Gianni Brera, L'arciBrera

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Gianni Brera, L'arciBrera - Italiani e italioti, pensieri e divagazioni varie, Como, 1990, Edizioni "Libri" della rivista "Como", Introduzione di Sergio Gervasutti, disegni n.t. di Alberto Bogani, Nino Lupica e Angelo Tenchio, Docenti dell'Accademia di Belle arti "A.Galli", pp.220

Il libro in alcune bibliografie breriane non figura, perchè edito da un "minore", cui era toccato per via d'amicizia ("..ho conosciuto Gianni Brera, 'con i piedi sotto il tavolo' nella sala mensa e sotto il naso una fumante pasta e fagioli. Un altro anello si è aggiunto - credo e spero - alla lunga catena dell'amicizia, talché mi sono ritrovato tra le mani le bozze ancora fresche di questo libro, con l'impegno di scrivere una breve introduzione": Introduzione, pag. s. n.).
E' suddiviso in: 'Argomenti e personaggi' (Letteratura e arte - Politica storia e costume - Lo sport): pp.3-110; e: 'L'Accademia di Brera': pp.115-217.
In un articolo su Brera (Repubblica 20-21 dicembre 1992), reperibile su Internet, Giorgio Bocca ha scritto: "..E di lui mi sono bevuto, copiandolo se ci riuscivo, le sue cose migliori che non erano le grandi cronache sportive e neppure i pur ottimi e misconosciuti romanzi, ma i suoi grandi racconti di caccia e di pesca sul "Guerin Sportivo" che non so per quale congiura della stupidità italiana nessun editore ha pensato di mettere insieme".
Nè è raccolta in volume (oltre la presente campionatura) la rubrica "L'Accademia di Brera", da lui curata su "Repubblica" continuativamente dal 1982 al 1992, a differenza degli articoli per la rubrica "Il club del Giovedì", tenuta sul settimanale "L'Europeo" dal novembre 1987 al 1988 e raccolta nell'omonimo volume.
Ne consegue che, salvo poche 'parentele' di singoli passi - la perdita dei regi stri leonardeschi affidati all'allievo Francesco Melzi; la fine di 'Oloferne' per mano del norcino; il don Lisander 'paolotto'; e qualche 'istantanea' dedicata a Gigi Riva - con altri testi, il contenuto di "L'arciBrera" fosse inedito al momento della pubblicazione.
Nell'articolo Bocca aggiunge: "Io pur leggendo le sue cronache e i suoi libri di sport..non l'ho mai pensato, non l'ho mai temuto o ammirato come un giornalista sportivo, ho sempre pensato a lui come a un Aretino, come a un Gadda per dire a un maestro della lingua".
Basti qui: "Prodigiosa New York". "Come volentieri, avendo qualche annuzzo di meno, riprenderei l'aereo per quella meravigliosa città! Vivendo a New York, ho capito l'arte astratta come non avrei potuto in nessun altro luogo della terra. A parte il Modern Art Museum, che allora ospitava 'Guernica', io mi sono trovato a fianco Piet Mondrian osservando i grattacieli di Manhattan già illuminati al crepuscolo. Le immense cime si disegnavano in apicchi qua e là interrotti da simmetriche fonti di luce. Via via che riuscivo a definirne i profili vertiginosi, Piet Mondrian mi appariva di statura sempre più misera, un semplice contabile dello spazio, direi anche un teorico senza fantasia..Nello snack sotto il mio albergo, alla VII,..rifiutai il burro e un signore in camice bianco seduto accanto a me strabuzzò gli occhi chiedendomi con interesse: 'Uai Jù ron gherr barrer?'. 'Se riuscissi a capire la vostra domanda, vi potrei rispondere in più lingue', spropositai mortificato. 'Ich wiederhole -sorrise l'uomo bonariamente- why you don't get Butter?'. 'Così va bene! D'ou venez-vous, monsieur?'. 'Aus Luxembourg' -sorrise ancora l'uomo. Ecco il mio fottuto destino, porca miseria!. Il Benelux aveva scelto quel modo astruso per vendicare Piet Mondrian. Ricorderò l'episodio in un romanzo intitolato 'Wop [immigrato italiano, N.d.c.] come me'": pp.178-179.