Gianni Brera, Storia critica del calcio italiano

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Gianni Brera, Storia critica del calcio italiano, Bompiani Editore, 1975, pp.461 In appendice: Calciostatistiche, a cura di Giorgio Sali


Partita per partita, come per la sbobinatura d'un polveroso reperto dell'"Istituto Luce", una storia del calcio italiano, ancora lontano dallo show business odierno, scritta dal giornalista che più ha caratterizzato il modo di raccontarlo.


Subito qualche chicca: nel '30, al Bologna, "quando il presidente Dall'Ara sembrava restio a scioglier i cordoni della borsa, Andreolo riusciva a sgomentarlo camminando sulla balaustra della sede..Giunto all'estremo, Dall'Ara toglieva il portafogli dalla tasca e Andreolo, con un balzo, si metteva in condizione di riscuotere" (p.120); nel '41, "Valentino Mazzola, militava, ignoratissimo, nell'Alfa Romeo; arruolato in marina, si presenta in prova al Venezia, giocando a piedi nudi. Come lo vedono, gli acquistano subito le scarpe, e lo assumono per un cocomero e un peperone" (p.183) [metafora, replicata a p.194, Ndc.]; nel 1958, a Parigi, in Francia-Italia 2-2, "il CT Gipo Viani trova il modo di farsi compatire fraintendendo il regolamento, che prevede la possibilità di sostituire un giocatore solo se infortunatosi nel primo tempo.[capita anche oggi, Ndc]. Durante l'intervallo, ordina a Galli di lasciar il proprio posto a Firmani della Sampdoria. Rientra la squadra e i francesi obiettano: il gioco riprende con dieci azzurri e Galli deve rivestirsi in fretta e furia. 'Coccon Fiffirmani', si lagna il Gipo [precursore di Cesare Maldini, Ndc], 'avrei vivvinto facile' (p.288)".

Sullo sfondo della "Storia critica", i due schemi all'onore del mondo.

Il Metodo o W. Due terzini disposti a zona, magari entrando primi a turno, secondo la provenienza dell'attacco; due laterali sulle estreme avversarie; in centrocampo il centromediano e i due interni; in attacco due ali e il centravanti..La regia del gioco a W era del centromediano: il suo compito era di riconquistare palla sulla rimessa del portiere; dal centromediano la palla finiva quasi sempre agli interni, oppure, quando lo consigliava la tattica, batteva i lanci per le estreme, o più raramente, seguendo il gioco, egli stesso concludeva a rete da fuori. Il gioco offensivo veniva impostato dal centromediano e dagli interni, ai quali toccava rifinire per le punte e qualche volta, rientrati in azione, concludere per il gol. Le ali scattavano sui lanci in profondità o sulle aperture del centravanti o degli interni. Nella maggior parte erano trottolini capaci, liberatisi del mediano, di scattar a fondo campo per il cross; ben pochi s'accentravano per battere in rete; e quei pochi eran tutti capaci di tiri forti, a prevenire i terzini in agguato. Le marcature del vecchio calcio erano irrilevanti. Era più un gioco di intercettamento che di incontri diretti o 'tackles' condotti sull'avversario. Il duello diretto fra difensore e attaccante sarebbe venuto con il WM inglese, che avrebbe anche esasperato i controlli in centrocampo (pp.72-74).

La stagione '28-'29 l''International Board of Football' riforma la vigente regola del fuorigioco, che contemplava offside quando fra il portiere e l'avversario non erano almeno due uomini. Bastava un saltino in avanti del primo terzino perchè l'attaccante in procinto di ricevere palla risultasse fuorigioco. Gli scozzesi chiesero che il fuorigioco fosse riconosciuto e sancito quando fra attaccante e portiere fosse meno d'un difensore o comunque d'un compagno del portiere.

Questa semplice modifica rivoluzionò completamente il ritmo e il modulo di gioco: il calcio britannico fu il primo ad adeguarsi alla modifica e in particolare Herbert Chapman, tecnico dell'Arsenal, concepì un modulo, con cui intese favorire gli attacchi, molto impacciati prima dal fatto di dover operare avendo almeno due difensori fra sè e il portiere avversario. Prima della modifica dell'offside, "quando un attacco preparava l'azione, subito si allontanava dall'area un terzino e tutto era fermo; oppure gli attacchi si ammucchiavano tutti e cinque in linea a ridosso dell'area e aveva inizio l'attesa, molto stucchevole, del momento propizio per toccare palla e rifinire a favore del compagno" (p.125). Tolta di mezzo la vecchia regola del fuorigioco, si dilatavano gli spazi.

Il Sistema o WM. Terzini allargati sulle ali, prima controllate dai laterali; centromediano richiamato a stare in linea coi terzini e a controllare da presso il centravanti avversario; i due mediani laterali mandati a centrocampo, immediatamente alle spalle degli interni, a formare il cosiddetto quadrilatero; in attacco, tre punte: le due ali e il centravanti. Il nuovo concetto di marcatura 'ad personam' in difesa e a centrocampo si esasperava in duelli accaniti e avvincenti, le traiettorie di rilancio e di impostazione divenivano più lunghe, gli schemi si riassumevano in geometrismi più essenziali e dunque più spicci" (pp.72-73).

Per il momento l'evoluzione tecnico-tattica riguarda i britannici e generalmente i nordici.

"I primi contatti dei metodisti italiani con il WM inglese sono ben poco incoraggianti...Pozzo non capisce molto del nuovo modulo: si rende conto solo che non è fatto per esaltare le qualità - non precisamente atletiche - degli italiani. Le marcature a uomo intrigano e confondono. I due terzini centrali mettono i compagni in costante inferiorità numerica. I metodisti hanno tre uomini in centro e i sistemisti quattro: praticamente il centromediano metodista si trova a ballare tra due avversari, mentre gli interni sono marcati dai mediani opposti...Soltanto in seguito capiranno gli epigoni del metodo che un'ala deve prestarsi al doppio lavoro difensivo e offensivo se non vuol abbandonare i compagni alla supremazia avversaria: accentrandosi a marcare un mediano, la finta ala abbandona nella sua zona il terzino che la marca, oppure se ne fa seguire, ingenerando confusione nel campo avversario" (p.171).

Con l'incontro Italia-Inghilterra 2-2 (Milano, 13 maggio 1939) - "Monsù Poss non ha ancora capito come e quanto sia necessario marcare anche i centrocampisti" (p.173) - "si combattono le prime battaglie per il WM o sistema inglese. Pozzo è per il W e neanche risponde alle provocazioni. Forse il dispetto di vedersi attaccato lo induce a ignorare il WM come deleterio per il calcio italiano. Ha ragione: ma è soprattutto deleterio a chi non lo conosce; e lui, Monsù Poss, è uno di quelli" (p.174).

In Germania-Italia 5-2 (Berlino, 22 novembre 1939), "i fautori del WM hanno ormai facile ragione del C.U., il quale ha l'aria di arrendersi ai novatori proprio per dimostrargli che sbagliano. La formazione è del tutto nuova. Le due squadre si affrontano applicando il WM" (p.178)

Dopo il rovescio all'Olimpiade '48 in Gran Bretagna, a Pozzo subentra come C.U. Novo,

Dopo l'uscita dai Mondiali '50, nuovo C.T. è Carlino Beretta, collaboratori Busini e Combi. "E' dogma il WM, anche se non ci è congeniale e ci fa perdere il più delle partite" (p.246).

Nel maggio '53, via Beretta, assunto Lajos Czeizler, che ha perso il posto al Milan.

Dopo l'uscita ai Mondiali '54 in Svizzera, Czeizler torna libero, Commissario per le Squadre Nazionali è Luciano Marmo, dirigente del Novara e allenatore è Alfredo Foni.

Foni CT, per Brera, predica bene e razzola male, o comunque è in contraddizione con se stesso: difensivista in campionato all'Inter, WMmista in Nazionale.

Persi i Mondiali '58 in Svezia, via Foni, subentra Viani.

A fine '58, Viani (che deve occuparsi del Milan) passa il testimone a Giovanni Ferrari, che si proclama fedele al WM.

Nel '59, da Ferrari a Viani/Rocco.

Sono stati difensivisti: Rocco (Padova '54-'58), Foni (Inter '52-'53); Bernardini (Fiorentina '54-'55); Viani (Milan '56-'57); Brocic (Juventus '57-'58); Helenio Herrera (Inter '60-'61).

Tra abbagli - all'Olimpiade '52 in Finlandia, in Ungheria-Italia 3-0, "basterebbe un terzinino tosto alle spalle dello stopper per metter in serio imbarazzo Puskas e Kocsis: nossignore, il povero Carlin Beretta lascia che il greve Azzini segua Palotas, finto centravanti, perchè così vogliono i numeri sulle maglie: contro Puskas e Kocsis, i due centravanti effettivi, secondo ragion di maglie giocano Neri e Venturi, due mediani. Il disastro è sicuro [capita anche oggi, Ndc.] - e retromarce (pp.241-242) "si prende a parlare, dal 1960, di 'Calcio all'italiana'.

Purtroppo, il Brasile ci ha preceduto di due anni; ma intanto s'è incominciato a capire che il WM inglese non è più per noi e per quasi nessun altro al mondo" (p.300).

Con l'adeguamento, ai Mondiali '66, degli inglesi al doppio difensore centrale (in aggiunta alle ali tornanti Ball e Peters), nessuna squadra al mondo poteva dirsi più fedele al WM. In effetti, a parole, gli epigoni erano stati proprio gli italiani" (p.361).

Ho diradato i commenti sulle ultime 150 pagine, sia perchè riguardano partite da me viste (vuoi mettere il fascino di 90' avvolti nella nebbia del tempo?), sia perchè è reperibile in libreria la ristampa, presso Baldini & Castoldi, della mia edizione Bompiani '75, ormai esaurita, ristampa che dovrebbe arrivare ai Mondiali '82.