Andrea Aloi, Do di piede

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Andrea Aloi, Do di piede - Trentasette atti unici contro il calcio moderno, Roma, Editori Riuniti, 2001,pp.110. Aloi, torinese, è stato responsabile libri e cultura all'"Unità". Nel 1989 ha fondato con Michele Serra e Pergiorgio Paterlini "Cuore". Dal 1997 è caporedattore al "Guerin Sportivo". Ha scritto anche "Meteore 1". "Meteore 2" e "Meteore 3", edizioni Libri dello Sport

Il 'do di piede' è il colpo ad effetto, non sempre riuscito, ricuperato da Aloi nella memoria, in un tempo anteriore a quello del calcio - batteria di oggi.

 

In Inghilterra-Ungheria 3-6 (1953), un'autocarambola di Puskas. I prodigi balistici su punizione di Roberto Carlos. La rabona di Diego Maradona.

<Il dimmiti-dammiti-cuccurucù di Filippo Inzaghi> Che, come fa il torero ("Sfiorato dal toro, il torero coniuga il picco della presenza al massimo possibile d'assenza: immobile accanto alla bestia per contratto, senso dell'onore e istinto di conservazione") "attira l'avversario e della contiguità non avverte la molestia, se ne ride incollandosi al mastino: lo vedrete fiorire d'arti mariuole, un artigianato furbescamente italiano": pp.25-26.
Il tunnel di Sivori: palla fra le gambe nemiche con tocchino di punta sinistra.
Il ceppo travestito da gamba nel tackle di Benetti.

<Il Salto della Rana di Chuautemoc Blanco> Due difensori allineati in orizzontale, superati in un colpo solo saltando a gambe giunte nello spazio libero fra l'uno e l'altro.

<La fase difensivo-attiva di Angelo Di Livio> In fascia destra, Di Livio dentro a Rui Costa e "corsa a siluro e leve frenetiche" di trenta, quaranta metri a dettare il passaggio. "Di Livio già pregusta la palla di ritorno. Seguirà come mille altre volte lo stop repentino e un breve rientro sui suoi passi per crossare [è più che un'istantanea, N.d.c.]. Oh peccato, Rui ha piroettato e scelto il lancio sulla diagonale opposta": p.57.

<Il destro-sinistro-destro di Jan Koller> Jan Koller, alto due metri e rotti, da ragazzo, quando arretrava non fermava l'uomo (in virata era più lento d'un rimorchiatore) e per il centrocampo mancava di spunto nel contrare. Finchè: 'Stai all'attacco, male che vada una testata la piazzi'. "Giorni e giorni di superlavoro col palleggio, estenuanti serpentine fra i birilli, controllo al volo della palla medica da diciotto chili, forse qualche nerbata inflitta dal trainer e era pronto il nuovo Koller": p.70.

<'La rovesciata in excelsis di Gigi Riva' in Vicenza-Cagliari (1970)>

<"L'inginocchio da te" di Paolo Rossi> Semifinale Italia-Polonia 1982. Al 28'st un cross decolla da sinistra e piomba in area piccola: la palla transita ormai bassa in mezzo ad azzurri che s'allungano verso la rete e polacchi desiosi di battere in senso opposto e che lasciano alla palla una possibilità su cento di giunger indenne, senza deviazioni, LA': Pablito non deve tuffarsi, s'inginocchia: un colpo di fronte, accuratamente materno: p.75.

<Il puro istinto di Moacir Bastos Tuta> "Fumiga il canal dietro il sant'Elena, stadio anfibio. E' nebbia, freddo malato di gennaio, giorno 24 del 1999..Venezia e Bari sono sull'1-1, score graditissimo alle due squadre. Ventuno calciatori. L'anima ventidue è Moacir Bastos Tuta, entrato al 77' in vece di Recoba..Spiovente spendibile, Moacir si fa sotto a spalti in disarmo, colpisce di testa strappando la ragnatela della perplessità: è gol nella partita data per sepolta.. All'uscita il libero pugliese De Rosa si avventa, lo spintona: 'cazzo hai fatto?'. Le cronache serali serviranno in video l'increscioso episodio da buona angolazione. Lo imbarcano di notte su una bananiera e Bastos Tuta svanì in una nuvola di compatimento. Coraggio, ragazzo semplice, da secoli a Venezia e negli Stati italiani il broccato nasconde lo stiletto, Bisanzio è solo un poco più sotto": pp.95-96.

<Poi c'era da dire (congedo)> "Dei rinvii al volo dei vecchi terzini..Dell'arbitro che viene avanti a falcatine seguito dai bandierini e dai ventidue e ogni volta è una messa..Degli oriundi anni sessanta e dei successivi miracolosi trisavoli..Di quando a Milano un sipario si scostava e entrava in tribuna l'antico Gianni Brera con la lobbia marrone e l'orologio da taschino e c'era spontanea deferenza..Dei ragazzi in cerchio che ascoltano palla al piede e dei più grandi che insegnano volendogli bene..Della speranza che tutto possa accadere di nuovo, rinascere da se stesso in qualche modo bello, e un'altra volta e un'altra ancora": pp.104-106.