Lino Cascioli, C'era una volta il calcio

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Lino Cascioli, C'era una volta il calcio, fotine n.t., Edimond, 2004, pp.131

O  si è comuni avventori da Bar Sport, oppure si deve conoscere Lino Cascioli.

Alla trentacinquennale attività di giornalista professionista, ha affiancato quella di editore de "Il Parnaso" ("La lingua di Roma" - 8000 Detti, motti e proverbi romani, Eu 30; "La Roma, una leggenda", Eu 25; "Le strade del cinema portano a Roma", Eu 30; "L'avventura della vita" - L'autobiografia di Romolo Vaselli, imprenditore edile nella Roma dei primi del Novecento).

Come giornalista sportivo, con gli altri "ragazzi del '35": Giampaolo Ormezzano, Gianni Melidoni e Piero Dardanello, antepone all'interpretazione rigidamente tecnico-tattica della vicenda calcistica i risvolti di costume e gli approfondimenti di varia umanità.

Esemplare il ritratto di Luis Carniglia, in cui, con grande obiettività, il ragguaglio sul negativo responso del campo ("Per ogni partita vinta a mani basse, con un gioco offensivo che incantava le platee e faceva esultare i suoi partigiani, si verificavano sconfitte inattese che allungavano ombre su quei successi e riaccendevano velenosamente la polemica": p.45) bilancia il sostegno dato da Cascioli all'Università del Bel Gioco, nella coeva polemica con la Lega del catenaccio (capitano del Popolo Giovanni Luigi Brera, uomo di lettere): "..Il calcio per lui non era regola tattica, ma invenzione continua. Del valore della sua predicazione ci rendemmo conto trent'anni dopo. Anche se cacciato dalla porta, il calcio che voleva Carniglia, inteso come voglia di fare spettacolo, seppe rientrare dalla finestra con Sacchi e con Zeman..Sognava di vincer anche in Italia quello che aveva vinto col Real Madrid, e si considerò, a Firenze, a Roma e a Torino, come un Napoleone del calcio esiliato a Sant'Elena. Conversatore affascinante, ha seminato migliaia di magnifiche illusioni in un calcio italiano senza scintille, che ai dissipatori del suo stampo preferiva i Savonarola come Heriberto Herrera": pp.44-45.

Per il resto, l'affollato archivio di Cascioli spazia dalla notizia curiosa ("Pozzo aveva notato che Ferraris IV era arrivato in ritiro con due grandi bauli, ma non si cambiava mai d'abito. Incuriosito, mentre il giocatore si allenava, ordinò d'ispezionare il suo bagaglio. Uno dei due bauli era pieno di pacchetti di sigarette, che Attilio fumava di nascosto": p.9) al reportage ispirato ("Nelle piazze di Città del Messico, i nomi delle squadre superstiti brillavano ormai nella notte, disegnati dalle accecanti scritte al neon. Vedevamo lampeggiare dappertutto I-TA-LIA - BRA-ZIL, I-TA-LIA - BRA-ZIL. Arrivai a intenerirmi di fronte a quelle decine o centinaia di uomini e donne che ci stringevano, ci baciavano e piangevano. Abitanti dei sobborghi di Città del Messico, minatori di Oaxaca, uomini della terra e degli altipiani, contadine che ci aspettavano coi loro piccoli in braccio, gente che viveva con nostalgia il suo esilio dall'Italia, e tutti cantavano canzoni d'altri tempi e leggevano poesie sotto la pioggia, nel fango di strade e sentieri, sotto il vento che scendeva dalle creste ghiacciate della Mujer dormida": p.59)