Alberto Savinio, ALCESTI DI SAMUELE E ATTI UNICI

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Alberto Savinio, ALCESTI DI SAMUELE E ATTI UNICI, Note, pp.301-358, di Alessandro Tinterri, Milano, Adelphi, 1991, pp.1-258

 


ALCESTI DI SAMUELE

Scritta tra il 1947 e il 1948, edita da Bompiani nel 1949 e messa in scena nel 1950 da Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano.


Personaggi

Teresa Goerz

Dottor Paul Goerz, suo marito

Frankin Delano Roosvelt, ex Presidente degli Stati Uniti d'America

L'Autore, 55 anni, è calvo e porta occhiali

Il Direttore del Kursaal dei Morti


Nell'ottobre 1942, critico musicale in un quotidiano di Roma, alle prove dell'opera d'un allievo di Schoenberg, in platea, fa la conoscenza di Paul Goerz, editore dell'opera venuto apposta dalla Germania, cui, pochi anni prima, era stato ingiunto di divorziare o di d'abbandonare la direzione della casa editrice, avendo egli per moglie un'ebrea, la quale, annegatasi nell'Isaar per liberarlo, gli fa balenare l'analogia tra quella morte e quella di Alcesti, che nella tragedia euripidea dà la vita per lo sposo.

Il ruolo di Ercole, che là, venuto a conoscenza del lutto che ha colpito la casa di Admeto, s'offre di scendere fra i morti per riprendere Alcesti e restituirla a suo marito, è svolto qui da F.D.Roosvelt, che scende - come, oltre ad Ecole, "Orfeo, Teseo, Enea, San Paolo, Dante" - al Kursaal dei Morti, cui sono ammessi - lì ospitati finché abbiano finito di morire - solo i morti di riguardo, i morti illustri, che "non riescono a morire se non quando è sparita la traccia che la loro personalità - quanto più compatta, tanto più lenta a disgregarsi - ha lasciato quassù.".

Teresa, giunta accompagnata dalla Morte - "TERESA: Terribilmente vendicativa. E non lascerà impunito questo più orrendo e assieme più stupido dei delitti. Perché mi hanno riportato in vita? Perché?" - che "toglie di mezzo" Roosvelt e Goerz, fa ritorno al Kursaal dei Morti.


Le saviniarie

"..L'idea cristiana è o troppo debole o troppo forte. Bisogna perfezionarla. Portarla di là dall'amore. Di là da se stessa. Portarla all'indifferenza, questo più cristiano dei sentimenti."


"..ROOSVELT Lei poco prima ha detto che sono morto.

AUTORE Infatti.

ROOSVELT Allora com'è che sto qui vivo?

AUTORE Gliel'ho detto perché qui è a teatro.

ROOSVELT Me l'ha detto. Ma in che modo il teatro modifica la mia qualità di morto?

AUTORE Anche questo le ho detto. Il teatro ha questa facoltà, di completare quello che la vita lascia incompleto."


"..AUTORE Non sarà piuttosto che nelle sue 'condizioni' [quelle di "uomo metà vivo e metà morto", ndc] si perde il senso del passato e del futuro? Che il presente assorbe gli altri tempi?

ROOSVELT Sarà..Anzi è. Non so di essere stato. Ignoro egualmente di dover essere. Sono. Ecco tutto.

AUTORE Si è tolto di dosso due grandi cause d'infelicità: ricordo e attesa. E' felice.

ROOSVELT Neanche questo so.

AUTORE Felicità piena dunque. Non percepibile oggettivamente. Felicità pura."


"GOERZ Questa è una porta. Una sacra porta..(a Roosvelt) E' la porta davanti alla quale lei, signor Presidente, aspetta colei che lei stesso ha sottratto alla morte, e sta per restituire a suo marito e ai suoi figli.. (all'Autore) E' la porta davanti alla quale lei aspetta..(Goerz s'interrompe, come se avesse detto una parola sbagliata. Pausa).

AUTORE Perché non continua? Sono anch'io fra coloro che aspettano. Sono anch'io fra coloro che aspettano la signora Goerz. E non solo aspetto la signora Goerz, ma aspetto le donne: tutte le donne. E non solo le donne ma aspetto gli uomini: tutti gli uomini. E non solo aspetto gli uomini e le donne, ma aspetto le cose: tutte le cose. E aspetto i pensieri. Tutti i pensieri. E aspetto le idee: tutte le idee. E aspetto tutte le parti e le particelle della vita. Aspetto tutto quanto è. (Abbassa la voce) E aspetto - cerchi di capirmi bene: aspetto anche quello che non è; aspetto quello che non è, per far che quello che non è, sia. Ha capito? Io forse sono l'uomo che più aspetta. L'uomo più in attesa. L'uomo più aperto a ricevere. Più ansioso di ricevere. Più profondamente bisognoso di ricevere. E anche, che è lo stesso, anzi è complemento di ricevere, senza di che ricevere è vano: sono l'uomo più bisognoso di dare: dare, dare, dare."


"..AUTORE Ci sono errori che illuminano. Io direi anzi che soltanto gli errori illuminano. Il giusto invece, il perfetto, tutto ciò che è tenuto per giusto e perfetto, intorbida e abbuia per quell'illusione di verità che sparge intorno."


"..AUTORE Presente per me è solo quello che io vedo, quello che io sento, quello che io posso toccare. Nient'altro."


IL SUO NOME

Scritto nel 1945, apparso sulla rivista "Maschere" del giugno 1945, pp.208-211, messo in scena da Ubaldo Parenzo al Piccolo Teatro di Verona il 18 gennaio 1948.


Personaggi

Lodovico

La fidanzata di Enrico


Atto unico ispirato al finale del romanzo breve "Cuore di tenebra" di Joseph Conrad.

In entrambi, il personaggio che consegna alla fidanzata dell'amico morto lontano "in riva al grande fiume" le lettere da lei indirizzategli, alla richiesta di riferirne le ultime parole, ha ritegno a citarle testualmente.

Marlow risponde: Il suo nome, mentre esse erano state - "..Egli  aveva tirato le somme - aveva giudicato. Era un uomo notevole. Dopo tutto, quella era l'espressione d'una specie di credo; aveva del candore, aveva della convinzione, aveva una vibrante nota di rivolta nel suo bisbiglio, aveva il volto spaventevole d'una verità intravista, una strana mescolanza di desiderio e di odio.: J.Conrad, "Tutti i racconti e i romanzi brevi", Milano, Mursia,1983, p.364" -: "Che orrore! Che orrore!"


LA FIDANZATA DI ENRICO  Il mio nome..Ecco: io chiudo gli occhi, e lei che gli era vicino..Lo dica! Lo dica!..Come se fosse lui..

LODOVICO Non disse quello..

LA FIDANZATA DI ENRICO E quale allora?

LODOVICO L'altro.

Lodovico ha ritegno a pronunciare il "cognome indecente" - "..        Chiappadoro!..Chiappadoro!..Capisci? Uno che muore col nome Chiappadoro sulle labbra!" - di lei.


LA FAMIGLIA MASTINU

Adattamento teatrale del racconto: 'La famiglia Mastinu ovvero Morte ammazza noia', in: "Casa 'la Vita' e altri racconti", Adelphi, pp.702-713, apparso su "Sipario" nel giugno 1948, andato in scena a Genova, Compagnia del Teatro della Tosse, musiche di Bruno Coli: Nota 6, p.351.


La morte della nonna in una famiglia piccolo borghese - personaggio a se stante, portavoce dell'autore, l'Orologio -

tanto ottusa che il figlio Michelino, encefalitico "è il solo che parli con la voce della verità."


EMMA B: VEDOVA GIOCASTA - Monologo

Interpretata la prima volta da Paola Borboni al Teatro Valle di Roma il 20 marzo 1952.


E' certa - anche se mai avanzata - l'affinità col più bel racconto - "Domani" - di Conrad.


Il figlio da tre lustri lontano di Emma B., che, annunciato per lettera il suo arrivo - "..Si avvicina all'armadio.

Qui, mio figlio. Dentro questo armadio. Qui, la storia di mio figlio.

Apre i due battenti dell'armadio. Lentamente. Con profondo rispetto. Come la porta di un santuario.

L'intera storia di mio figlio: dal primo giorno della sua vita al giorno che se ne andò..

Ricostituivo mio figlio. Il figlio di cui io potevo disporre. Lo ricostituivo per mezzo dei suoi abiti. Ogni giorno. Qualche volta più volte al giorno. Ora è finita. Vivo sarà, qui." - che non tornerà.


Il figlio atteso dal capitano Hagberd, che, non riconosciuto dal padre "che urlava la propria fede in un imperituro domani", riparte, lasciando - "Quei Gambucinos erano così: un bacio e via." - Bessie Carvil, la giovane confinante cui il capitano Hagberd aveva promesso il figlio, quando fosse tornato, "con le spalle contro il muro, sfinita come se fosse stata gettata lì dopo una tempesta o un naufragio.": J. Conrad, Op. cit., pp.520-541.