Molière - Il Misantropo, Tartufo, L’Avaro

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Molière - Il  Misantropo, Tartufo, L’Avaro, a cura di Gianni Brera: Saggio critico introduttivo: pp.7-18; Storia del teatro di Molière: pp.19-22; traduzione: pp. 22-136; bibliografia: p.139, Milano, Poligono Editrice, Collana Il  teatro nel tempo, 1947, pp.143

“..Molière è il giovane che esce ristucco [infastidito, Ndc]] dall’Umanesimo francese non ancora ben rifratto traverso gli ‘Essays’ di Montaigne..E’ questa l’epoca, in Francia, che si crea già, in reazione a Descartes, il clima idoneo per le folgorazioni sociali di Rousseau: si torna al vero..Ed egli vivrà quanto prima nei suoi personaggi, che sono popolo, sono uomini vivi e veri..Lungo, fruttuoso e penosissimo, a volte, il noviziato di Molière in provincia..Colui che Boileau definì il ‘Contemplatore’ trascorre interi pomeriggi ad osservare e ascoltare il popolo. Una poltroncina di barbiere, in Pèzenas, passa alla storia: ci si metteva Molière a studiare il suo prossimo. Gente di campagna, nobilotti e commercianti di provincia..E’ spesso più disprezzo, il suo, che voglia di celiare. Partito dalla farsa, le sue commedie di carattere non sono farse: semplicemente commentano un soggetto farsesco, con quanto di tragico o repellente o perverso è anche nel comico, anzi nel ridicolo..Tartufo, l’ipocrita, convince dapprima, riesce ad infiltrarsi e dominare. Ma son tali le sue malefatte, è tale la sua corruzione, che finalmente il suo reale volto si scopre ed egli da se medesimo si condanna..Alceste risolve il suo furore di misantropo in aperto disprezzo: lascerà il consesso degli uomini e se ne andrà lontano, dove almeno sia possibile vivere onestamente..Arpagone è l’avaro scientifico: l’uomo costituzionalmente grifagno e tutto proteso ad aumentare i suoi averi. Un infelice, in fondo, il cui vizio finisce per ricadere a suo danno. Arpagone, per risparmiare fieno e biada si rovina i cavalli; per negar soldi al figlio lo costringe a prender a prestito da usurai..A re Luigi, reduce dalla vittoria in Olanda, dedica l’ultimo suo lavoro, ‘Le Malade imaginaire’, l’ultima risata di Molière a tutte le cose serie della vita..Pochi anni dopo, all’uomo che i preti nemmeno volevano seppellire in terra consacrata, l’Accademia degli Immortali dedicherà un busto in marmo con queste parole: ‘Rien ne manquait à sa gloire, il manquait à la notre’”: pp.8-18