“Su una mappa di itinerari dell’Air France, Quomo aveva tracciato una linea retta che collegava Parigi a un luogo situato nel centro dell’Africa. Chemir si era messo gli occhiali e chinava la testa come se esaminasse una formica.”: p.92.
“I negri mangiavano e bevevano e parlavano gridando. La pista da ballo era gremita di gente.. L’orchestra, protetta da un recinto di fil di ferro, suonava chitarre, trombe e tamburi e gli orchestrali venivano sostituiti ogni volta che svenivano disidratati.
L’irlandese cercò con lo sguardo il luogo più propizio da cui lanciare l’appello all’insurrezione. Tra l’osteria e il palco c’era un palo dell’elettricità perso nella penombra che gli sembrò alto a sufficienza per fare un discorso senza il rischio di essere interrotto..Quando arrivò in cima, si inginocchiò sulla traversa da cui si biforcavano i cavi e sentì che il palo ondeggiava come l’albero di una barca..Ringraziò Dio per l’assenza di vento e lanciò una manciata di esplosivo sulla torcia. La fiammata fluttuò un istante nell’aria e dalla baldoria arrivarono i primi applausi..Alla seconda fiammata, quando aveva cercato di disegnare una sirena con ali, gli orchestrali smisero di suonare e ormai tutti stavano indicandolo e prestandogli attenzione.”: pp.99-100.