Fabrizio Calzia, Parola di BOSKOV

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Fabrizio Calzia, Parola di BOSKOV, Senza dissiplina vita è dura, Fratelli Frilli editori, Collana "Ultimo stadio" 2003, pp.91


Nella recensione a: Mimmo Carratelli, "E nel settimo giorno Dio creò gli allenatori", avevo citato alcune frasi celebri di Boskov.


Questo libro-intervista completa il quadro di questo allenatore dal temperamento vulcanico. Principali panchine da allenatore: 1964-1971 FK Voivodina (titolo jugoslavo, 1966); 1974-1977 ADO Den Haag (vincitore Coppa d'Olanda, 1974); 1977-1978 Feyenoord; 1978-1979 Real Zaragoza; 1979-1982 Real Madrid (titolo spagnolo, 1980; Coppa del Re di Spagna, 1980 e 1982); 1984-'85, Ascoli; 1986-1992 Sampdoria (scudetto nel 1991; Coppa Italia 1988 e 1989; Supercoppa italiana, 1992; Coppa delle Coppe, 1990).

"Tuo padre che lavoro faceva?" "Mio padre era falegname. Ti dico adesso, mio padre è nato milleottocentonovantayqvattro, era prigioniero di guerra nel 1917, comincio, fino al 1920 o così, in Russia. I russi hanno preso questi soldati austrungarici, dice: tu fai cruciare ('segno della croce') così, aora se crucio così, da tre botte con una frusta a spalla e dice vai ('il segno della croce degli ortodossi è differente da quello cattolico'). E mio papà anche quando è morto a 76 ani ha avuto qvesti segni"... "Poi: come era alla Samp vita privata? Orgsanisata! Ventitre ore y trenta minuti era libero. Dopo, tuti devono stare a casa. In qvesto periòdo abiamo giocato sempre o mercoledì coppe Campioni, coppe, o domenica partita. Lunedì erano liberi. Martedì sera, mercoledì sera, giovedì sera ho chiamato due, tre giocatori, la sera. 'Mi ha chiamato?' (sussurra imitando il calciatore che protesta) 'Perchè ha chiamato?'. Io vi dico: senza dis-siplina vita è dura. Durissima"..."Io se ricordo come alenatore per me era sempre molto più importante organisare centrocampisti. Loro devo essere forti, rapidi, coragiosi, devono sapere giocare con due gambe, devono sapere con testa e così. Poi attaccanti e difensori. Pero se centrocampo non è ben organisato e non sono bravi i giocatori, aora, reti se dificile possono fare e si prendono più facili. E qvesto è così. Aora, ogi lego sempre giocano cinqve centrocampisti, qvattro centrocampisti, va bene, lascia stare qvesto: come sono loro? Qvesto è importante".

"Rigore è quando arbitro fischia"; "Dopo pioggia viene sole"; "Loro sono loro, noi siamo noi"; "In campo sembravamo turisti. Con la differenza che per entrare non abbiamo pagato il biglietto; "E' palla che deve correre, non giocatore"; "Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri".

Conclusa la sua avventura alla Sampdoria, Vujadin Boskov non è certo andato in pensione. Nel 1992 e nel 1993 eccolo sulla panchina della Roma. Non è una squadra strepitosa, quella giallorossa, ma Vujadin qualcosa di buono. 1994-1996: Boskov approda al Napoli, che non ha più Maradona ma ancora qualche ambizione: le cose in riva al Vesuvio non vanno poi benissimo, ma nel novembre 1997 lo richiama la Sampdoria, che ha rispedito a casa il tecnico argentino Menotti.

Certo la Samp non è più quella dello scudetto, il presidente risponde ancora al nome di Mantovani, ma si tratta del figlio del rimpianto Paolo, Enrico, che in tempi mutati fa quel che può e a fine campionato gli darà il benservito, preferendogli Luciano Spalletti, col quale i blucerchiati retrocederanno (1988-'99).

Nel febbraio 1999 lo chiama Luciano Gaucci, che si è appena mangiato un Castagner, che aveva portato gli umbri in serrie A.

Non riconfermato a fine stagione, c'è la chiamata dalla"sua" Jugoslavia in vista degli Europei 2000. I"plavi" in tournèe prendono quattro gol da una rappresentativa mista Cina-Honk Kong. "Non si possono prendere qvatro gol contro aversari che passano tre volte nostra metà campo", lasciando il dubbio sul punto da cui sarebbe partito il tiro per la quarta realizzazione. Poi la parola al campo: l'esordio vede i "plavi" opposti alla nazionale slovena per il 3-3 finale, maturato in maniera assai rocambolesca. "Contra Slovenia abiamo giocato due partite. Prima partita di 67 minuti abbiamo perso 3-0. Seconda partita 23 minuti: abiamo vinto 3-0. Aora noi dobiamo giocare per 90 minuti".

Bisogna far risultato contro la Spagna, ma vincono gli iberici.

Una fine ingrata e immeritata. Con la presidenza Garrone, gli era stato offerto un ruolo di "consulente del presidente" della Samp, che però ha rifiutato.