GIUSEPPE FUMAGALLI, Figli d'un Rio minore

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GIUSEPPE FUMAGALLI, Figli d'un Rio minore [Il Po, N.d.c.] - A lezione da Gianni Brera -, Limina, 2005, pp.113

La premessa (Fumagalli, di Bergamo, è giornalista professionista dal 1987. Lavora come freelance per le riviste della De Agostini-Rizzoli Periodici, "Panorama", "Visto", "Io Donna", "Famiglia cristiana" e "L'Eco di Bergamo") è una prolungata trattativa per l'articolo mensile "Grandi firme" su "Yacht Capital". Il tema era semilibero. L'autore poteva scrivere quello che voleva, purchè ci fossero di mezzo o mare o barche, o tutti e due. Brera chiede due milioni, ma l'offerta è di uno. A un passo dalla rottura, l'accordo viene trovato su un'insolita forma di compenso: un milione più dodici beccaccini e due bottiglie di vino. La consegna avviene a casa Brera, in via Cesariano a Milano. Dalle due di pomeriggio alle nove di sera, dopo sessanta sigarette e tre bottiglie di vino, emerge dal racconto tutta la forza di linguaggio e di temperamento di Brera.

<PLATINI>. "..'Sono in attesa di Abatino parte seconda, ovvero la messa in stato d'accusa calcistica di un mito, il mio: Platini...Lui mi sembra l'incarnazione di quelle doti innate che poco fa rivendicavo come il maggior patrimonio del calcio'. 'Ma Platini non ha avuto la scienza infusa. II calcio, come tutto il resto, è artificio puro. E Platini questo artificio l'ha saputo concepire e riprodurre alla perfezione. Cosa credi tu, che a dieci anni tirasse le punizioni attorno alla barriera e mettesse la palla nel sette? Io mi sono informato e so come sono andate le cose. A dieci anni il signorino Michel Plàtini era una pippa. Era il più mingherlino di tutti e i compagni non lo facevano giocare. Allora lui si ritirava tutto solo in un angolo, stava le ore a palleggiare, a tirare di destro e di sinistro contro un muro e quando faceva buio e gli altri andavano a casa lui era ancora lì con la palla tra i piedi. E a forza d'averla tra i piedi la palla gli è entrata anche nella testa. Una serie naturale d'azioni sono diventate un sistema artificiale di pensieri. Si è fatto un culo incredibile perchè aveva capito una cosa. Che lui, così piccolo, per giocare con gli altri, doveva fare cose che gli altri non potevano nemmeno immaginare. Il tuo Platini nasce così. Deluso?'. 'Beh, non riesco a ricondurre tutto al culo che si è fatto'. 'Solo perchè lo hai visto quando ha smesso di farselo. E se lo facevano gli altri (ad esempio Bonini) per lui'..": pp. 42-44.

< IL CEREBALL>. "Io ce l'ho con quella forma d'evoluzione che classifico come un'evaporazione, una perdita di volume e di sostanza. Ce l'ho col tentativo di smaterializzare la vita della gente, di togliere concretezza e anche verità..Riducono tutto a un esercizio di stile. Aria fritta. Non è per cadere sul solito calcio, ma scommetto che se vai a una partita di pulcini li vedi tutti giocare a testa alta. Non importa se poi inciampano nelle zolle e quando arriva il pallone lo ciccano. Per quei poverini quel che conta non è correre dietro a un pallone, ma è correre dietro all'illusione del genio, ovvero giocare al Platini, non quello vero del Gioann Brera ma quello etereo e finto, il tuo, caro Pepi'. 'E se fosse un modo nuovo d'intendere il calcio?'. 'Benissimo. Non lo chiamiamo più calcio però. Inventiamo un nome nuovo. Così su due piedi ti posso dare un cereball' [dalla radice 'cere' da: 'cera', 'apparenza': ossia una versione del calcio basata sull'apparenza, in contrapposizione al nucleo fatto di lotta e fatica]. 'La differenza tra football e cereball?'. 'Nel nome football c'è il piede ma il gioco richiede cervello. Il cereball è solo pedestre' [banale, ordinario, di qualità poco pregiata, N.d.c.]. 'Quanti spettatori avrebbe una partita di cereball?'. 'Le mamme dei calciatori. Le fidanzate inventerebbero una balla e andrebbero in camporella con quelli di terza categoria che giocano la domenica mattina e hanno tutto il pomeriggio libero'. 'Cornuti quindi?'. 'Non gli interessa. L'importante è non sudare, non rovinare la messimpiega e sentirsi realizzati. Non fa niente se intanto si travisa il gioco e si perde il gusto per la lotta che invece è l'essenza di tutto lo sport. Se c'è un contrasto tirano indietro il gambino, come se fosse patrimonio dell'umanità. E le mamme sono tutte contente perchè pensano d'avere bimbi intelligenti che giocano a testa alta, non prendono calci e non corrono come muli'..": pp. 48-49.

<I GENI DI BERGAMO A CONFRONTO CON QUELLI DI FIRENZE> "..'Il primo è il Ganassa, l'Alberto Ganassa. L'inventore di Arlecchino. Anzi, Ganassa è Arlecchino. Il padre della comèdie italienne è lui. Era partito da un paesino della Val Brembana. Aveva una compagnia che prima ha girato in Italia e poi ha fatto tutta l'Europa. Recitavano solo in bergamasco. Era a Parigi a metà Cinquecento ed è diventato una celebrità. L'hanno chiamato a recitare davanti al re di Francia. Di sicuro l'ha visto anche Montaigne. E dopo averlo visto sai cosa scrive nei suoi Essays? Scrive che un'idea chiara può esser espressa in qualsiasi modo. Anche a gesti o in bergamasco...Caravaggio è inutile parlarne. Moroni, Giambattista Moroni, lo conosci?..I Palma? Il Cariani? E Fra' Galgario ti va bene? Col ritratto, ci prendeva mica male anche lui. Vallo pure a cercare in tutta Europa, e trovami nel Sette uno del suo livello. Fra' Galgario è cento anni avanti a tutti. E' modernissimo. Imposta una figura con quattro colpi di pennello, con altri quattro hai un personaggio che buca la tela. Dopo di lui non ci può essere più pittura. Dopo di lui c'è la fotografia...Se ti sembra poco Torquato Tasso..Fammi subito aprire una parentesi. I Tasso sono di Cornello, Val Brembana. Sono gli inventori del servizio postale. Avevano un servizio di diligenze che in due giorni ti portava una lettera da un capo all'altro d'Europa. 'Taxi', caro Pepi, viene da lì, da una famiglia di montanari bergheimer che s'è inventata la posta. Una cosetta che forse qualche effetto sulla storia dell'umanità e sulle abitudini della gente l'ha avuto. Con rispetto parlando, anche plù della Madonna del cardellino. Se lei me lo consente, inserirei Torquato Tasso e famiglia nella genial genia'..": pp. 67-68.