Viola Paszkowski Papini, LA BAMBINA GUARDAVA

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Viola Paszkowski Papini, LA BAMBINA GUARDAVA, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1956, pp.!-142

 


Trentasei spunti memorialistici, accomunati dal "tu dedicatario" al padre nel 1955 ormai malato, della figlia primogenita di Giovanni Papini, relativi a pittori (Viani, Rosai, Spadini), scrittori (Palazzeschi, Cicognani, Prezzolini, Soffici), poeti (Mazzoni, Campana, Ungaretti), compositori (Pizzetti), critici letterari (Pancrazi, De Robertis) e editori (Attilio Vallecchi) .


"..Con quelle scapole alte, convesse, quel viso incolto come stoppia dove tentino rifiorire pianticelle selvatiche moveva quella faccia terragnola in espressioni fanciullesche o comiche. Tu interrompevi volentieri di scrivere per conversare con lui. Ritrovavi in lui il fiorentino antico, e quel parlare sboccato, beceresco e genuino ti riportava in faccia il tuo popolo. Le vostre conversazioni non erano di intellettuali ma di artisti schietti che rievocavano tipi, luoghi, usanze e pietanze della loro Firenze e di San Frediano in specie.". [Ottone Rosai]


"La mamma decise di farci passare a Cresima, e alla nonna venne in mente di mandarci a studiare il catechismo da una tua vecchia zia chiamata Italia che, ormai isolata dalla morte di tutti i suoi coetanei, viveva con un'amica vecchia quanto lei, all'ultimo piano del palazzo arcivescovile di piazza del Duomo, affittato soprattutto a canonici e alti prelati..

Ci lasciavi con quelle pie donne, che per più di un'ora di seguito ci facevano le domande del catechismo. Quando d'improvviso le loro voci s'accaloravano in un eccesso di fede, la cagna che sentiva dire: - Chi ci ha creato? - apriva gli occhi sorpresa, credendo che avessero detto a lei e rivolgeva a loro uno sguardo prima incerto, poi pieno di compassione.". [La zia Italia]


Dopo "l'insolazione che t'eri buscata restasti al buio per due giorni, mi pare, poi, sempre in letto, ripigliasti a leggere. In uno di quei giorni..io traversai la tua camera e tu mi chiamasti: - Viola - dicesti con un tono d'orgoglio commosso: - Finalmente è nato un altro scrittore; è un giovane che si chiama Alberto Moravia. Férmati, che ti leggo queste pagine. - Rimasi lì ritta, ipnotizzata ad ascoltarti. Era la descrizione d'una donna sola seduta al tavolino d'un caffè di città, ma non saprei dirti che titolo avesse quel libro. Quel momento m'è rimasto però così impresso, che potrei minuziosamente descriverlo, tanto l'ho fotografato dentro." [Bruno Cicognani e il lupo]