Aligi Sassu, IL GRANDE CAFFE’

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Aligi Sassu, IL GRANDE CAFFE’, Introduzione di Gianni Brera (pp.3-9), Nota critica di Giovanni Anzani (pp.11-17), XXV Tavole, Padova, Mastrogiacomo Editore Images 70, 1985, pp.60

‘Il grande caffè’: ultimato nel ’39, preceduto, ancor prima dei soggiorni parigini, da altri ‘Caffè’,  meditato ed elaborato per quattro anni circa, risalendo al ’36 l’intera stesura del dipinto (in cui mancavano solo le figure dei due tavolini in primo piano, aggiunti due anni dopo) e rimasto interrotto per tutto il ’37 e buona parte del ’38 a seguito della reclusione dell’artista per ragioni politiche nel carcere di Fossano.  

Quanto scrive Renato Guttuso nella presentazione del Catalogo: Sassu, Mostra antologica, Milano, Galleria delle Ore, 1959 [Giovanni Anzani, Nota critica, p.15] rispecchia, con altre parole, il pensiero di Brera sull’artista: “La questione essenziale per Sassu giovane era decidere la sua oscillazione tra mito e realtà, era ‘vestire’ quei suoi uomini nudi. Tutto il periodo è dominato in Sassu da quell’oscillazione, tra la spinta verso una generalizzazione atemporale [mito, Ndc]] e la necessità di parlare chiaro sulla vita e la realtà (a cui non erano estranee le sue convinzioni socialiste). Ed ecco che di tanto in tanto i suoi nudi giocatori di dadi, i suoi ragazzi, i suoi Dioscuri, vestono i panni dei ciclisti, calzano le scarpette dei pugili, oziano vestiti in giacchetta e cravatta nei caffè milanesi e parigini. I fondi di terra rossa diventano specchi, lampadari, velluti; gli smeraldini delle foglie dei boschi d’amore un velenoso ‘menta al selz’ nel bicchiere a forma di calice”[Ivi, p.15]. Brera surroga questo profilo col ritorno, tra Settanta e Ottanta, del tema dei “cavalli” berbero/sardi (“..Cavallini verdi e razzenti, cavallini d’un tenue rosa, di rossa baldanza, di cerulea bontà” [Gianni Brera, Introduzione, p.7]): “..Piuttosto, si rifà viva l’isola..Ed ecco, da corrusche nuvole, per ispirazione improvvisa ma inevitabile, il cavallo vero che fu degli antenati..Il cavallo emblematico dei re pastori è propriamente disegnato dalle nuvole e dal vento. La sua criniera ondeggia e si espande. Zoccoli come unghie d’ippogrifo rampano l’aria su sfondi apocalittici” [vedi: Gianni Brera, I ciclisti di Aligi Sassu - Disegni, Edizioni della Seggiola, 1985, p.15]