Italo Moscati, IL TROMBETTIERE DI GIANNI BRERA

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Il football è imprevedibile e ha il suo fascino nel rischio, nelle occasioni mancate, nello sbaglio e anche nell’incidente, e piace proprio perché, pur rispettando delle regole precise, assomiglia alla vita: non si può programmare. E poi chi l’ha stabilito che vincono i migliori, i più forti o quelli che s’impongono di colpo? ( Enzo Biagi)

Italo Moscati, IL TROMBETTIERE DI GIANNI BRERA, pp. 1-238, Chieti, Solfanelli Editore, 1990

Italo Moscati (1937) scrittore e regista, sceneggiatore. Nato a Milano, vive e lavora a Roma dal 1967. Insegna Storia dei Media e Arti Visive della Contemporaneità all’Università di Teramo. Tiene un blog d’interventi sull’attualità reperibile su Google digitando: blog.it - Moscati..

Bibliografia Fellini & Fellini. L’inquilino di Cinecittà: fabbrica delle immagini, Ediesse, 2010
Greta Garbo. Diventare star per sempre, Edizioni Sabinae, 2010
Hitchkock. Il laboratorio del brivido, Ediesse, 2009
Gioco perverso. La vera storia di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, tra Cinecittà e guerra civile, Lindau, 2007
Sergio Leone. Quando il cinema era grande, Lindau, 2007
I piccoli Mozart. Wolfi e Mannerl: una storia di bambini prodigio, Lindau, 2006
Pasolini passione. Vita senza fine di un artista trasparente, Ediesse, 2005
Sofia Loren. La storia dell’ultima diva, Lindau, 2005
Vittorio De Sica. Vitalità, passione e talento in un’Italia dolceamara, Ediesse, 2004
Le scarpe di Jack Kerouac, Ediesse, 2003
Prato dell’arte. Un’avventura contemporanea, Marsilio, 2001
2001: un’altra odissea. Quando il futuro sedusse il cinema, Marsilio, 2000
Lo schermo mutante, Rai-Eri, 1993
A cena dopo teatro. Cinque commedie e tanti discorsi a tavola, Bulzoni, 1992
Rossiniana. Nove specchi per Gioacchino. L’arte del sorbetto, Bulzoni, 1992

Il libro ( il trombettiere era, nel giornalismo del passato, fino metà degli anni Sessanta, quasi sempre un ragazzo che stava in redazione per leggere al telefono agli stenografi gli articoli dei corrispondenti o degli inviati, come Moscati fece alcune volte per Brera) si colloca temporalmente in un ideale spartiacque rappresentato dalla vittoria nel Mondiale di Spagna e dal secondo scudetto (1982-’83) conquistato dalla Roma, eventi, in seguito ai quali, occuparsi di sport e in particolare di calcio è diventato quasi obbligatorio per gli intellettuali più riluttanti, che, “avendo un vocabolario troppo povero per competere col più umile dei tifosi”, attirano le critiche di Moscati. A suo giudizio, il giornalismo sportivo descrive “il campione inesistente, come il cavaliere di Italo Calvino”, i cui pezzi, “nudi o coperti, corrispondono e hanno il marchio d’uno stile ‘dernier cri’. Sono il massimo della falsità e, nello stesso tempo, il massimo della desiderabilità. ”: p. 132 e p. 168 e sg. <La palla gonfiata ad ago [da uno spunto di Beniamino Placido]> La prima palla veramente tonda fu la Superpalla Vis - gonfiata ad ago - utilizzata per la partita Italia-Inghilterra del 13 maggio 1939 (2-2: è la partita del gol segnato con la “manina” da Silvio Piola). Prima si giocava con una palla lievemente bitorzoluta e imperfettamente rimbalzante. Prima ancora, di avere una palla che rimbalzasse non se ne parlava proprio. In assenza della palla ad ago, coi bitorzoli della sfera avevano la meglio coloro che erano dotati di vaste estremità inferiori. Il piede doveva essere una specie di cucchiaio e il pallone, inafferrabile e capriccioso, doveva caderci o finirci risucchiato. In coincidenza dell’introduzione dell’ago, al loro posto si rendevano indispensabili piedi piccoli, piedi fasciati alla giapponese, perché, senza bitorzoli, la palla non necessitava più d’un cucchiaio, bensì di una breve leva capace d’infilarsi con destrezza nello spazio fra terra e cuoio, imprimendo forza e velocità: pp. 99-101.