MASSIMO RAFFAELI, L'angelo più malinconico

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MASSIMO RAFFAELI, L'angelo più malinconico - Storie di sport e di letteratura, Ancona, Affinità elettive, 2005, pp.201, Eu15. I testi compresi nel volume sono usciti sulla pagina sportiva de "Il Manifesto". Raffaeli (Ancona, 1957) vi scrive anche di critica letteraria: la produzione critica comprende alcuni volumi, tra cui: "Novecento italiano", Sassella editore, 2001

Delle quattro sezioni ('Libri', 'Atlante', 'Per la boxe' e 'Heroes'), l'ultima è la più interessante.

[L'angelo più malinconico] Raffaeli rivela di amare il calcio da quando, bambino, in un'amichevole Ancona-Fiorentina, vide giocare Maschio, uno dei tre 'angeli dalla faccia sporca'. "..Verso la metà del secondo tempo, quando il caldo e l'arsura paiono aver già chiuso la partita, Maschio invece è identico a prima, non ha subito alcuna metamorfosi, perso nel quadrante di ascisse e ordinate da cui valuta la profondità del campo (Egli gioca solamente per la profondità)". Stop e pallone ad Hamrin, che va sul fondo e traversa al centro: di nuovo lui, chiude a triangolo e tocca d'anticipo, tra palo e portiere:"tutto un bignami di tocco, palleggio e tiro. Nessuno, nemmeno il bambino lo sospettava, ma alla mezzala rimanevano da giocare solo due partite in Italia" : pp.102-104.

[Addio a Omar] "..Nel reparto avanzato, Sivori - spariva per lungo tempo, poi di colpo si materializzava a ridosso delle punte - introduceva la dissonanza, cioè lo schema inaudito, ideato da lui e pensabile solo per lui, quando inventava l'azione in apparenza dissipatoria, la stessa che a nessun altro sarebbe stata perdonata": pp.107-108.
[Muccinelli ala destra] A proposito di ali destre d'una volta...Questo giocatore era "la cerniera e la casella mobile" della squadra - la Juventus 1949-50 - che attorno al 1975 Brera riteneva la più completa, se non la più forte, fra le italiane dell'ultimo mezzo secolo. Col 7 sulla maglia, Muccinelli ha la funzione di moto perpetuo o, invece, di cambio di marcia. In contropiede fila via ("i filmati tradiscono uno stile asimmetrico, corre col busto in avanti, pare sempre stia scivolando"); arrivato sul fondo, o il traversone per Hansen, o un passaggio a Boniperti, per il tiro a volo di destro: p.122.

[Zona Cesarini] Raffaeli, due giorni prima di scrivere il pezzo, ha assistito a Castellaro, nella Marca anconitana, all'inaugurazione d'un monumento a Renato Cesarini. "..Il suo mito lo fonda in presa diretta la voce stentorea di Nicolò Carosio mentre Rabagliati, in sottofondo, canta 'Quando la radio trasmette da Torino'. Cesarini è libero d'inventare calcio e divertirsi flottando entro un quadrilatero di ferro..Basta che alzi gli occhi, perchè veda sfrecciare e dettare il passaggio due ali di classe mondiale (il minuscolo Sernagiotto e Orsi) o Borel detto Farfallino, la cui stoccata è omicida. Lui preferisce rifinire e rientrare per la conclusione, seguendo impulsi indocili e sempre imprevedibil": pp. 125-126.

[Totò] Per Schillaci, "una falena, ovvero una meteorite", il campionato del mondo segna l'apice, seguito, nei quattro campionati che l'aspettano in Italia (due alla Juventus, due all'Inter) da un calvario di infortuni, incomprensioni e polemiche, fino al passo d'addio: pp.145-147.

[Pavel Nedved e Carol Poborsky] "..Ignora il ritmo elegante, la metafisica del tocco e del palleggio che fu dei danubiani. Non ha ruolo, però dispone di cinquanta metri spalancati al suo moto perpetuo. Non ama i gesti acrobatici, ma un baricentro basso lo agevola in torsioni che punte di ruolo giudicherebbero proibitive. Non ha schemi, o meglio non gradisce geometrie predeterminate; ma può entrare in ogni tipo di schema, alla maniera d'una pedina 'just in time' applicabile al calcio. Le sue girandole dissimulano un paio di cospicui difetti: recupera malvolentieri, non sa difendere e, ovviamente, ha bisogno di ricever palloni dai cosiddetti portatori d'acqua (Poborsky nella nazionale ceca e Tacchinardi e Zambrotta nella Juve)..Negli anni Trenta del Metodo, Poborsky sarebbe stato un mediano dei più classici; nell'attuale contaminazione di schemi e moduli, reinventa quel ruolo di laterale destro capace all'occorrenza di difendere, impostare e concludere": pp.161-165.

[Per il Trap] "..Ricorda che il calcio è impegno/fatica/agonismo prima che sprechi da genio, coreografia e spettacolo circense..Dicono che il Trap, per amare il collettivo, deprima i singoli, diffidi dei campionissimi, preferisca i calciatori navigati agli esordienti: eppure ha trasformato Platini in uomo-orchestra dal solista che giocava in Francia, ha plasmato Tardelli e maturato in via definitiva Vialli..Non è una star, non lo sarà mai; piuttosto, un operaio specializzato e maniacalmente innamorato del suo lavoro": pp.168-170.