GIANNI BRERA, I campioni vi insegnano il calcio

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GIANNI BRERA, I campioni vi insegnano il calcio, Longanesi, 1965, pp.203,  fotografie commentate n.t.

Forse per il curioso retroscena ("Un mio piccolo intelligente lettore scrisse una severa lettera a Helenio Herrera, tecnico dell'Inter, rimproverandogli la mancanza di 'senso euclideo'. Era un mio tipico modo di dire, e H.H. me ne fece amabile colpa. Il piccolo intelligente lettore mi diede l'idea d'un corso di lezioni di calcio 'alla buona', senza complicazioni di termini gergali, tiritere geometriche e troppo sottili divagazioni psicologiche..Che se poi il libro, destinato ai ragazzi, dovesse riuscire utile a qualche paparino, tanto di guadagnato": p.5 e p.13) è questo uno dei libri di Brera più piani e 'commestibili'.

<IL PORTIERE> "..Vige ancora il WM e le incursioni avversarie sono all'ordine...del minuto secondo. O precipitarsi incontro all'uomo solo con la palla o subire. Dunque fuori, signorino Giorgio. E' passato all'Inter dal Modena, che l'ha avuto dal Rimini. Nasce il Ghezzi causidico, astuto e convincente. I compagni hanno in lui un sindacalista attentissimo. Non scappa una lira. E quando arriva Foni è battaglia vinta. Foni adotta il catenaccio: dietro a Giovannini stopper, c'è Blason. Uscire alla 'kamikaze' non è quasi più necessario..La fama di causidico non gli giova. Deve lasciare l'Inter dopo quattro anni. Il ragazzino di famiglia è costretto allora ai vagabondaggi del pedatore di ventura. Genoa crickett and football club. Ma la fortuna non l'ha abbandonato. Dal Milan è proposto il cambio (Buffon più soldi). A Milano grandi parate e magre avvilenti. Quasi tutte si consumano a sinistra, e lui, ironia, è di buon ceppo socialista. Ha un albergo, una moglie ricca, ma le vecchie idee vanno pur onorate" (p.88 e pp.92-93).

<IL DIFENSORE> "..A me, Cesare Maldini, triestino, padre di famiglia, si rimproverano le maldinate. Hanno creato un vocabolo per me..Io non sono nato poliziotto nè sbirro e non so far male a nessuno. Uso il fioretto: entro sul tempo; raramente picchio concludendo il tackle; il più delle volte porto il piede come il gatto fa col gomitolo: e poi recupero di spinta; cioè salto sulla palla, esco in dribbling dall'area; è un'ebbrezza autentica toccar via di piatto, procedere calmo al palleggio, toccare a un compagno, rilanciare, far gioco": pp.171-173.

<IL CENTROCAMPISTA> "..Giocare da protagonista in centrocampo è molto più difficile che farla da cane poliziotto..E' geometria e non altro il cammino della palla. SI potessero fissare le traiettorie, dopo un incontro, si vedrebbero infiniti segmenti, lunghi, meno lunghi, brevi, si vedrebbero curve, parabole, ellissi, e soprattutto triangoli: equilateri, isosceli, ottosangoli, in serie..Però, raccapezzarsi a centrocampo, è una parola. Cento palloni transitano nel tuo settore: se ne prendi dieci, hai corso girato saltato spinto quasi a vuoto; se ne controlli sessanta, sei in giornata buonissima..Il centrocampista che costruisce ha da avere istintivo il senso delle equidistanze, cioè della posizione propria e dei compagni. Il mediano centrocampista così com'è uscito dall'esperienza sistemista e dal catenaccio (o 4-2-4 o come volete) è un acuto giocatore di scacchi in grado di misurare e vagliare con immediata prontezza le mosse proprie e dell'avversario..Il centrocampista non dovrebbe mai spender fiato per nulla; mai scattare per sentir brusire la platea amica: mai avventurarsi in avanti per il solo gusto di farsi guardare, d'imporre ostentatamente il proprio gioco ai compagni. Dovrebbe conquistare la palla, aggiustarsela e battere via..L'ideale sarebbe camminare come soleva Monti e come ancora ieri soleva Dino Sani. A respiro lungo si vede e si pensa meglio: il tocco e la battuta riescono precisi. Corre la sola palla, non si è già noi a correre..I gol li fanno gli altri. I gol li evitano gli altri.. Gli intenditori soli sanno apprezzare un contrasto effettuato sul tempo, un controllo a diretto contatto dell'avversario, uno stacco acrobatico. Gli intenditori soli usano apprezzare il sacrificio e l'abnegazione del mediano centrocampista. Ma quanti sono gli intenditori?": p.102-103, p.109 e  p.158.
<LA PUNTA> "..Il ruolo del centravanti ha significato emblematico attivo: chi lo sostiene è il condottiero dell'assalto e della rapina. Nella roccaforte avversaria sono i beni da noi fortemente voluti: il primo ad vventarsi è il centravanti: si confonde nella mischia più acre: usa fulmineamente le sue armi: gomiti larghi, bulloni digrignanti sulla gramigna, occhi stravolti. I suoi riflessi sono dello scattista: la palla obbedisce ai più folli capricci del caso, bisogna sempre scattarle addosso dagli 'starting blocks' dei nostri bulloni: la coordinazione è un assillo costante, perdere coordinazione significa mancare lo spunto conclusivo, il sincronismo, l'attimo fuggente": pp.136-137. <Senz'ali non si vola> Nessun altro giocatore, neanche il centravanti, può mettere nel proprio gioco così spiccato estro personale. Anche l'ala deve attenersi, ovviamente, a una geometria, però nessuno al pari dell'ala ne può evadere come la fantasia gli detta dentro e come gli consentono le gambe. Giocare all'ala, quando si è ben serviti, è uno dei piaceri più raffinati del calcio": p.193