Alberto Savinio, MAUPASSANT E L'"ALTRO"

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Alberto Savinio, MAUPASSANT E L'"ALTRO": pp.1-140 - con Venti racconti (Racconti "bianchi" - Racconti "neri " -  Racconti "della pazzia" ) di Guy de Maupassant, tradotti da Alberto Savinio e Anna Maria Sacchetti, @ Roma, Documento, Libraio Editore, 1944, pp.1-446

 


Nella critica, di qualunque mezzo espressivo,

non tollera un'erudizione fuori posto. Le chiede

chiarezza e umanità, qualità che sembrano facili

da raggiungere, ma che spesso sfuggono ai grandi

filologi.

[Mario Verdone, Alberto Savinio tra

pittura e spettacolo, in: Drammaturgia e

arte totale: l'avanguardia internazionale:

autori, teorie, opere, Roma, Rubbettino,

2005, p.197]


<Il perché dell'epigrafe apposta da Savinio:

"Maupassant: un vero Romano".

[Nietzsche: "Ecce Homo'"]>

"Le epigrafi sono poste in testa agli scritti, perché ne chiariscano in pochissime parole il contenuto: questa epigrafe di Nietzsche illumina effettivamente la figura di Maupassant, in quanto non si capisce che cosa voglia dire.

Non scherzo affatto quando lo dico. E aggiungo: la illumina per assurdo. La illumina tanto meglio, in quanto non si sa quello che Nietzsche abbia voluto dire dando del romano a Maupassant - e forse non ha voluto dire niente, come spesso accade a Nietzsche. Ma posso sperare di farmi capire dal lettore, se gli dico che si dice di più non dicendo niente?"


<Il padre>

"..Si è detto che Maupassant era figlio di Gustavo Flaubert. Questa voce poi è stata smentita, ma la paternità rimane. Ci sono più modi di essere padre. Escluso il modo zoologico, rimane quello morale, quello spirituale, quello intellettuale..

E Gustavo di Maupassant, il vero padre?..

Chissà perché? Più tiriamo fuori questo uomo dalla sua scatola di mistero, più egli stimola la nostra simpatia, ci piace, ci diverte. Diciamo la verità: Gustavo lo preferiamo a suo figlio Guy. Lo preferiamo soprattutto al binomio Flaubert-Maupassant, al figlio e al padre putativo, uniti nel comune sforzo di affondare lui nell'ombra..C'è in quel loro peso, in quel loro normandismo, in quel loro vercingetorismo, un che di stupido e di imprescindibilmente buffo. Noi che abbiamo in mente un tipo di civiltà molto matura, e in seno a essa un tipo di uomo supremamente civile, ossia che si è liberato del peso della forza e della lotta, della fede e della mèta, dei significati e dell'espressione, lo troviamo vicino a questo tipo di uomo 'senza peso'.

L'avvenire, ma che dico l'avvenire? l'immortalità è degli uomini leggeri, degli uomini senza peso..

Del resto questa leggerezza Gustavo di Maupassant la possedeva per diritto di sangue, perché la sua nonna era nata nell'isola di Borbone e anche lui, come Giuseppina di Beauharnais, era di sangue creolo. Il brunismo, anche nelle sue forme più attenuate, porta alla leggerezza. Strano a dire, la gravità lega col biondo: la gravità  e tutti i suoi derivati come la cocciutaggine, la ristrettezza del raggio mentale, l'ancoraggio ai principi. I bruni sono più leggeri dei biondi, diversamente da come illude l''angelismo' dei biondi. Gli angeli invece dovrebbero essere addirittura negri, se l'angelo è l'uomo leggero 'come l'uccello' che vive nel canto e nella danza. Che di più angelico diGreen Pastures? [Verdi Pascoli, celebre commedia (1930) del drammaturgo statunitense Marc Connelly, sulla vita dei negri negli stati del Sud]. Mi dispiace per la tinta che prende il paradiso, ma il paradiso più suadente che ci è stato mostrato finora, il veramente significativo Eden è il Paradiso dei Negri; mentre i grassi e pesanti angeli biondi, grevi di calcoli e di assurdità dietro le loro spesse lenti da miopi, studiano la materia, sono immersi nella materia, puzzano di materia, e perfezionano di giorno in giorno i loro sogni pesanti e sanguinari."


<La madre>

"..Varie sono le ragioni perché l'amore di un figlio supera talvolta la media dell'amore che i figli hanno per la madre. Una di queste ragioni, nel caso dell'eccessivo amore che Maupassant aveva per sua madre, abbiamo individuata nella condizione di isolamento in cui Maupassant era stato messo dalla sua qualità di uomo carnale. Un'altra la possiamo trovare nella sua 'mancanza di padre', che gli fa dare a sua madre anche l'amore che avrebbe dovuto dare al suo Gustavo di padre..

Laura di Maupassant è stata madre per suo figlio Guido e assieme padre. Essa nacque a Rouen in quell'anno 1821 che fu così pieno di fato per l'indipendenza dei popoli europei.

Qualche lettore tenuto al guinzaglio dall'abitudine domanderà: 'Ma questo che c'entra?' Il nostro procedimento letterario, antimichelangiolesco per eccellenza, cerca di circondare ogni oggetto dell'ambiente più ricco, più completo, più 'inaspettato'. Si tratta, per mezzo di altre cose e di cose diverse, di far conoscere la cosa meglio che si può, illuminarla con la luce più intensa, penetrarla più profondamente. Il passo letterario è per noi un camminare sulla corda. Questi riferimenti, queste equivalenze, queste analogie che noi poniamo ora a destra ora a sinistra della nostra via, hanno lo scopo di mantenerci in equilibrio: hanno la funzione per noi che il bilanciere e le braccia tese lateralmente hanno per l'equilibrista che cammina sulla corda. Il 1821 è il simbolo di quel movimento liberista che a poco a poco portò l'indipendenza ai popoli oppressi dell'Europa: prima alla Grecia, più tardi all'Italia, infine alla Polonia, Che il 1821 sia anche l'anno di nascita della madre di Maupassant, non fa dimenticare il principale significato di questa data: anzi lo richiama. Accostando i due fatti, il fatto minore si giova della luce del fatto maggiore e rivela una fisionomia più significativa e complessa.".