Joris-Karl Huysmans, LAGGIU'

Stampa

Joris-Karl Huysmans, LAGGIU', @ Parigi, Tresse & Stock, 1895, traduzione e Prefazione, pp.7-14, di Carlo K. De' Medici, Milano, Dall'Oglio editore, 1951, pp.1-360

 


Passa per "romanzo maledetto".

A cominciare dall'a volte ingannevole traduzione del titolo come: "Nell'abisso", che fa pensare a un baratto con Satana della propria anima, ma che, nel testo originale, ha solo una valenza storico-temporale: "..- Sapete che cosa mi viene in mente? - disse Des Hermies, fissando il campanaro. - Penso che dovreste elaborare un volume di cose sacre, oppure un sapiente in folio sui blasoni.

- Perché?

- Ma perché siete così lontano dalla nostra epoca e così fervente ammiratore di tutte le cose che l'epoca nostra ignora o disprezza, che ciò v'innalzerebbe ancora di più. Voi siete, amico mio, l'uomo che la generazione nostra non riuscirà mai a comprendere. Suonare le campane, adorandole, e darsi alle arti disusate del Medioevo, oppure ai lavori monastici dei santi…Ma ciò sarebbe completo, così perfettamente fuori di Parigi, così superbamente nei 'laggiù' [virgolettato n.t.] lontani delle età remote!": p.353.

"Laggiù" non è più maledetto di "Controcorrente", in cui le eccentricità, nel suo buen retiro, di Des Esseintes, arrivano a incastonare nel guscio della sua tartaruga gemme, il cui peso la uccide.

I personaggi del romanzo sono inattaccabili sotto il profilo religioso, a cominciare dal "rigido cattolicesimo" del campanaro di Saint -Sulpice di Parigi, Caraix: "Invano scrutava l'alto della torre; pareva che non ci fosse alcuno. Finì tuttavia per intravedere una gamba lanciata nel vuoto che abbatteva, ad intervalli regolari, il pedale di legno attaccato sotto la campana, e scorse infine il campanaro, sdraiato quasi sulle travi, aggrappato a due ganci di ferro, che si dondolava sopra il baratro, gli occhi al cielo.

Durtal rimase stupefatto, poiché mai aveva veduto in vita sua un pallore tale, né un volto così sconcertante. Quell'uomo non aveva il colorito cereo dei convalescenti, né la carnagione opaca delle ragazze profumiere, alle quali gli odori intaccano e scoloriscono il derma: non aveva neppure la carnagione polverosa, grigiastra, dei macinatori di tabacco da fiuto. Quell'uomo era livido, esangue, come lo erano i prigionieri nel Medioevo: aveva insomma il colorito, oggi sconosciuto, degli uomini internati per sempre, fino alla morte, in una cella umida e gocciolante, nelle nere segrete prive d'aria, negli atroci 'in pace' sotterranei dei monasteri.

L'occhio era azzurro, prominente, sferico come quelli affaticati e gonfi di lacrime dei mistici: occhio però che era in singolare antagonismo coi baffi, rigidi, smargiassi, alla 'Kaiserlich'. quell'uomo era insomma contemporaneamente marziale e dolente, quasi indefinibile.": p.51; " - Guardate i libri? - disse Caraix, che aveva seguito con lo sguardo Durtal. - Bisogna esser indulgenti. Non posseggo che i cosiddetti ferri del mestiere.

Durtal si avvicinò. Quella biblioteca pareva esser composta in massima parte di opere sulle campane. Lesse qualche titolo. Sopra un antichissimo e magro volume in pergamena, decifrò un titolo scritto a mano, color ruggine: De Tintinnabulis di Gerolamo Magius (1664); poi alla rinfusa una Raccolta curiosa ed edificante sulle campane della Chiesa di Giovanbattista Thiers, curato di Champrond e di Vibraye, un pesante volume dell'architetto Blovignac, un altro, meno grosso, intitolato Saggio sul simbolismo della campana, d'un prete del clero parrocchiale di Poitiers, una Notizia dell'abate Barraud, infine tutta una serie di volumetti in brochure di carta grigia, senza titolo.

- Tutto questo è nulla - disse Caraix con un sospiro. - I migliori mancano: il De Campanis Commentarius di Angelo Rocca, ed il De Tintinnabulo di Percichellius; ma, che volete, è roba rara, e poi così cara quando s'ha la ventura di trovarla…": p.56.

Il tema delle campane (che assumerà, per voce del Rev.Plomb, modi più mieiosi in. "La cattedrale", 1898: " - Come gli edifici che esse sormontano, le torri quasi sempre sono situate a un'altezza dominante la città e spandono intorno ad esse, come una semenza nel terreno delle anime, le note sciamanti delle loro campane, ricordano ai cristiani, con quell'aerea predicazione, e con quel rosario sgranato di suoni, le preghiere che essi devono recitare, i doveri che hanno da compiere; e, in caso di bisogno, suppliscono presso Dio all'indifferenza degli uomini attestando che non lo dimenticano, lo supplicano con le loro braccia tese e le loro preghiere di bronzo, compensano, per quanto possono, tante preghiere umane forse più vocali delle loro.": ivi, p.107), ha una declinazione più umana in bocca al campanaro: " - Però quanto è decaduta, in questi ultimi tre secoli, l'arte del fonditore di campane! Per quale ragione, non saprei: forse perché, nel Medioevo specialmente, usavano gettare nel metallo in fusione gioielli e ori, modificandone di conseguenza la lega; forse perché i fonditori non implorano più sant'Antonio eremita quando il bronzo sta bollendo nel crogiuolo. Chissà? Fatto sta che le campane oggi si buttan giù alla grossa. Hanno perciò tutte delle voci senz'anima, dei suoni identici. Oggidì le campane sono semplicemente servette docili ed indifferenti, mentre una volta erano qualcosa come le antichissime fantesche che facevano parte della famiglia e ne dividevano fedelmente gioie e dolori. Ma tutto ciò non ha più importanza né per il clero né per i fonditori, perché queste devote ausiliarie del culto non rappresentano più alcun simbolo.": p.168.

Altri personaggi sono: il medico Des Hermies, l'astrologo Gévingey, già alle dipendenze dell'imperatrice Eugenia, che vive estraendo oroscopi, e il dottor Johannès, guaritore d'individui colpiti per via magica, tra cui Gévingey.

Rientra nell'ortodossia anche il tema dell'incubato e del succubato [gli incubi sono spiriti maschi capaci di accoppiarsi con le donne, i succubi spiritesse che fanno con l'uomo peccato carnale, ndc.] : " - Lo so - disse Durtal. - Ed è questo appunto che mi fa orrore. So anche che esiste il dogma indiano della trasmigrazione delle anime erranti dopo la morte. Queste anime disincarnate vagabondano fino al giorno in cui si reincarnano, e pervengono così, di avatar in avatar, alla completa purezza. Ebbene, a me pare che il vivere una volta sola sia già più che sufficiente. Preferisco il nulla, il salto nel vuoto, il nero abisso, a tutte queste metamorfosi. In quanto poi all'evocazione dei morti: no, no…Il solo pensiero che il salumiere lì sull'angolo possa costringere l'anima di Hugo, di Balzac, di Baudelaire a venire da lui per far quattro chiacchiere, mi metterebbe, se ci credessi, in un tale stato che..Ah no! Il materialismo, per quanto abbietto, è ancora meno vile.": p.174;  "Gévingey tacque per un attimo; poi: - E, credetemi, ho vegliato; ed all'alba (ci si vedeva, ve l'assicuro) il succubo è venuto, irritante e palpabile, tenace. Fortunatamente mi sono ricordato certe formule di liberazione: ciò che non toglie, però..Infine sono corso, il giorno stesso, dal dottor Johannès di cui v'ho parlato prima; ed egli m'ha tosto liberato, spero per sempre, dal malefizio

- Se non temessi d'esser indiscreto, vorrei chiedervi com'era quel succubo del quale respingeste l'attacco.

- Ma…- rispose esitando l'astrologo. - Era come sono tutte le donne nude….

- Il buffo sarebbe stato se avesse anche preteso l'obbligatorio regaluccio: la tradizionale marchetta! - osservò Durtal, mordendosi le labbra per non ridere.": p.182.

Come pure quello del Regno del Paracleto: " - San Giovanni dà pure questo annunzio nell'Apocalisse, che è il vangelo del secondo avvento del Cristo - disse Caraix - Il Cristo verrà, e regnerà mille anni..

- Ma vediamo un po' - disse Durtal. - Io mi ci perdo. Da una parte, voi annunziate la venuta dello Spirito Santo; dall'altra l'avvento glorioso del Cristo. Questi due regni, come verranno? Simultanei, o successivi l'uno all'altro?

- Bisogna distinguere - rispose Gévingey - la venuta del Paracleto dal ritorno vittorioso del Cristo. L'una deve precedere l'altro. Bisogna prima che la società sia ricreata, purificata, incendiata dalla terza ipòstasi, dall'Amore, affinché Gesù possa discendere, come promesso, e regnare sui popoli fatti a sua somiglianza.": p.329 e p.334.

i capitoli IV, VI, VIII, XI, XVI, XVIII su Gilles de Rais confluiranno in: "La magie en Poitou - Gilles de Rais" (1899).

Durante la sua breve relazione con Durtal, Giacinta, sposata Chantelouve ( " - Erba ruta, foglie di giusquiamo e di datura, solanacee secche e mirra: i profumi graditi a Satana, nostro signore.": p.311) lo fa assistere a una Messa nera, celebrata dallo spretato Docre, da cui "sopraffatto dal disgusto, mezzo asfissiato, Durtal volle fuggire.": p.314.