GIANNI BRERA, Il mestiere del calciatore

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GIANNI BRERA, Il mestiere del calciatore, Mondadori editore, 1972, Prima edizione, pp.216

Dei sotto - mestieri del calciatore, il più sviscerato da Brera è quello del centrocampista

L'oriundo Baloncieri aveva imparato il calcio in Argentina. Rientrato in Italia, esordì poco più che ventenne in maglia azzurra e per quasi ventanni fu una colonna della nazionale..Baloncieri giocava all'antica, da un'area all'altra, però con misura mirabile. I suoi tiri in porta non erano mai velleitari..L'11 maggio 1930 (5-0 a Budapest alla fin allora quasi insuperabile Ungheria), a nessuno sfuggì il senso costruttivo di Baloncieri, sugli inviti del quale partivano a turno Orsi e Meazza.

Bernardini era dotato di ottimo stile ma non di particolare velocità. Già portiere, già centravanti, possedeva battuta lunga e nitida, ma per effettuarla esigeva lo servissero i gregari: così passava il tempo, e la sorpresa dell'attacco profondo veniva a mancare.

Ferrari era un artigiano e Meazza un artista. L'uno non sarebbe stato nulla senza l'altro; ma Ferrari era indubbiamente più utile di Meazza nell'economia del gioco, lo prova il suo libro d'oro: dove giocava Ferrari, là finiva lo scudetto. Era lento e metodico, mai distratto da estri pretenziosi. Il suo stile era sobrio, la sua generosità d'impegno metteva a dura prova qualunque avversario. Arretrava a proteggere la difesa, riceveva i disimpegni e avanzava al trotto aspettando l'attimo per invitare Meazza all'impostazione del gioco. Naturalmente, ci sapeva fare anche lui nella costruzione e nella rifinitura, non è che fosse un postino o un portatore di mattoni: all'occorrenza sapeva dar palla alle punte e magari anche segnare, quando rientrava in azione; ma per solito il suo senso della misura gli consigliava alternative più logiche: portata palla alla giusta altezza, faceva partire il diagonale basso per capitan Meazza in attesa. Il fuoriclasse riceveva controllando da par suo, vinceva magari un dribbling se necessario: poi, alzando gli occhi, stabiliva chi dovesse servire fra le tre punte: più spesso, battendo il destro, gli veniva di lanciar diagonalmente l'ala sinistra Orsi, e, dopo di lui, Colaussi, che ne approfittò per segnare gol importanti. Meazza correva mollemente perchè l'estrema abilità nello smarcarsi e nel controllar palla gli consentiva il ritmo che più gli garbava: ma all'occorrenza speva scattare come nessuno: era stato un agilissimo centravanti di movimento, capace di guizzi fulminei.

E quando gli estri podistici sono ancor più diminuiti in lui, ha voluto un altro interno fra i suoi gregari: Serantoni, che Pozzo ha allineato ai mondiali 1938 quale mediano destro: Serantoni era un secondo rifornitore per Meazza: importante era che il lancio o la rifinitura decisivi fossero affidati al più bravo.

Nel primo dopoguerra Grezar era elemento assai fine ma forse troppo lento.

Annovazzi era giusto il suo contrario e aveva un fortissimo tiro di destro.

Castigliano aveva più classe di entrambi, possedeva istintivo senso geometrico e staffilava in porta da fuori.

Loik apparteneva alla categoria dei cursori metodici e mai morti: era un brevilineo tozzo e potente, capace di fatiche lente e continue: non aveva grande classe ma sapeva rendersi utile come spalla instancabile di Valentino Mazzola e dello stesso Castigliano.

Mazzola era un traccagno di piccola statura e tuttavia così dotato atleticamente da strabiliare.   Scattava da velocista, correva da fondista, tirava coi due piedi come uno specialista del gol; staccava e ncornava con mosse da grande acrobata, recuperava a difesa, impostava l'attacco e vi rientrava spesso per concludere..

Centrocampisti schietti sono stati e sono Trapattoni, Bertini, Zaglio, Radice, Emoli, Colombo, Fogli, Moschino, tutti incompleti per un verso o per l'altro.

Un centrocampista di regia con ottimo senso del gioco ma scarso nerbo atletico è De Sisti, capitano della Fiorentina; un altro che quando l'assiste la vena non ha eguali è Moschino, peraltro deficientissimo sotto l'aspetto fisico (pp.148-165).