AA. VV. - LA GRANDE BRIANZA

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Remo Grigliè, Luigi Gianoli, Gianni Brera, Alfonso Scotti, Luigi Boccaccini, LA GRANDE BRIANZA, fotografie di Lorenzo Lees, Enrico Magni, Massimo Tieghi, Milano, Istituto Editoriale Regioni Italiane, 1978, pp.499

Incipit fantasioso su una famiglia eccedente i confini domestici: in villa, presso un boschetto di carpini, da una carrozza marchionale scendono donna Giulia Beccaria Manzoni e il luetico contino Giovanni Verri [vero padre di Alessandro Manzoni, Ndc]

<I confini della Brianza> <I vini di Brianza> “Uve assai magre di zucchero, vinelli estenuati, però delicatissimi: pregi organolettici di  prim’ordine, che l’iniqua legge dei tagli meridionali riduce a pisciarelle indecenti..Magro il terreno, avari i suoi prodotti, altro non resta che ricoprirlo di fabbriche” pp.123-124.

<I Savoia. E una parola ben spesa per il controllo demografico> “Allogata di contraggenio nella villa del Piermarini, Margherita di Savoia parlava di ‘orrendi monsciaschi’: non le piaceva Monza. I brianzoli avevano il gutture bergamasco e una voglia innata di gozzo per mancanza di jodio e vitamine..Le guance incavate denunciavano cronica insufficienza di cibo..Se lanci quattro quaglie in una stoppaia, che può nutrirne due sole, le più deboli vengono subito cacciate con furentissimi becchi. Soltanto gli italiani non capiscono..e magari un don Lisander, pieno di figli, si guarda bene dall’assegnarne più d’uno ai genitori dei suoi protagonisti”: pp.132-133.  

<Operosità e intraprendenza> “Il brianzolo ha dentro tanto uranio [fonte d’energia, N.d.c.] da potersi fare un’atomica privata”.

<Gente di grinta, gente di sport> “L’Anzolén nazionale ci teneva, eccome, a figurare con Meazza e Piola: ‘I miei -mi ha detto- sono del Lecchese: ci chiamiamo Schiavio Stoppani’..Così, eccoci in tema: Schiavio come punta d’un esercito di pedatori nei quali rientra Meazza per il padre (i so de lu a eren brianzoeu), mentre la madre veniva da Mediglia, e dunque, el Pepp, riuniva in sé le due massime linee di sangue lombarde: la brianzola e la bassaiola”: p.443-444…Gli estri monzesi sono proverbiali: a esaltarli era l’antica prima divisione di calcio (che corrisponde all’attuale C, mescolata con la D): nello stesso girone figurava mezza Brianza. Qualcuno arriva a rimpiangerli, quei tempi: vuoi mettere un Monza-Seregno o un Lissone-Monza dei bei tempi? Adesso viene qui l’Avellino, o il Lecce, o il Taranto: e chi si diverte, anche a vederli mettere sotto?: pp.445-446…Ho sempre guardato ai rocciatori con il rispetto che si meritano gli ‘anormali’ (in senso ovviamente superiore). Faccio due nomi: Walter Bonatti, Andrea Oggioni: crederei volentieri alla metempsicosi e alla possibilità che trasmigri nei loro corpi insigni l’anima inalienabile di certi animali di montagna: non dico le aquile, chè sarebbe troppo facile, ma sì gli impetuosi camosci, gli scoiattoli dei boschi di conifere (i bosch negher della nostra gente), insomma, animali che non soffrono di vertigini”: p.447.

<Il Resegone> “Certi giorni d’inverno sono magici al confine nord-orientale della Brianza. Il Resegone si aderge come il dorso nodoso di un drago: la roccia azzurrina è striata da candide pareti di neve. La sua cresta dentata si oppone al sole che ne esalta il profilo con vivide aurore. Al tramonto, il rosso gli viene restituito più tenue, direi illanguidito di lontananza”: p.135