Gianni Brera, L’ANTICAVALLO

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Gianni Brera, L’ANTICAVALLO - Sulle strade del Tour e del Giro, a cura di Andrea Maietti, prefazione di Mario Fossati. Andrea Maietti, ‘Ad-Dio vecchio Giro, ad-Dio Gioann’: pp.269-278; Paolo Brera, ‘Bicicletta, riscatto dei poveri’: pp.279-288, Milano, Baldini&Castoldi, 1997, pp.288

L’anticavallo è la bicicletta, il cavallo del povero, almeno  quando vive in pianura. E’ il suo riscatto che ne ottenga una maggiore mobilità. L’inforca ed è in qualche modo al livello del marchese sul suo destriero, anzi, è più veloce. La marchesa Cigala Fulgosi, quando, invitata a una prova sui viali dei Boschetti, sibila: “in mezz ai mè gamb, de rob che stann minga in pée de per lor ghe ne vor minga”, difende il privilegio col disprezzo: ..L’immagine pornografica si addice al suo spirito coltivato a proteine e pregiudizi”: p.111.  

Nella presente edizione a cura di Andrea Maietti degli articoli per la “Gazzetta dello Sport” sul Tour 1949 e sul Giro 1976 il movimento è: dal costante aderire ai fatti - “..Il Tour mena la canicola a Parigi..Il numero dei vecchietti sulle panchine dei giardini municipali è aumentato per incanto”: p.19; “..Dai cinque metri sul mare di Spadafora (chilometri 156,4) si rampa bruscamente ai 265 di Gesso..”: p.140 - alla loro rielaborazione critica: “..Il Giro vive e rivive dei suoi fatti quotidiani, delinea il suo profilo traverso la più o meno logica successione di quelli..E purtroppo l’individuo pone sempre se stesso al centro di cose che sono sue in minima parte. I protagonisti gli sembrano degni solo se anche lui si sente partecipe delle loro gesta”: pp.208-209.

Con approfondimenti anche nella deontologia professionale: “..Inoltre, avrebbe un senso pignoleggiare sullo stile [dei corridori, Ndc]] se fosse possibile comparare l’azione dei protagonisti rivali nello stesso punto preciso: dovendo seguire tutti per poco, ora in discesa, ora in piano o in salita, mancano termini di confronto minimamente plausibili”: pp.162-163; e nella letteratura scientifica: “Magni gli pedala accanto rabbuiato e sorpreso. Non sa spiegarsi la delusione di ieri. E invece una ragione vi è e seria. Il giorno di riposo lo ha affaticato più della corsa. Perché? Semplicemente perchè tutti i corridori pacchiano come ingordi maialini e quando lavorano sodo smaltiscono tutto impegnando reni e ghiandole sudorifere. Quando, al contrario, riposano il lavoro di filtro e di eliminazione scorie tocca ai reni soltanto e sono dolori”: p.49.

Un capitolo, poi, a sé è il ritratto del suo maestro Carlo Bergoglio (Carlin): “..Ha tirato lui pure il suo carrello e se n’è accontentato imprecando. Lo sport e la professione lo hanno distratto quanto bastava a non fargli sentire il grave tradimento verso il proprio avvenire [d’artista, ndc]. E’ stato solo un grande giornalista, che non è certo merito adeguato alle sue straordinarie doti potenziali. Non è stato pittore famoso nella misura in cui avrebbe potuto se avesse avuto autentica cultura e, ripeto, se non fosse nato troppo povero per non essere anche modesto”: pp.217-219