LUIGI GUELPA, Un manicomio tra i pali

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LUIGI GUELPA, Un manicomio tra i pali - Portieri con la camicia di forza - Prefazione di Marco Ansaldo, Limina editore, 2007,pp.116, € 14

Guelpa, nato nel 1971, che ha seguito da freelance i più importanti eventi calcistici internazionali per testate come "Calcio 2000", il "Guerin Sportivo", "Libero", "Il secolo XIX", "Don Balòn" e "Il Foglio", fa una carrellata di portieri.
Harald Schumacher, che "si sottoponeva a esercizi di yoga prima di ogni gara, per placare i bollenti spiriti. Fatica inutile. Per Schumacher le partite erano battaglie da giocare all'ultimo sangue". Raad Hammoudi, vittima, coi suoi colleghi di Nazionale, dei soprusi e delle torture dei sicari del presidente del Comitato olimpico irakeno Uday Hussein. "Fatty" Willie Foulke (1874 - 1916) che "quando si esibiva in qualche uscita volante, per bloccare i palloni sugli sviluppi d'un calcio d'angolo, gli avversari garantivano che era talmente grosso da oscurare il sole in area di rigore". Roberto Rojas, che fu squalifificato a vita per essersi, il 3 settembre 1989, al Maracanà di San Paolo, in Brasile-Cile, decisiva per l'accesso a Italia '90, simultaneamente alla caduta a pochi passi dalla sua porta d'un bengala lanciato dalla torcida brasiliana, ferito da solo alla fronte con un piccolo bisturi, preventivamente inserito in un'intercapedine d'un guantone. Helmut Duckadam, "Eroul de la Sevilla", il 7 maggio 1986, la notte dei quattro rigori parati nella finale di Coppa Campioni STEAUA BUCAREST-Barcellona; cui, per avere con questo offuscato l'immagine del conducator, poche settimane dopo Nicu Ceausescu dalla Securitate fece spezzare a domicilio una dopo l'altra tutte le dita delle mani. Jorge Campos, surfista, portiere, attaccante, addestratore di cavalli, che "scendeva in campo con casacche coloratissime ispirate alle tavole da surf che lui stesso disegnava, con tanto di suggestivi simboli aztechi. Ri Chan Myong, che a Middlesbrough, il 19 luglio 1966, saltò come un acrobata tra i pali, come già a Pyongyang tra una bomba e l'altra della guerra civile. Hugo Gatti, che "inventò la tecnica bizzarra, battezzata 'La De Dios'. Quella di Dio. Ginocchia a terra, braccia piegate, sguardo fisso nel vuoto. Nelle situazioni più disperate aspettava gli attaccanti lanciati a rete in questa strana posizione...Un autentico martirio per i suoi compagni, ma quel giochetto metteva in imbarazzo gli avversari che il più delle volte gli consegnavano il pallone". Ramon Quiroga, che, dopo la semifinale Perù-Argentina 0-6 del Mondiale '78, in cui i rioplatensi, per vincere il confronto a distanza col Brasile nel girone in comune, avrebbero dovuto metter a segno almeno quattro gol, fu accusato d'aver venduto la partita, mentre a saltare agli occhi fu piuttosto l'atteggiamento docile e arrendevole dei difensori peruviani. Germàn Burgos, dall'esistenza paragonabile a 'el tren a las nubes', suggestivo convoglio che unisce l'Argentina al Cile e attraversa le Ande, fino, il 9 febbraio 2003, alla comparsa, inattesa e repentina, della malattia. Valdir Perez, punto oscuro della Selecao, in Italia - Brasile 3-2, la 'Tragédia do Sarrià'. Jean Marie Pfaff. "...Un clown prestato al calcio...Un istrione che lasciava incustodita la porta per ripararsi sotto l'ombrello dei fotografi. Che sistemava l'inseparabile orsetto di peluche nella sua porta. Ispirando Rowan Atkinson, il papà di Mister Bean. Che giocava con un cappellino con le mani e un gancetto per azionarle e farle applaudire dopo una parata prodigiosa. Che indossava un paio di guanti extralarge per regalare un sorriso ai tifosi più giovani...". René Higuita. Che una notte di settembre del 1995 ammutolì Wembley col "colpo dello scorpione". Su un destro dalla distanza, Higuita si tuffa in avanti. Lascia scivolare il pallone sopra la schiena e poi lo colpisce in volo a piedi uniti. A pochi passi dalla linea di porta. Bert Trautman, che il 5 maggio 1956, in Manchester City-Birmingham, finale di FA Cup, dopo uno scontro di gioco, difese la porta con l'osso del collo fratturato. Fabien Barthez. "Fonte inesauribile d'ispirazione per qualsiasi cronista". José Luis Chilavert. Capitano dell' 'Albirroja', la biancorossa paraguayana. "Che aveva difeso settantadue volte, compresi due edizioni dei Mondiali. Avrebbe voluto far gol anche in Coppa del Mondo. Ma non ci riuscì". Bruce Grobbelaar. Il 20 maggio del 1984, nella finale di Coppa dei Campioni Roma-LIVERPOOL, ai rigori, il numero degli 'Spaghetti Legs', la mossa del passeggio sulla linea di porta con gambe tremolanti e fare incerto. Tino Lettieri, l'oriundo di Titritto, grazie alle cui prodezze, nel 1986, il Canada ottenne la prima, e finora unica, partecipazione ai Mondiali. Jesus Mariano Angoy, segnato al Barca - essendo genero di Cruyff - dal marchio del raccomandato: tanto vittima di Parentopoli, da cambiare sport e passare al football americano in Spagna e negli U.S.A. Kossi Agassa. Che, dal far parte della rivelazione -Togo al Mondiale 2006, ha avuto un minuscolo risarcimento dopo anni di panchina al Metz. Sacrificato da allenatori miopi e ottusi. Probabilmente anche un po' razzisti.