GIAMPAOLO ORMEZZANO, I miti dello sport visti dallo spogliatoio

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GIAMPAOLO ORMEZZANO, I miti dello sport visti dallo spogliatoio, Milano,  Boroli, 2004, pp.175. Appendice (Le biografie dei personaggi), pp.179-221

[I 19 secondi e 5 decimi della] "..vittoria di Livio Berruti, studente torinese allora ventiduenne, sui 200 metri ai Giochi olimpici di Roma 1960 mi pare senza discussioni il massimo successo assoluto del nostro sport di ogni tempo" [e la doppietta '34-'38, e i sei goal di Pablito in Spagna '82?, ndc]: p.35.

"..Sara che ha appena vinto la medaglia d'oro olimpica a Mosca 1980: lei è riuscita a passare il regolo, dopo il volo sta accucciata sul materassino e leva le braccia al cielo, il suo sorriso è il massimo che si possa concepire, altro che la Gioconda o Marylin o Sophia o Julia Roberts" [quello stereotipatamente stampato della Roberts, poi..., ndc]: pp.139-140.

"..grazie ad Alcide Cerato, una sorta di superfratellone di Francesco [Moser], un ex corridore divenuto poi grande impresario di pompe funebri e grande amico mio al punto di affidarmi la confezione di una rivista sulla morte, 'La buona sera', che ha avuto un bel successo e non soltanto di curiosità..è nato un bel sodalizio, che ha resistito anche ai tempi, cioè al suo ritiro e al mio pensionamento": p.49.

"..Ricordo che una volta tentai di raccontare questo mio Rivera a uno scrittore che con lui aveva fatto libri e amicizia straordinaria, Oreste del Buono, ed ero stato un fallimento, il buon Odb mi ascoltava mentre straparlavo e mi sopportava nelle mie imprecisioni soltanto per buona educazione": p. 76.

"..Se devo pensare a una mia lacuna quanto a reportage sportivi, penso a quello per una gara ciclistica che si svolge ogni anno, partenza ai piedi dello Stelvio, ci sono Francesco Moser, Francesco Conconi, Romano Prodi, Maurizio De Zolt e altre persone che stimo e si sfidano e mica sempre vince Moser": p. 54.

"..Ogni tanto penso a come dovrei essere visitato da un colpo di genio, per racchiudere tanto giornalismo..in una frase semplice e chiara, che dica tutto in maniera semplice ed efficace e pazienza se sommaria o anche brutale, che liofilizzi in poche parole tutto l'arzigogolare di questo libro. Invece niente, scrivo e strascrivo, mi scrivo addosso, e di tutta la mia produzione giornalistica salvo poche righe che poi non sono reportage e neanche commento, un epigramma dei Giochi di Tokyo 1964, per una rubrica di colore sul mio quotidiano sportivo, battute, poesiole, insomma arte varia. Quattro versi dedicati al canottaggio intitolati 'Invidia', questi: 'Ai quattro senza - non far sapere - che il quattro con - ha il timoniere": p.159.
Brera dove sei?