COPPA RIMET 1930-1970 - I MONDIALI IN BIANCO E NERO

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COPPA RIMET 1930-1970 - I MONDIALI IN BIANCO E NERO, Grafis Edizioni, 1990, pp.175

Gianni Brera, 'I Mondiali in bianco e nero', pp.7-9; Lorenzo Merlo, 'Mondiali in bianco e nero', p.13; Marco Pasi, 'I Mondiali e la comunicazione d'impresa', pp.14-15; Lamberto Cantoni, 'La fotografia e la lingua fondamentale dei tifosi', pp.16-17.

Da recensire questa volta, non scritti, ma fotografie sul calcio.

Il libro è il Catalogo d'una mostra, che origina dal fatto che nel 1981 la Canon, sponsor dei mondiali, spedì Lorenzo Merlo "in giro per il mondo per trovare materiale fotografico con il quale allestire una grande mostra che ponesse in correlazione calcio e società..Sono passati alcuni anni e proprio alla vigilia di Italia 1990 si è pensato di ri-proporre una parte delle immagini dell'archivio Canon": p.13. "..E' facile accorgersi come la forza iconica di queste immagini dipenda da una serie finita di configurazioni: 1) 'Il nodo'..si ottiene attraverso la condensazione e l'intreccio di forze vive determinanti (immaginate due atleti in una sequenza di gioco che li pone a contatto fisico); 2) 'Lo scatto': una scarica di muscoli conferisce all'atleta un assetto che iscrive nello spazio fotografico l'attimo della forza dinamica; 3) 'Il dribbling': è il momento tecnico forse più importante per l'occhio del tifoso: rappresenta il superamento dell'ostacolo...5) 'Il tiro': in certe foto, ma soprattutto nella realtà, rappresenta il momento della massima suspence..6) 'Il goal': al tiro cerca di rispondere il portiere; il momento di massimo godimento e giubilo interviene quando, malgrado l'ultimo difensore, si raggiunge la rete": pp.16-17.

Più immediata la lettura delle fotografie da parte di Brera.

Le mie preferite sono: nella pubblicità sul bordo della pedana nel concerto preliminare si legge che "lo Stockholms Tidningen" pubblica i commenti sul Mondiale 1958 di Gunnar Nordhal (foto citata anche da Brera).

Le tribune stipate nelle due finali: Montevideo 1930 e Stoccolma 1958: nella seconda in particolare (con l'obiettivo situato all'altezza del corner), le teste degli spettatori rivolte tutte contemporaneamente a sinistra, come nella ripresa (però figé) del pubblico d'un incontro di tennis.

"La testa nel pallone", 1938, coglie la frazione di secondo ottimale, un po' come Capa col milite della Guerra di Spagna che centrato s'arrovescia.

Parimenti insolita è: "Pelè e Facchetti si fronteggiano", 1970: dove c'è il piede, dovrebbe esserci il pallone e viceversa. Pelè, finito più avanti del pallone, sembra indotto o a incespicare col tallone, o a fare un retropassaggio colla pianta.

 

 

 

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