Lino Cascioli, Giorgio Tutino, Giorgio Tosatti - LA FAVOLA DEL CALCIO ITALIANO

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Lino Cascioli, Giorgio Tutino, Giorgio Tosatti - LA FAVOLA DEL CALCIO ITALIANO [traduzione in inglese a fronte], foto in b. n. e a. c. n. t., prefazione di Angelo Guglielmi, pp. 1-221, Roma, Edizioni Il Parnaso di Lino Cascioli, 1994


Con un precedente consistente in qualche centinaia di libri sul calcio dati alle stampe (la gran parte dei quali ho recensito), era quasi scontato che il grande Cascioli, nel 1994, non apportasse contributi nuovi alla rassegna di cento”maschere” (p. 112), che il prefatore chiama “Storia del calcio” (Angelo Guglielmi, prefazione, p. 3), ma che è solo un’elegante strenna firmata ‘Il Parnaso’.

Volendo largheggiare, si possono estrapolare:
<Virginio Rosetta>
“Rosetta raccontava come una favola il suo primo campionato vinto con la Pro Vercelli, all’età di diciotto anni. E con un pizzico di nostalgia ricordava come, insieme ai suoi compagni di squadra, venne conquistato dall’emozione quando, al termine della partita decisiva giocata a Genova, vide sollevarsi in volo, dal settore dei popolari, i colombi viaggiatori che dovevano portare a Vercelli la notizia della grande vittoria. ”

<Valentin Angelillo>
“Correva dietro ad un aquilone, trasportato dal vento caldo che soffia sui prati di Buenos Aires e che sale impetuoso dal Rio de la Plata. Antonio Valentin Angelillo, figlio di un venditore di carni, aveva solo dodici anni quando uno scopritore di talenti lo vide correre dietro un aquilone. Fu sedotto dal ritmo musicale di quella falcata e gli bastò quel particolare insignificante per intravedere nel ragazzo il campione che dormiva in lui. ”
<Ezio Pascutti>
“Per essere un attaccante degli anni Sessanta aveva un’encomiabile visione di gioco che lo pose in anticipo su tutti gli altri campioni del suo tempo. Sapeva intuire le proiezioni offensive della manovra, muovendosi senza palla con tanta intelligenza tattica da dettare ai compagni il passaggio che risultava loro più naturale e spontaneo. ”

<Marco Tardelli>
“La trasformazione della nazionale da Vigo a Barcellona fu netta, clamorosa, Tutto dipese dalla ritrovata condizione di Paolo Rossi; però l’unico mutamento tattico reale fu l’ingresso di Oriali e l’avanzamento di Tardelli. Riportandolo nel suo ruolo naturale di centrocampista offensivo, Bearzot cambiò, finalmente, il motore della squadra, le diede quella penetrazione e potenza che prima non aveva avuto. ”

<Bruno Conti>
“Bruno Conti era la fantasia, la destrezza del giocoliere: e ogni volta ti domandavi quale nuovo numero ti avrebbe regalato e quasi sempre il campione riusciva a stupirti.. Pochi calciatori han dato, come lui, tanta gioia, tanto godimento estetico, tanta bellezza agli amanti del calcio. Aveva dentro il fuoco e la poesia. Fu l’eroe dei mondiali ’82, da Pelé nominato brasiliano ad honorem.

<Michel Platini>
“Se si potesse paragonare l’evoluzione della specie a quella calcistica, la comparsa di Platini coinciderebbe con quella dell’homo sapiens.
Il suo gioco è stato il trionfo della razionalità sulla forza bruta, dell’intelligenza sull’istinto, dell’eleganza sul furore. Un’eleganza che non lo ha mai abbandonato, sia nei gesti atletici, sia nei rapporti con l’ambiente, sia nella gestione del successo. ”