MIMMO CARRATELLI, E nel settimo giorno Dio creò gli allenatori

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MIMMO CARRATELLI, E nel settimo giorno Dio creò gli allenatori, Limina Editore, 1996, pp.128, € 12

Sull'abbrivo del titolo, Carratelli - 72 anni, inviato speciale e caporedattore alla 'Gazzetta dello Sport', al 'Corriere dello Sport-Stadio' e al 'Mattino' di Napoli, vincitore del Premio Stampa Sportiva per il libro 'Monaco 1972' e per la storia della Nazionale pubblicata dal 'Guerin Sportivo' e autore del libro 'Quando lo sport è favola - qui personalizza il profilo di scafato bucaniere di redazione, sempre all'arrembaggio della notizia, col ricorso a uno stile, se non biblico, araldico. Tale interazione contenuto/forma dà vita a una serie di 43 cammei molto godibili.

Essi spaziano da Heriberto Herrera: "..In principio fu la dieta. Heriberto eliminò il burro, centellinò il vino e sequestrò le sigarette. E mai l'aceto condì l'insalata. E ridusse le bevande, anche l'acqua. E dissetò il campione e il gregario con quintali di frutta. Uva, pesche, pere e banane comparvero su vassoi smisurati. Nel giorno del Signore e della partita, Heriberto ordinò il menu fisso di un piatto di brodo con fegatini. Disse: 'Questa è la minestra che fa bere di meno'..Fu l'anima stoica e il ginnasiarca d'una squadra che correva e sudava a sua immagine e somiglianza..Fu il teorico delle vittorie per sfinimento..Aveva mani lunghe e ossute..Così muovendo le mani e distribuendo brodo con fegatini e portando al martirio i giocatori per tutta la settimana, Heriberto vinse a sorpresa uno scudetto.."; a Edmondo Fabbri: "..Da tempo infuriava la guerra tattica tra le città di Milano e Bologna. A Milano dominava la Lega del Catenaccio (Capitano del popolo Giovanni Luigi Brera, uomo di lettere), a Bologna s'era affermata l'Università del Bel Gioco..Topolino riempì la Nazionale di tutte le belle gioie disponibili, giocatori di suggestive fattezze con esclusione sistematica dei catenacciari milanesi. Una bella gioia era l'alessandrino Gianni Rivera..L'altra era Giacomino Bulgarelli..La terza era Sandrino Mazzola e la quarta Mariolino Corso..La Lega gridò allo scandalo quando Topolino li fece giocare tutti insieme in una Nazionale offensiva ritenuta insostenibile e fatua. Ma il piccolo Edmondo Fabbri trionfò per quattro anni..Quando raggiunse la tarda età, si ritirò nelle sue vigne tra Imola e Faenza. Chiamò i suoi vini Rivera, Mazzola e Bulgarelli nel perenne ricordo degli apostoli prediletti coi quali era affondato a Middlesbrough andando incontro alla notte dei pomodori"; a Pesaola: "..E un giorno disse: 'Io ho segnato più gol di Pelé'. Tutti si stupirono e nessuno gli credette. E allora disse: 'Eravamo a Milano, era gennaio, c'era un freddo cane a San Siro. Mi arrivò il pallone, siccome ero ben riscaldato, lo colpii al volo. Con quel gol il Napoli battè l'Inter'. Un discepolo disse: 'Ma quello fu un gol, uno solo, dove sono gli altri mille?'. Perchè Pelé ne aveva segnato mille. E il petisso disse: 'Quel gol fu filmato e fu adottato dalla televisione come sigla della Domenica Sportiva che lo trasmise mille volte'".

O da Boskov: "Allora il Signore..fece nascere Boskov a Novi Sad..e gli concesse trentaquattro anni per allenare e rilasciare frasi memorabili..Raccontò: 'Tempo fa sono stato a Giakarta. Ci hanno offerto una minestra con dentro nidi di rondini, spiegandoci che rondini fanno nido con la saliva. Tu dovevi mangiare. Non facile'..E del suo mestiere disse: 'Gli allenatori sono come le minigonne. Un anno le metti, l'anno dopo le butti nell'armadio'..Fu anche poeta. Quando vide l'olandese Ruud Gullit correre sul campo, disse: 'E' come cervo che esce di foresta'..Rise della zona e disse: 'Annulla le responsabilità individuali. Prendi un gol e non sai mai di chi è la colpa'.."; a Gigi Maifredi: "..Uscì dal nulla e fece dell'Ospitaletto di Brescia il laboratorio del suo calcio effervescente. Arrivò in gloria al Bologna: champagne e promozione. La Juve volle rinnovarsi e lo chiamò. Gigi Maifredi arrivò a Torino sul cavallo bianco di Montezemolo. Lottò per lo scudetto, vide la squadra colpire 28 pali e perse..Inventò la seconda gabbia dopo quella di Orrico. Pareti in legno e pallone sempre in movimento, costo 200 milioni, giocatori rinchiusi e impazziti, ubriachi di velocità e di rimpalli. Era arrivato a cavallo, se ne andò a piedi..Fu uno spavaldo sfortunato"; e  a Cuper: "..Hector Cuper e il demonio nerazzurro ingaggiarono una lotta continua. Alla fine di patimenti, delusioni, infortuni e trappole infernali, passati l'inverno e l'inferno, Hector Cuper credette d'aver vinto..Ma il suo destino napoleonico lo aspettava inesorabile alla fatidica data del 5 maggio..Questo avvenne a Roma in uno stadio di festa che attese il pomeriggio di gloria e fu deluso. Le corse e i girotondi di Hector Cuper finirono immancabilmente, in una giornata di straniamento e stranguglioni, nel nuovo tradimento della fortuna approssimativa.."