OSVALDO SORIANO, Pensare con i piedi

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OSVALDO SORIANO, Pensare con i piedi, traduzione di Glauco Felici, Einaudi, 1995, [@ 1994, Cuentos de los anos felices], pp.216

Soriano, esponente principe degli scrittori cui preme “quello che”, non “come lo" dicono, circoscrive anzitutto il focus, quantosivoglia dimesso, del ricordo/racconto: in “Il morto indimenticabile”, ad esempio, le esequie d’un amico d’infanzia, maggiore di lui d’una decina d’anni.

L’icasticità del ricordo, in sé, esclude l’impiego di “specchietti per le allodole” linguistico-formali.

L’adolescenza viene, al contempo,”ripensata” da lui, oggi adulto: non è credibile, infatti, che a un decenne siano parsi “prepotenti” le condoglianze “distribuite” da un conoscente del defunto, “delicata” la pioggerella o “gentile” il “tale”: ma proprio i termini: “delicata”, “tale“, “gentile”, “distribuendo”, ”prepotenti” innalzano - e non poco - la cifra stilistica generale.

“Si chiama Meteco il mio morto indimenticabile. Per me la sua vecchia Ford non finisce mai di rovinare giù da un precipizio di San Luis, sotto una delicata pioggerella che non desiste neppure quando andiamo, mio padre e io, al suo funerale. Ma com’è possibile che Meteco sia morto se sono quarant’anni che io lo porto in me, magro e alto come un lampione della piazza?

Appena mio padre si distrae mi avvicino alla bara che si trova più in alto della mia testa e un tale gentile mi alza per farmelo vedere, gonfio, pesto e con la cravatta stirata. La fidanzata entra, piange un po’ e se ne va, appoggiandosi a un’altra donna più vecchia. Qualcuno fuma, proprio sulla faccia di lui, altri bevono e ce n’è uno che entra nel soggiorno distribuendo condoglianze prepotenti e si abbandona tra le braccia della madre.”: p.27